Eighty Blues 6 ovvero non si esce vivi dagli anni '80 parte 6

Ho ripreso la serie di storie e pensieri intitolata Eighty Blues ovvero non si esce vivi dagli anni ’80, partendo da Milano con la fanzine Zero Zero, ideata in gran parte da Giacomo Spazio. A Milano, fra i tanti studenti, c’è chi sente la voglia di esprimersi suonando e disegnando: ecco la sesta puntata con le parole di Zop, che ci racconterà della sua voglia di fare qualcosa di diverso, di esprimersi con quello che ha sottomano e di sentire l’urgenza di farlo. E come? Disegnando e suonando.
Siamo a Milano, nel 1985 al liceo classico Carducci.

Un ricordo degli anni Ottanta

di Zop

Metal Hurlant raccoltaSono gli anni Ottanta. Ho tanta voglia di musica e fumetti. Ma per me “musica” significa solo un certo preciso tipo di musica, e “fumetto” significa solo un certo preciso tipo di fumetto.
Nell’aria si filosofeggia che siano le due facce di una stessa medaglia, attraversate dallo stesso spirito di ribellione e creatività, chissà poi perché. In edicola ci sono riviste a fumetti di nuova concezione legate anche alla musica, si chiamano Totem, Pilot, Metal Hurlant e traducono soprattutto autori francesi: Bilal, Caza, Jean Giraud più noto come Moebius… Non ci sono le graphic novel, c’è il fumetto d’autore. In Italia c’è Paz (Andrea Pazienza) o Milo Manara, che produce ancora storie impegnate come Lo scimmiotto o Le avventure di HP (che sta per Hugo Pratt).

Frequento il liceo classico Carducci di Milano, che è una scuola bene, ma mi sento un ribelle. Scarabocchio sulla Smemoranda, disegno tavole con le mie storie geniali che sogno un giorno di pubblicare. Mi chiamano tutti zop e vorrei essere Paz.

Strimpello la chitarra. Male. Malissimo. Ma non fa nulla. Sogno lo stesso di essere su un palco a suonare e cantare, ameno una volta nella vita.

Ogni tanto pubblico qualche vignetta sulla rivista della scuola, il ciclostilato Sepolti vivi. Ci sentiamo sepolti vivi al Carducci, e quel nome richiama, cinicamente, la tragedia di Alfredino Rampi. Dopo due o tre numeri il giornalino chiude. Rinasce qualche tempo dopo con più fortuna e spessore con un altro nome e formato: Neopolis.

Caricatura di Mangelli di ZopUn giorno, al collettivo studentesco si decide di organizzare un grande concerto nell’aula magna. C’è uno di terza che ha agganci con un gruppo punk del Virus, uno dei peggiori centri sociali della città. Peggiore vuole dire fico. Si candida anche un gruppo della scuola, gli Effetti collaterali. Però loro suonano davvero, sono bravi e sanno persino leggere gli spartiti. Poi c’è Marco Mangelli, che storpiamo spesso in Mangiolli. Lo conoscono tutti a scuola, al basso è un dio, praticamente un professionista, e suona con altri bravissimi. Mi ha insegnato lui a fare i primi accordi, e io gli ho fatto un ritratto-caricatura che hanno pubblicato sul giornalino.

Anche io sono conosciuto da tutti, sono uno di quelli che fa casino e non passo inosservato. Voglio suonare anche io in quel concerto.

Qualche giorno dopo ne parlo al mio amico Ghillo che frequenta un istituto grafico e mi propone di creare appositamente un gruppo. Dice che farebbe volentieri il batterista.

Ghillo non ha mai suonato la batteria in vita sua, ma corre a comprarsene una e la piazza in un angolo in un magazzino della ditta del padre. Di fronte a una batteria vera e a un concerto, si aggrega anche Luciano, che sa strimpellare e ha il sogno di fare l’attore. Salire sul palco è qualcosa che gli scorre nelle vene. Anche lui è uno che spicca al Carducci. Canta e suona la chitarra molto meglio di me. Come tutti del resto. Però io sono anche un autore: ho appena composto un pezzo di rock demenziale che si intitola “Mia nonna si fa le pere” ispirato allo stile degli Skiantos. Consiste in un testo scritto a mano su un foglio bianco con sopra annotati gli accordi, un giro di Mi. Glielo accenno. È fatta!

Locandina Jack Tripper di ZopPropongo di chiamarci i Jack Tripper. Suona bene, è il protagonista del mio telefilm preferito, uno che vive con due donne. Gli altri due ne sono entusiasti, nessuno può trovare un nome migliore e di migliore auspicio.

Torno a scuola e chiedo agli organizzatori di farci partecipare. Mi dicono che i giochi sono fatti e non si può più. Rispondo che facciamo solo tre pezzi, possiamo aprire e toglierci di torno dopo 10 minuti senza influire troppo sulla scaletta. Mi dicono che non ci hanno mai sentiti suonare e non diamo garanzie. Mentre le cose si mettono male e tira aria di rissa, passa di lì Mangiolli che sentenzia un “si può fare”. La sua parola è la migliore garanzia musicale possibile, in quella scuola. E così ci mettono nel cartellone e mi precipito a disegnare una locandina con cui tappezzo i muri del liceo.

Siamo solo in tre, come i Police. A dire il vero ci manca il basso, ma pazienza. Una batteria, due chitarre e nessuno che sappia suonare. Dopo i Sex Pistols, siamo noi la più grande truffa del rock.

Abbiamo solo 15 giorni per provare. Non possiedo nemmeno una chitarra elettrica, ma la rimedio da un amico in prestito. Ci si trova una notte nel magazzino del padre di Ghillo, dietro al parco Lambro. Il locale, enorme e vuoto, crea un effetto cassa di risonanza che sparge i nostri rumori per tutto il quartiere. La polizia arriva nel giro di un’ora, e la prima delle nostre prove viene interrotta. Ne facciamo un altro paio in seguito in uno scantinato che non ricordo, ma i risultati sono pessimi.

E’ il giorno del concerto e i Jack Tripper aprono le danze. In fondo all’aula magna vedo tra gli spettatori il preside, in piedi contro il muro accanto alla moglie incinta. Attacchiamo con “Mia nonna si fa le pere” e scappa via dopo meno di un minuto.

Io canto, intonato e con grinta. Però suono la chitarra da cani e vado fuori tempo sin dai primi accordi. Luciano mi fulmina con gli occhi. Capisco che lo devo guardare, così seguo almeno i movimenti della sua mano, che esegue gli stessi accordi, visto che non ho alcun orecchio. Anche Ghillo va un po’ per conto suo: picchia sulla batteria forte e a casaccio, solo con le mani, perché non è capace di tenere contemporaneamente il ritmo anche con i piedi e di aggiungere la grancassa.

Però abbiamo davanti almeno quaranta persone che ci incitano e gridano i nostri nomi come fossimo celebrità solo perché ognuno si è portato gli amici. E il loro entusiasmo trascina la folla. Nelle prime file tutti ballano e si sbellicano. Sento distintamente due che si dicono: “Fanno apposta. Lo stanno facendo apposta!
Non lo facciamo apposta. Gli Effetti collaterali ci guardano increduli. Mangiolli ride. Tutti ridono. I punk del Virus ci scrutano con sospetto e meditano sul da farsi. Ci tirerebbero volentieri addosso qualche lattina di birra e ci scaraventerebbero giù dal palco a forza, ma sono frenati dal fragore delle prime file che ci urlano: “Grandi!” Sul palco ci divertiamo come matti e ci esibiamo con la forza dell’ignoranza. Crediamo di fare musica, ma stiamo facendo cabaret. Il risultato è comunque un trionfo e scendiamo dal palco illesi e tra gli applausi. Poi salgono gli altri e inizia la musica vera.

Nessuno di noi ha più coltivato la carriera musicale.
Ghillo oggi fa l’imprenditore in Spagna.

Luciano è diventato un bravo attore.

Io ho abbandonato la via del fumetto, ma ogni tanto scrivo un libro.
Nel frattempo gli anni Ottanta sono morti, e noi siamo ancora quasi tutti vivi.

 

Riferimenti

Fanzine Zero Zero con tape allegato

Fanzine Zero Zero copertinaSpulciando nei meandri della scena underground italiana degli anni’80, abbiamo trovato la fanzine Zero Zero nr. 1. Allegata alla rivista c’è una cassetta audio (tape) con svariati gruppi new wave post punk psyco rock… La fanzine è stata pubblicata a Milano nel novembre del 1985, con notevole impegno e sforzo economico, visto è stampata a colori.
Di seguito alcune impressioni d’ascolto di Marco Tira..

Ad ogni modo posso dire che la registrazione della cassetta mi ha davvero sorpreso, sembra essere stata prodotta in maniera professionale! Forse anche per questo motivo il suo ascolto è stato praticamente perfetto, senza quelle “tipiche” distorsioni dovute al deterioramento del nastro (più di 30 anni cavolo!).
La copertina invece è molto spartana e semplice, un semplice foglio leggermente ruvido e in bianco e nero, ma a quanto pare esistono anche con copertina rosata. La cassetta vera e propria invece ha due etichette bianche generiche e sui due lati a matita c’è scritto il numero “1” e sull’altro il numero “2”.

La fanzine allegata è carina, ha le pagine di diversi colori e sono presenti i testi di quasi tutte le canzoni. Ogni pagina ha un colore diverso dall’altro. La copertina ha chiari riferimenti sessuali… infatti su uno sfondo che rappresenta l’universo/spazio (che sia un richiamo al cognome di Giacomo?), è presente una donna e in basso un’astronave di forma fallica che vola verso l’alto…

In prima pagina ci sono le informazioni relative alla produzione/distribuzione della fanzine + cassetta. In seconda pagina un messaggio ironico ed inventato “CHE Ernesto Che Guevara” vuole inviare ai lettori:  il senso di tutto è che la musica è cultura e veicolo di conoscenza.
Le altre pagine riportano i testi delle canzoni in ordine di “comparizione” sulla cassetta e le informazioni sul gruppo (solo i nomi dei membri in realtà). Dimensioni della fanzine 15x21cm circa.

L’ascolto è stato davvero piacevole e coinvolgente… di seguito alcune considerazioni:

1) Inside Out:  a primo impatto mi hanno ricordato i Joy Division e forse anche qualcosa dei Bauhaus.
La traccia “In the name of love” scorre molto bene e il giro di basso tipico della new wave è incalzante.

2) Kubrix: piacevole scoperta… Once Again è una traccia davvero coinvolgente, più vicina al punk che alla new wave… La voce di Clara Moroni è decisamente interessante nonostante la giovane età (se non sbaglio era appena ventenne) e proprio questo la porterà ad essere un punto di riferimento nella cosiddetta “Italo Disco” e ad essere l’attuale corista di Vasco Rossi.
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3) Nadja: Toni decisamente più cupi per questo gruppo ligure… canzone cantata in un inglese un pochino grossolano, decisamente da migliorare.
Traccia troppo monotona, a tratti angosciante e “lagnosa”.. il tocco del “tamburello” alleggerisce il tutto ma non fa miracoli!

4) 2+2=5: Gruppo che non ha bisogno di presentazioni… ascoltarli dopo i Nadja porta una ventata di freschezza e armonia! Il sound è particolare e per essere compreso appieno ha bisogno di essere ascoltato diverse volte… un po’ come tutte le loro produzioni a mio avviso. Qui invece si canta in italiano e per un momento ci si allontana “dall’usanza” di cantare in inglese.  Il cantante in questa canzone è Joe (potrebbe essere Mauro Ermanno Giovanardi dei futuri La Crus).
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5) Colour Moves:  Apparentemente non c’entrano nulla con gli altri artisti.. ma forse è proprio questo il bello della Zero Zero… Questo pezzo non sembra neanche appartenere al genere New Wave, sembra quasi Pop!
Davvero molto piacevole all’ascolto, mi ha fatto venire voglia di approfondire questo gruppo.
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6) Braque: Senza infamia e senza lode… l’ascolto è piacevole ma questa traccia non riesce a trasmettermi nulla… non riesco a comprendere bene le parole del cantante ad essere sincero. Colpa della registrazione?

7) Tribal Bops:  appena iniziata mi sembrava una canzone rock anni ’50… ritmo estremamente coinvolgente e viene voglia di riascoltarla! Buono l’inglese del cantante in pieno stile rockabilly. Strano che non abbiano pubblicato un album vero e proprio.

8) Pression X: Canzone caratterizzata da un singolo motivetto e stile Garage con rimandi alle sonorità country (carino il pezzo con l’armonica e le urla tipo “Hiii Aaaahh”). Li approfondirò e magari comprerò anche l’EP.

9) Peter Sellers And The Hollywood Party: Per certi aspetti mi ricorda la traccia dei Pression X, con un’armonica che la fa da padrona assieme all’onnipresente basso. Traccia molto “veloce” e coinvolgente.. Da quanto ho letto su internet, nel 2013 sono tornati insieme e stanno producendo cose interessanti.. gli amanti del genere ne saranno felici, secondo me meritano parecchio.
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10) Maldoror:  Cataldo Dino Meo è un vero pazzo… o un genio? Non riesco a trovare le parole adatte per descrivere testo e musica.. consiglio a tutti di ascoltare questo pezzo…
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11) Oh Oh Art:  Altro Gruppo da approfondire… una sorta di mix tra new wave e musica elettronica che ha dato vita ad una bella traccia.
Link traccia d’ascolto

 

Riferimenti

Adriano Celentano - Il ragazzo della via Gluck

Il ragazzo della Via Gluck Celetano

Il ragazzo di questa celebre canzone della metà degli anni ’60 del secolo scorso canta, con nostalgia, di una via circondata dall’erba, ma che ora è sommersa dal grigio cemento degli edifici.
Sono passati decenni da questa canzone di protesta eppure il suo significato resta ancora valido: si può dire che sia stata “profetica“. Ora si parla di consumo di territorio, di lottizzazioni ai limiti, oltre ogni normativa edilizia. Capita spesso che in alternativa al recupero di edifici già esistenti ma in disuso, si preferisca creare nuovi agglomerati da edificare.
La canzone rientra di fatto nelle folk songs di protesta: suonata con accompagnamento di chitarra acustica per enfatizzare il testo cantato.
La chiusa finale ha un interrogativo semplice ma diretto: perché “non lasciano l’erba?“. Fa riflettere.

 

 

Questa è la storia
di uno di noi
anche lui nato per caso in Via Gluck
in una casa fuori città
gente tranquilla che lavorava.

Là dove c’era l’erba ora c’è
una città
e quella casa
in mezzo al verde ormai
dove sarà?

Questo ragazzo della Via Gluck
si divertiva a giocare con me
ma un giorno disse
“Vado in città”
e lo diceva mentre piangeva
io gli domando, “Amico
non sei contento?
Vai finalmente a stare in città
là troverai le cose che non hai avuto qui
potrai lavarti in casa senza andar
giù nel cortile”.

“Mio caro amico”, disse
“qui sono nato,
e in questa strada
ora lascio il mio cuore.
Ma come fai a non capire
ch’è una fortuna per voi che restate
a piedi nudi a giocare nei prati
mentre là in centro respiro il cemento.
Ma verrà un giorno che ritornerò
ancora qui
e sentirò l’amico treno
che fischia così
wa wa!”.

Passano gli anni
ma otto son lunghi
però quel ragazzo ne ha fatta di strada
ma non si scorda la sua prima casa
ora coi soldi lui può comperarla.

Torna e non trova gli amici che aveva
solo case su case
catrame e cemento.
Là dove c’era l’erba ora c’è
una città
e quella casa in mezzo al verde ormai
dove sarà?

Eh ya ya ya
Eeh
non so, non so
perché continuano
a costruire le case
e non lasciano l’erba
non lasciano l’erba
non lasciano l’erba
non lasciano l’erba

Eh no
se andiamo avanti così
chissà
come si farà,
chissà…

 

Riferimenti
  • Parole di Luciano Beretta e Miki Del Prete. Musica di Adriano Celentano e Detto Mariano
  • La canzone fu presentata al festival di Sanremo del 1966, eliminata al primo turno
  • Scritto e pubblicato per Riusa: il portale dell’economia circolare

5 Perché dovevi registrare un vinile negli anni '80?

Giacomo Spazio è un artista underground a tutto tondo: musicista, grafico e pittore, nonché fondatore della fanzine Vinile e fondatore dell’etichetta discografica Vox Pop.
Le sue attività iniziarono negli anni’80 a Milano, è stato anche membro fondatore della band new wave 2+2=5.
Sentiamo da Giacomo perché si doveva registrare un vinile negli ann’80.

2+2=5 Giacomo Spazio Trevor Finn Rieko

Giacomo Spazio, inseguitore di sogni

Non ho mai pensato che fare un disco in vinile fosse importante.
Quando ho iniziato ad occuparmi seriamente di musica, producevo K7 (tape). Belle, bellissime. Facili da comperare e ancora più semplici da registrare, in casa con la doppia piastra. Vero DIY.
Regitrare un disco in vinile, arrivò, anni dopo. Quando Nino si convinse che potevamo insieme produrre qualcosa di interessante. Solo allora, finite le registrazioni di “…Into The Future…” con Rieko che ci diede man forte suonando le tastiere, pensammo che era il momento di stampare un vero e proprio LP. Ci aiutò in questo la Ma.So. e finalmente la nostra band, che in culo alle regole, avevamo battezzato con un operazione matematica (2+2=5), diventò reale. Tutti, al dire il vero non proprio tutti poiché stampammo 500 copie, si accorsero che esistevamo.
Persino la rivista inglese NME, parlò del nostro disco. Ma concerti praticamente nulla. Quelli arrivarono dopo, quando le strade artistiche di ognuno iniziarono a prendere direzioni differenti. Ma sono davvero felice di avere pubblicato dei dischi in gioventù, sia per l’amicizia che mi lega ancora ai miei compagni di avventura, sia perché (come tutti quelli che allora hanno lasciato un segno tangibile) abbiamo inciso in maniera indelebile la STORIA di questa nazione!

Vinile la fanzine rivista - musicale intervista a Giacomo Spazio

Fanzine Vinile 2 retro copertinaLa fanzine Vinile fu fondata a Milano negli anni ’80 e si tratta di una delle pubblicazioni underground più note. Gli artefici furono Carlo Charlie Albertoli, Gigi Marinoni e Giacomo Spazio.

Giacomo si occupava della parte grafica. Vinile era fra le pubblicazioni di Stampa Alternativa e l’intento di Charlie, Gigi e Giacomo era di creare una rivista nettamente diversa dalle altre riviste musicali italiane. Tenevi in mano Vinile come se fosse la copertina di un 45 giri, infatti queste erano le dimensioni di Vinile, il tutto interamente stampato su carta riciclata. La grafica interna molto underground, con immagini e disegni a fotocopia sporca ingrandita, mentre i caratteri per i testi sembravano quelli di una vecchia macchina da scrivere, ciò nonostante la sfogliavi e la leggevi benissimo.

Prima Carlo “Charlie” Albertoli poi il direttore pre – punk Gigi Marinoni ed ecco Giacomo Spazio, agitatore culturale, musicista con la band new wave 2 + 2 = 5, fondatore dell’etichetta musicale Vox Pop nonché artista.

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Vinile la fanzine rivista - musicale intervista a Gigi Marinoni

Vinile le copertine dei cinque numeriLa ricerca, che da tempo faccio qui nel blog, sulla scena musicale indipendente italiana, non poteva non imbattersi nella fanzine milanese Vinile.
La fanzine era curata Carlo Albertoli, Gigi Marinoni e Giacomo Spazio, tutto questo accadeva alla fine degli anni ’80 a Milano.

La rivista era pubblicata da Stampa Alternativa ed possedeva un aspetto grafico e di contenuti molto diverso dalla stampa musicale ufficiale. L’impianto grafico aveva le dimensioni di un 45 giri, copertina e pagine interamente stampate su carta riciclata. La grafica interna molto underground, con immagini e disegni a fotocopia sporca ingrandita, mentre i caratteri per i testi sembravano quelli di una vecchia macchina da scrivere, ciò nonostante la sfogliavi e la leggevi benissimo.

Ad ogni numero vi era un dischetto e una volta furono anche due. I brani erano tutti inediti di band italiane indipendenti e straniere. Le pagine erano fitte di recensioni musicali brevi e immediatamente comprendevi se spenderci delle lire. All’interno di Vinile vi erano articoli, interviste, discografie e concerti, insomma una fanzine o forse proprio una vera rivista musicale.
Dopo aver intervistato Carlo “Charlie” Albertoli mi sono chiesto perché non sentire anche il direttore pre – punk Gigi Marinoni sull’esperienza di Vinile? Ecco le stesse domande fatte a Carlo Albertoli rivolte a Gigi Marinoni.

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Perché dovevi registrare un vinile negli anni '80?

Teac Tascam 4 piste portatileRileggendo le interviste ai musicisti e ai fanzinari dell’underground musicale italiano, mi chiedevo che avventura era la registrazione di qualche traccia sonora negli anni ’80.
Produrre un supporto fonografico (vinile o cassetta audio) e poi che farne?
Chissà che impressione riuscire ad entrare per la prima volta in uno studio di registrazione, mentre il più delle volte si ricorreva ad un amico con gli apparati di recording come i Teac, registrando nel garage dove si provava con il gruppo.
E come facevano a racimolare i denari per pagare le sessioni di registrazione per il vinile? Come fare per promuoverlo?
Scegliere di fare tutto da soli (do it yourself) e venderlo nei luoghi dopo aver suonato per un concerto?
Oppure trovare dei distributori indipendenti o appoggiarsi alla rete dei circuiti delle fanzine e dei centri sociali? Aiutava essere recensiti da qualche rivista musicale?
Perché tutta questa urgenza ed agitazione per registrare un vinile?

Sicuramente è più facile registrare con le tecnologie odierne, la rete internet facilita la conoscenza e la condivisione della musica prodotta, però facciamoci raccontare le storie di chi negli anni ’80 ha prodotto musica indipendente in Italia.

Ecco le parole di Tony Face dei Not Moving, di Vittore Baroni (Trax, mailart ecc.), di Paolo Cesaretti della fanzine FREE e delle Industrie Discografiche Lacerba, di Fox dei Plasticost e di Alessandro Limonta della fanzine VM.

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Vinile la fanzine rivista musicale di Carlo Charlie Albertoli

Credevo che la fanzine milanese Vinile nascesse da un paio di appassionati musicali, Carlo Albertoli e Giacomo Spazio, durante la fine degli anni ’80 a Milano. E invece …
Vinile fu una conseguenza delle marchette in forma di libro che Giacomo e io ai tempi facevamo per Stampa Alternativa …“.

Vinile era gestita in modo autonomo e indipendente, non si accettavano compromessi, vi si scriveva non seguendo alcuna moda o tendenza, in pieno spirito DIY (do it yourself). “Sbagliato… In cambio del finanziamento Stampa Alternativa impose un diretur [n.d.i. Gigi Marinoni] decisamente pre punk che inseri’ contenuti di cui a noi due nun-ce-ne-poteva-frega’-de-meno… “.

Vinile aveva delle caratteristiche proprie per questo mi piaceva molto, soprattutto rispetto alla stampa musicale ufficiale. Il formato grafico consisteva in un libretto delle dimensioni di un 45 giri, copertina e pagine interamente stampate su carta riciclata. La grafica interna molto underground, con immagini e disegni a fotocopia sporca ingrandita, mentre i caratteri per i testi sembravano quelli di una vecchia macchina da scrivere, ciò nonostante la sfogliavi e la leggevi benissimo.
“I caratteri ERANO quelli della vecchia macchina da scrivere presa in prestito…”.
Gli allegati sonori erano in ogni numero, addirittura in un numero ve ne erano due. Le canzoni inedite di gruppi italiani indipendenti e stranieri in 45 giri EP.
I contenuti erano decine, decine e decine di recensioni discografiche brevi, taglienti e senza sconti ma soprattutto centrate, ovvero capivi al volo se valeva le pena di spenderci dei soldi. E poi articoli, interviste, discografie e concerti, tutto bello e divertente da leggere ma anche accurato, insomma cosa si poteva chiedere di meglio a una fanzine evoluta? E le risposte sono arrivate senza tanti giri di parole da Charlie, il Signor Albertoli ovvero Carlo Albertoli.

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Vinile (la fanzine o rivista, non il supporto fonografico...)

Milano, tra il 1987 ed il 1989 escono 5 numeri di quella che è una fanzine evoluta o forse una quasi-rivista: Vinile.
Il formato riprende quello dei 45 giri [1] – per chi se li ricorda – proprio perchè ad ogni numero sono allegati uno o due ep 7″ con brani di gruppi italiani o stranieri. [2]

La storia di Vinile si intreccia con quella della nascente Vox Pop, che prenderà il posto delle precedenti esperienze [3] come etichetta discografica di riferimento per la scena milanese.

Lasciamo la parola a Charlie [4]:“Anche se i primi dischi con il marchio Vox Pop sono dell’ 88, la casetta discografica Vox Pop nasce ufficialmente nel novembre 89 come diretta conseguenza dell’avventura di Vinile, come gioco irresponsabile, come esigenza che prende corpo grazie a un’ idea di Giacomo Spazio e alla voglia di cinque persone (presto ridotte a tre) di cui una in grado di investire sei milioni sei di vecchie lire. Istigata da Giacomo Spazio, organizzata dal signor albertoli (ciarli per tutti), finanziata da Manuel Agnelli, appoggiata da Mauro Ermanno Giovanardi (ma allora NESSUNO lo chiamava cosi’) e Paolo Mauri, nasce ufficialmente Vox Pop Records. La sede e’ un negozio -gia’ ex magazzino di Supporti Fonografici- in via Bergognone 40: scatoloni di dischi freschi di stampa che si spera di vendere, due pseudoscrivanie su cavalletti, casino inenarrabile che mi accompagna da sempre, demotapes che gia’ cominciano ad accumularsi e un PC con 640kb di RAM. Spiegare ai passanti quello che facciamo porta via mezze giornate.”

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VM, un altra fanzine new wave post punk

VM fnazine label vinile

Non molto tempo fa, stavo cercando informazioni nella rete sulla fanzine musicale di Milano Vinile, pubblicata durante gli anni ’80. Fra i risultati della ricerca mi sono imbattuto in un post dedicato a Vinile nel blog Place to Be. Siccome l’articolo mi era piaciuto particolarmente, ho lasciato un commento, complimentandomi con l’autore. Lui mi ha risposto che modestamente al tempo fra le fanzine milanesi c’era anche VM … Purtroppo me l’ero persa e così ho iniziato una corrispondenza via posta elettronica conoscendo il blogger ed “ex fanzinaro”  Alessandro. Ho scoperto che il fondatore della fanzine VM era proprio lui! Addirittura – che la Provvidenza gliene mandi merito – aveva appena scansionato i 5 numeri della pubblicazione in formato pdf. Lui è stato così gentile da spedirmeli e ho trovato i numeri di VM molto belli ed interessanti. Però non mi è bastato leggere VM e allora perché non far parlare Alessandro su come pubblicava la fanzine VM?

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