Eighty Blues 6 ovvero non si esce vivi dagli anni '80 parte 6

Ho ripreso la serie di storie e pensieri intitolata Eighty Blues ovvero non si esce vivi dagli anni ’80, partendo da Milano con la fanzine Zero Zero, ideata in gran parte da Giacomo Spazio. A Milano, fra i tanti studenti, c’è chi sente la voglia di esprimersi suonando e disegnando: ecco la sesta puntata con le parole di Zop, che ci racconterà della sua voglia di fare qualcosa di diverso, di esprimersi con quello che ha sottomano e di sentire l’urgenza di farlo. E come? Disegnando e suonando.
Siamo a Milano, nel 1985 al liceo classico Carducci.

Un ricordo degli anni Ottanta

di Zop

Metal Hurlant raccoltaSono gli anni Ottanta. Ho tanta voglia di musica e fumetti. Ma per me “musica” significa solo un certo preciso tipo di musica, e “fumetto” significa solo un certo preciso tipo di fumetto.
Nell’aria si filosofeggia che siano le due facce di una stessa medaglia, attraversate dallo stesso spirito di ribellione e creatività, chissà poi perché. In edicola ci sono riviste a fumetti di nuova concezione legate anche alla musica, si chiamano Totem, Pilot, Metal Hurlant e traducono soprattutto autori francesi: Bilal, Caza, Jean Giraud più noto come Moebius… Non ci sono le graphic novel, c’è il fumetto d’autore. In Italia c’è Paz (Andrea Pazienza) o Milo Manara, che produce ancora storie impegnate come Lo scimmiotto o Le avventure di HP (che sta per Hugo Pratt).

Frequento il liceo classico Carducci di Milano, che è una scuola bene, ma mi sento un ribelle. Scarabocchio sulla Smemoranda, disegno tavole con le mie storie geniali che sogno un giorno di pubblicare. Mi chiamano tutti zop e vorrei essere Paz.

Strimpello la chitarra. Male. Malissimo. Ma non fa nulla. Sogno lo stesso di essere su un palco a suonare e cantare, ameno una volta nella vita.

Ogni tanto pubblico qualche vignetta sulla rivista della scuola, il ciclostilato Sepolti vivi. Ci sentiamo sepolti vivi al Carducci, e quel nome richiama, cinicamente, la tragedia di Alfredino Rampi. Dopo due o tre numeri il giornalino chiude. Rinasce qualche tempo dopo con più fortuna e spessore con un altro nome e formato: Neopolis.

Caricatura di Mangelli di ZopUn giorno, al collettivo studentesco si decide di organizzare un grande concerto nell’aula magna. C’è uno di terza che ha agganci con un gruppo punk del Virus, uno dei peggiori centri sociali della città. Peggiore vuole dire fico. Si candida anche un gruppo della scuola, gli Effetti collaterali. Però loro suonano davvero, sono bravi e sanno persino leggere gli spartiti. Poi c’è Marco Mangelli, che storpiamo spesso in Mangiolli. Lo conoscono tutti a scuola, al basso è un dio, praticamente un professionista, e suona con altri bravissimi. Mi ha insegnato lui a fare i primi accordi, e io gli ho fatto un ritratto-caricatura che hanno pubblicato sul giornalino.

Anche io sono conosciuto da tutti, sono uno di quelli che fa casino e non passo inosservato. Voglio suonare anche io in quel concerto.

Qualche giorno dopo ne parlo al mio amico Ghillo che frequenta un istituto grafico e mi propone di creare appositamente un gruppo. Dice che farebbe volentieri il batterista.

Ghillo non ha mai suonato la batteria in vita sua, ma corre a comprarsene una e la piazza in un angolo in un magazzino della ditta del padre. Di fronte a una batteria vera e a un concerto, si aggrega anche Luciano, che sa strimpellare e ha il sogno di fare l’attore. Salire sul palco è qualcosa che gli scorre nelle vene. Anche lui è uno che spicca al Carducci. Canta e suona la chitarra molto meglio di me. Come tutti del resto. Però io sono anche un autore: ho appena composto un pezzo di rock demenziale che si intitola “Mia nonna si fa le pere” ispirato allo stile degli Skiantos. Consiste in un testo scritto a mano su un foglio bianco con sopra annotati gli accordi, un giro di Mi. Glielo accenno. È fatta!

Locandina Jack Tripper di ZopPropongo di chiamarci i Jack Tripper. Suona bene, è il protagonista del mio telefilm preferito, uno che vive con due donne. Gli altri due ne sono entusiasti, nessuno può trovare un nome migliore e di migliore auspicio.

Torno a scuola e chiedo agli organizzatori di farci partecipare. Mi dicono che i giochi sono fatti e non si può più. Rispondo che facciamo solo tre pezzi, possiamo aprire e toglierci di torno dopo 10 minuti senza influire troppo sulla scaletta. Mi dicono che non ci hanno mai sentiti suonare e non diamo garanzie. Mentre le cose si mettono male e tira aria di rissa, passa di lì Mangiolli che sentenzia un “si può fare”. La sua parola è la migliore garanzia musicale possibile, in quella scuola. E così ci mettono nel cartellone e mi precipito a disegnare una locandina con cui tappezzo i muri del liceo.

Siamo solo in tre, come i Police. A dire il vero ci manca il basso, ma pazienza. Una batteria, due chitarre e nessuno che sappia suonare. Dopo i Sex Pistols, siamo noi la più grande truffa del rock.

Abbiamo solo 15 giorni per provare. Non possiedo nemmeno una chitarra elettrica, ma la rimedio da un amico in prestito. Ci si trova una notte nel magazzino del padre di Ghillo, dietro al parco Lambro. Il locale, enorme e vuoto, crea un effetto cassa di risonanza che sparge i nostri rumori per tutto il quartiere. La polizia arriva nel giro di un’ora, e la prima delle nostre prove viene interrotta. Ne facciamo un altro paio in seguito in uno scantinato che non ricordo, ma i risultati sono pessimi.

E’ il giorno del concerto e i Jack Tripper aprono le danze. In fondo all’aula magna vedo tra gli spettatori il preside, in piedi contro il muro accanto alla moglie incinta. Attacchiamo con “Mia nonna si fa le pere” e scappa via dopo meno di un minuto.

Io canto, intonato e con grinta. Però suono la chitarra da cani e vado fuori tempo sin dai primi accordi. Luciano mi fulmina con gli occhi. Capisco che lo devo guardare, così seguo almeno i movimenti della sua mano, che esegue gli stessi accordi, visto che non ho alcun orecchio. Anche Ghillo va un po’ per conto suo: picchia sulla batteria forte e a casaccio, solo con le mani, perché non è capace di tenere contemporaneamente il ritmo anche con i piedi e di aggiungere la grancassa.

Però abbiamo davanti almeno quaranta persone che ci incitano e gridano i nostri nomi come fossimo celebrità solo perché ognuno si è portato gli amici. E il loro entusiasmo trascina la folla. Nelle prime file tutti ballano e si sbellicano. Sento distintamente due che si dicono: “Fanno apposta. Lo stanno facendo apposta!
Non lo facciamo apposta. Gli Effetti collaterali ci guardano increduli. Mangiolli ride. Tutti ridono. I punk del Virus ci scrutano con sospetto e meditano sul da farsi. Ci tirerebbero volentieri addosso qualche lattina di birra e ci scaraventerebbero giù dal palco a forza, ma sono frenati dal fragore delle prime file che ci urlano: “Grandi!” Sul palco ci divertiamo come matti e ci esibiamo con la forza dell’ignoranza. Crediamo di fare musica, ma stiamo facendo cabaret. Il risultato è comunque un trionfo e scendiamo dal palco illesi e tra gli applausi. Poi salgono gli altri e inizia la musica vera.

Nessuno di noi ha più coltivato la carriera musicale.
Ghillo oggi fa l’imprenditore in Spagna.

Luciano è diventato un bravo attore.

Io ho abbandonato la via del fumetto, ma ogni tanto scrivo un libro.
Nel frattempo gli anni Ottanta sono morti, e noi siamo ancora quasi tutti vivi.

 

Riferimenti

37 commenti per Eighty Blues 6 ovvero non si esce vivi dagli anni ’80 parte 6

  • splendido post… mi hai fatto venire la nostalgia della mia gioventù dove anch’io facevo vignette e disegnavo fumetti, e dove in qualsiasi ambito che frequentavo, impostavo subito una rivista o fazine da far girare e dove la creatività ti gratificava a meraviglia.
    Tutto molto bello !!

  • Che bel ricordo di quegli anni!

  • urca, Metal Urlant! non lo vedo da trent’anni almeno.

  • Sono contento degli apprezzamenti ricevuti e sono grato a Enri di avermi invitato a questo gioco che mi ha permesso di riportare a galla ricordi sopiti. Senza questa occasione sarebbero rimasti sepolti dai tanti strati dei ricordi più recenti, il come sono adesso, ma è bello anche ricordare come si era, a volte lo si dimentica. Un saluto a tutti.

    • Enri1968

      Caro Zop o Zoppaz, figurati è stato un piacere ospitare il tuo post qui da me e comunque direi che siamo ancora vivi!
      Grazie mille.

  • Che bello quel” e noi siamo ancora quasi tutti vivi.” abbraccio

    • Enri1968

      Cara Viki, certo che siamo ancora “vivi”! Ovviamente conqualche anno in più.
      Ricambio: un abbraccione.

  • Tanti bei ricordi in questo tuo post.
    Sereno giorno.

  • L' Alligatore

    Come forse sai detesto gli anni ’80, di livello inferiore ai ’60 e ’70 secondo me, ma è un giudizio forse limitato/limitante, perchè ogni decennio ha avuto cose belle e cose brutte, artisticamente parlando, e questo pezzo magnifico che mi sono divertito a leggere ne è una testimonianza. Grande Zop!

    • Enri1968

      Ciao Alli, grazie per il tuo commento che frà sicuramente piacere a Zop.
      Beh, per sono stati formidabili gli anni’80 a livello di musica indipendente e delle situazioni che ci giravano, non solo in Italia. D’altronde eravamo più giovani …

  • Grandi! Per me “Mia nonna si fa le pere” è già un cult. 😀
    Mi ricorda molto la nostra prima uscita con i REVƎRSE nei primi anni ’80, gruppo nato sulle ceneri di Bo e i Tafani. Eravamo piuttosto cialtroni, però bravissimi a venderci; in seguito comunque quasi tutti hanno continuato e continuano tuttora a suonare.

    • Enri1968

      Sembra proprio che esista “un filo rosso” che unisce.
      Davvero un “cult” come scrivi tu, sa molto di Freak Anotini e Skiantos…

  • La
    smemoramfa!!!
    Bella storia.

    sherabbraccicari

  • Siamo a Milano nell’anno della mostruosa e storica nevicata che divertimento

  • 85….live aid Wembley❤

  • Musicalmente parlando… gli Anni della spensieratezza …

  • Gli anni ’80 saranno anche morti, ma musicalmente hanno lasciato una eredità immensa, ben più ampia di ogni altro decennio.

    IMHO, obviously

    • Enri1968

      Sarà che noi ci stiamo stati “dentro”, sarà che è la “nostra” generazione e il periodo in cui siao cresciuti ed eravamo “affamati” di conoscenza fuori dai soliti schemi, non posso che essere d’accordo con te!
      Grazie per il tuo bel commento.

  • Ah gli anni 80 quanti ricordi caro amico, nel bene e nel male. In ogni caso li ricordo con nostalgia, a volte troppa. Mi hai stuzzicato molto con questa pagina. Una bella pagina. Ciao

    • Enri1968

      Grazie Sarino, su questo tema qui troverai parecchio materiale, se vuoi esplorare … con tutte le persone abbiamo però di non dare un taglio nostalgico, d’altronde stiamo vivendo o sopravvivendo, ad ognuno la sua scelta.
      Parlo a nome di chi abbiamo sentito e chi ha collaborato: ci fa molto piacere ricevere un commento come il tuo.

      • La nostalgia è tipica di chi in qualche modo ha vissuto appieno una determinata situazione, scindere la nostalgia dal vissuto è in qualche modo rinnegare quanto fatto. Certamente capisco il taglio editoriale che hai scelto e lo condivido, sennò t’immagini quanti lacrimoni e ricordi :). Essendo una sorta di rubrica che ripercorre un determinato periodo dal punto di vista musicale è bene dare dei punti fermi. Per esempio io andavo matto per i Joy Division, la prima volta che ascoltai decades ne restai folgorato. Ma anche i Siouxsie and the Banshees con la grandissima Siouxsie che pensa nel lontano 1990 ho avuto modo di conoscere. Mi ha autografato anche una musicassette che credo di avere ancora da qualche parte.
        Ho già letto qualcosa e niente sono tornato indietro con gli anni, piacevolmente. Ciao bello

Se ti va, rispondi, mi farà piacere leggere un tuo commento, grazie.