Eighty Blues: ovvero non si esce vivi dagli anni ’80

Andrea/Kikkakonekka è uno dei blogger che seguo e poco tempo fa, scopro che collaborò ad una fanzine verso la fine degli anni ’80. Mi interessa la storia di chi riusciva a fare qualcosa dalla propria passione musicale, collaborando a delle autoproduzioni editoriali e utilizzando una distribuzione alternativa. C’erano molte persone che da soli o in gruppo scrivevano e creavano da sè delle riviste, ovvero le fanzine. Andrea scriveva su Right!: numeri unici dedicati ad un gruppo inglese di musica dance elettronica piuttosto noto: i Pet Shop Boys. Ero ancora più incuriosito perché la band inglese appartiene a un genere musicale che conosco poco, ma volevo sapere di quella sua esperienza, sapere come era iniziata la sua collaborazione, perché si era mosso, perché scrivere sulla fanzine e se era uscito vivo dagli anni ’80. Non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di chiedergli se voleva partecipare alla serie di articoli Eighty Blues: ovvero non si esce vivi dagli anni ’80. Ecco il racconto di Andrea.

Right! fanzine Pet Shop Boys

Andrea, raccontami come hai iniziato a scrivere su Right!.
Avevo 18 anni e non conoscevo cosa significasse la parola “fanzine“.
Lessi per la prima volta questo termine sulla rivista mensile “Tutto“, che parlava di musica e che io comperavo, sfogliavo e maneggiavo come fosse una Sacra Scrittura.
Era il 1987.
Io, avido ascoltatore di musica inglese, avevo finalmente trovato pane per i miei denti. Un mensile che parlasse di musica in maniera ampia ed approfondita, con la pubblicazione di foto e curiosità, oltre ai testi della canzoni che non sempre capivo perfettamente.
Grazie a “Tutto” mi accorsi di non essere solo. C’erano centinaia/migliaia fan di musica sparsi per l’Italia, magari di generi musicali differenti o di band e cantanti differenti, ma tutti appassionati per la musica ed i dischi. Non mi sentivo più una “mosca bianca“, accorgendomi di appartenere ad una comunità più ampia, anche se di gusti differenti.
Non esisteva internet. I modi per stare in contatto tra fans erano legati a newsletters, a sporadici contatti telefonici, ad incontri (tipo mostre del disco), oppure grazie alle “fanzine”. Pubblicazioni periodiche amatoriali da parte di gruppi di fans.
Eccole, finalmente.
Le fanzine più note erano quelle legate alle band più note di allora, per esempio Duran Duran e Spandau Ballet.
Anche i miei gruppi musicali preferiti (Pet Shop Boys, Dead or Alive) avevano la “loro” fanzine, ma si trattava di pubblicazioni esistenti solo nel Regno Unito, non in italiano.
Io, da appassionato musicale, nel frattempo avevo iniziato a diventare anche collezionista di dischi. Iniziai a trovare informazioni riguardo dischi “rari” o “promozionali“, e tutta una serie di pubblicazioni su un mondo affascinante e sommerso.
Fu così che entrai in contatto con alcuni ragazzi di Milano – Caterina, Elena, Sergio e Christian – che mi dissero di avere “fondato” una fanzine chiamata “Right!” dedicata completamente ai Pet Shop Boys.
Mi iscrissi immediatamente.
Nella fanzine potevo leggere curiosità riguardanti Chris e Neil (ovviamente i 2 Pet Shop Boys), riguardo le loro prossime uscite discografiche, riguardo i loro tour, oltre a vedere foto per me al tempo inedite. Ogni pubblicazione la attendevo come manna dal cielo.
Una cosa però mancava: un approfondimento sulla loro discografia.
In “Right!” non si parlava mai dei dischi promozionali (spesso recanti materiale inedito), delle pubblicazioni straniere dei loro dischi (spesso con copertine differenti o “lati B” differenti), o degli infiniti “dischi mix” che arricchivano la discografia dei Pet Shop Boys ad uso e consumo dei collezionisti come me.

Fu così che iniziai anch’io a scrivere su “Right!”, un articolo in ogni numero, con approfondimenti “mirati” riguardo la loro discografia. Era uno spasso, per uno come me che era amante della musica, fan dei Pet Shop Boys e collezionista dei loro dischi (e lo sono ancora oggi). Right durò alcuni anni.

C’erano degli allegati?
Talvolta, in alcune pubblicazioni “speciali“, alla fanzine era abbinata una audio-cassetta contenenti brani dei Pet Shop Boys tratti da registrazioni live, da qualche bootleg o da qualche disco promozionale.
Conservo ancora tutto, pure le audio-cassette che temo di non poter più riascoltare perché non ho più il “mangiacassette“. Ti dirò di più: io ero contrario alle cassette, perché intanto io quelle canzoni/versioni le avevo già tutte su vinile/CD/cassetta originali (da bravo collezionista), ma anche perché duplicare brani… non mi pareva una bella idea, anche dal punti di vista “etico”. Ma, ripeto, non ero io a decidere su questo aspetto. Ci tengo a dire che io non curavo né le spedizioni, né la preparazione delle cassette. Fungevo solo da “collaboratore esterno” per gli articoli, che occupavano circa 3 pagine per ogni numero.

Right tape 09 allegato alla fanzine

Un aspetto caratterizzante dei Pet Shop Boys sono le copertine dei dischi.
Riguardo le copertine … sarà che sono di parte, ma ne hanno fatte molte di “iconiche“, tanto da meritarsi una mostra a riguardo alcuni anni fa.
Un album dalla copertina memorabile fu “Introspective” (sul cui stile si basa il mio ‘avatar‘), la cui combinazioni di colori variava a seconda se comperavi LP, CD, Cassetta o le edizioni limitate. Le vere copertine di cui mi innamorai furono quelle del singolo Heart, dove il nome del gruppo non compariva neppure. Ho sempre adorato il loro minimalismo.

Pet Shop Boys - Introspective

Dove cercavi ed acquistavi i dischi?

I dischi? Io li comperavo OVUNQUE, ho sempre dilapidato tutti i miei soldi (sino al matrimonio) per comperare dischi. Da Joao (mio spacciatore di dischi) comperavo moltissimo, ma poi nei mercatini, nelle fiere del disco raro e da collezione (spec. Novegro), e moltissimo via telefono/lettera (anni ’90) che poi divenne internet/mail. Asbury Park (vicino a Reggio Emilia), Retrospective (UK, non c’è più), EIL (c’è ancora), Vinyl Tap, HMV, Ebay, Discogs ….
E quanti ne dimentico. Perché cercare un “promo” o una edizione limitata, è un lavoraccio

Poi il mondo iniziò a cambiare.
Internet, innanzitutto. Ma anche i Pet Shop Boys stessi, che iniziarono a pubblicare una “loro” fanzine ufficiale, che rendeva di seconda mano i contenuti di “Right!” e di “Alternative”, la fanzine inglese che continuavo a ricevere 4 volte all’anno.
La candela si spense piano piano.
Non aveva più senso leggere “Right!” e “Alternative” perché le informazioni le potevi avere di prima mano sul sito dei Pet Shop Boys, e le anticipazioni sulle loro uscite le potevi leggere su “Literally“, la loro fanzine ufficiale (che spesso abbinava magliette, CD e merchandising vario).
E’ stato pioneristico, è stato coinvolgente. E’ stato bello.

Pet Shop Boys – Heart
Pet Shop Boys – Heart, in cui compare anche Sir Ian Mckellen, loro amico da decenni.

Low Padova 05/04/2019

Dopo un’attesa che sembra infinita, si diffonde nei frattali della sala dell’ Hall di Padova (attrezzata per l’occasione di sedie blu) la musica oscura e avvolgente dei Low, accompagnata dalle loro ombre sullo sfondo, lunghe e mobili.
Alle spalle dei musicisti statunitensi (del Minnesota), durante il concerto, tre schermi verticali accompagneranno i suoni, con immagini sfuocate, colorate, sgranate o ingrandite, come se fossero telefoni cellulare che mantengono un contatto visivo con un pubblico entusiasta, tenendolo ancorato alla realtà.
Esili e sfuggenti, melodici e dissonanti allo stesso tempo, i Low procedono nel concerto come un gigante dai passi lenti e pesanti, coinvolgendo inesorabilmente gli spettatori, anche ferendoli con raffiche di musica e luci che improvvisamente li illuminano.
Così, la rappresentazione artistica e sonora che il gruppo propone, racconta, anche politicamente, i nostri tempi oscuri e incerti.
Restano bellissimi e evocativi gli intrecci delle armonie vocali tra la batterista e cantante del gruppo, Mimì Parker, e il chitarrista, front man e voce (oltre che marito) Alan Sparhawk. Il trio si completa con il bassista Steve Garrington, che sigla l’incalzare ritmico della band.
Un’ora e mezza di musica indimenticabile, che spazia fino all’ultimo album, “Double negative“, con “Always trying to work it out” e “Fly” che lasciano senza fiato.

Marco + Enrico

Riferimenti

Il sito ufficiale dei Low

3 anni senza Giulio Regeni

Amnesty International organizza il terzo, e spero ultimo, anniversario della scomparsa di Giulio Regeni. Stiamo attendendo i famosi “passi in avanti” annunciati dal governo italiano in diverse occasioni.

#3annisenzaGiulio

Giulio Regeni Padova Piazza delle Erbe

A Padova 2 verità per Giulio Regeni

Giulio Regeni Padova Piazza delle Erbe

Stavamo passeggiando lungo Piazza delle Erbe a Padova, guardando in alto in una delle facciate dei palazzi, c’è il manifesto per ricordare la richiesta di verità su Giulio Regeni.

#veritapergiulioregeni

Sohn Padova 07/07/2017

Ascoltare un concerto all’aperto è un’esperienza sonora interessante, se poi ci si ritrova in un’arena naturale l’effetto è incantevole. Sto parlando dell’Anfiteatro del Venda: immerso nei Colli Euganei in provincia di Padova.
L’occasione di andare in questo posto straordinario è stata per assistere al concerto di Sohn: un cantautore che si muove seguendo linee di musica elettronica e con un cantato cristallino e angelico. Notevole è stato il brano “Falling“: l’intreccio tra la voce e le percussioni ti lasciava senza fiato. Sohn cantava in falsetto mentre suonava un sintetizzatore e varie apparecchiature elettroniche: la sua musica era melodiosa e calda.

Il vero nome del musicista è Christopher Taylor ed era accompagnato da tre musicisti che suonavano la batteria, le percussioni elettroniche e vari sintetizzatori.

Il concerto è stato aperto dalla rapper Santa Manu e poi da L I M.

Riferimenti

Dedicato al Prof. Valentine, compagno di serata.

The Zen Circus Padova 09/06/2017

Dopo Cat Power e The Black Angels ecco il terzo concerto della settimana del triplete: The Zen Circus a Padova. Avevo voglia di tornare al Festival di Radio Sherwood, memore dei bei concerti di un paio di anni fa e questa mi è sembrata l’occasione giusta.

La band pisana di rock indie punk mi è sempre piaciuta, per il loro approccio irriverente e di presa in giro verso ciò che gli sta intorno. Salgono i tre toscani e parte subito la festa del pubblico ballando. Al secondo brano invitano a sorpresa Motta: suonerà solo la chitarra ma tanto basta per una canzone.

I tre non lasciano nulla al caso, suonano forte ed energici. Ci si diverte con loro, senza però scordare nei testi una forte critica sociale.
Appino (cantante e chitarrista) è il capobanda che sa fare la cosa giusta per la dimensione concertistica, senza mai strafare.

Prima degli The Zen Circus hanno aperto gli Fast Animals & Slow Kids, ho notato che hanno un forte seguito nel pubblico presente.

Riferimenti

La Vespa che mi ha ricordato l’Estate dell’Amore del 1967

Vespa Piaggio summer of love 1967 estate dell'amore

Pochi giorni fa stavo passeggiando in centro e ho visto una Vespa multicolore con i simboli tipici dell’Estate dell’Amore del 1967.

Esattamente cinquant’anni fa nascevano degli eventi sociali e politici incredibili negli USA: gli hippy e le persone contro la guerra in Vietnam si unirono in un grande movimento di protesta, la cosiddetta Summer of Love.
Diedero origine a manifestazioni e concerti.
Uno di questi fu il primo festival rock a grande affluenza, il Monterey Pop Festival.
Nei tre giorni vi suonarono alcuni grandi artisti: Simon & Garfunkel, Janis Joplin, Jefferson Airplane, The Buffalo Springfield, The Who, Jimi Hendrix e tanti altri.
San Francisco divenne la capitale della controcultura: musica, arte, grafica, diritti civili, pacifismo, tutto poteva essere in nome dell’amore.

La canzone più simbolica è proprio San Francisco (Be Sure to Wear Flowers in Your Hair) cantata da Scott McKenzie. La musica e il testo invitano alla gioia e alla speranza per quello che potrà o poteva essere un futuro migliore o diverso.

San Francisco (be sure to wear some flowers in your hair)San Francisco (porta dei fiori nei capelli)San Francisco (porta dei fiori nei capelli)
If you're going to San Francisco
Be sure to wear some flowers in your hair
If you're going to San Francisco
You're gonna meet some gentle people there

For those who come to San Francisco
Summertime will be a love-in there
In the streets of San Francisco
Gentle people with flowers in their hair

All across the nation such a strange vibration
People in motion
There's a whole generation with a new explanation
People in motion people in motion

For those who come to San Francisco
Be sure to wear some flowers in your hair
If you come to San Francisco
Summertime will be a love-in there

If you come to San Francisco
Summertime will be a love-in there
Se andrai a San Francisco
assicurati di avere dei fiori nei capelli
se andrai a San Francisco
conoscerai della gente veramente cordiale

Tutti coloro che verranno a San Francisco
durante l'estate troveranno un amore
Nelle strade di San Francisco
troverai tutti coi fiori nei capelli

Attraverso tutta la nazione
ci sono strane vibrazioni
sono le emozioni della gente
c'è un'intera generazione
con una nuova spiegazione
le emozioni della gente

Tutti coloro che verranno a San Francisco
dovranno assicurarsi di avere dei fiori nei capalli
se tu verrai a San Francisco
durante l'estate troverai un amore

Se tu verrai a San Francisco
durante l'estate troverai un amore

Riferimenti

A Padova verità per Giulio Regeni

A Padova verità per Giulio Regeni

Passeggiando a Padova, lo striscione per Giulio Regeni poco dopo la basilica del Santo.

#veritapergiulioregeni

OAC Fest 2016: un festival musicale da scoprire

L’On a Chair Festival 2016 è un ritrovo musicale che si è svolto a Torreglia in provincia di Padova. Uno spazio auto organizzato per musicisti solitari e per un pubblico curioso e attento. L’OAC ha offerto un luogo-situazione in cui gli artisti hanno cantato a stretto contatto con la gente. Ci deve essere stata una bella atmosfera all’OAC, così traspare dal racconto delle serate di Marco Pandin.

On the Chair 2016 foto live - Gypsy Rufina, Phill Reynolds, Dagger Moth, Giorgio Canali

Il secondo OAC Fest si è tenuto verso metà settembre in una vecchia corte benedettina sui colli Euganei, solo a pochi chilometri da casa mia. La cosa è stata messa in piedi da Associazione Umami, un’associazione di ragazze e ragazzi piuttosto attivi in zona: l’intenzione è offrire un’occasione ed uno spazio a musicisti che operano in solitudine, strumentisti e cantanti soli soletti sulla pedana, e preferibilmente ma non necessariamente seduti su una sedia (ecco chiarito l’on a chair). L’anno scorso la manifestazione era stata organizzata ad Abano Terme occupando e riarrangiando uno spiazzo malutilizzato a ridosso del centro città: erano stati chiamati a partecipare – tra gli altri – alcuni chitarristi non allineati come Egle Sommacal, Maurizio Abate, Laboule e Stefano Pilia ed una sorprendente Elli De Mon.

Per molti versi il Fest 2016 è stata una sostanziale conferma delle buone intenzioni che motivano lo sbattimento e degli organizzatori e dei musicisti, per altri si è rivelata una sorpresa, come una specie di regalo collettivo, ramificato, multidirezionale ed inaspettato nella forma che ha preso. Quest’anno la direzione artistica pare essersi indirizzata verso la canzone d’autore meno identificabile come tale – molte virgolette tutt’intorno a queste due parole, canzone d’autore. Ho potuto ascoltare dei cantautori che non si sentono tali, che non fanno i cantautori per mestiere, o che per lo meno sono determinati a non farlo in maniera tradizionale e convenzionale. Le loro proposte sono derivate da scelte radicali e consapevoli di campo, non tanto in senso ideologico o di schieramento quanto muovendosi in un più ampio contesto culturale, se non facendone addirittura una questione di stile di vita. Mentre il Fest accade e facendo un po’ il punto a Fest finito, mi colpisce in senso positivo il fatto che scarseggi oppure manchi del tutto l’impulso a cercare sostegno nelle strutture organizzate, e si punti preferibilmente sull’autogestione e l’autoproduzione, di quanto sia fondamentale il rapporto orizzontale e diretto con chi ascolta – briciole dell’eredità anarcopunk, mi sento di azzardare.

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Blonde Redhead Padova 11/07/2015

Lo Sherwood Festival ha presentato nella stessa serata due sfaccettature dell’indie rock.
I primi a suonare sono stati i God Is An Astronaut e dopo il trio formato da Kazu Makino, Amedeo e Simone Pace, i Blonde Redhead.
E’ da molti anni che non li rivedo e ho davvero curiosità.
Si, perché la loro musica si è evoluta, è cresciuta, è più raffinata ed elegante ma con uno stile preciso.
Entrano i tre musicisti e comincia il concerto.
Suoni e voci che mi portano e mi guidano in un labirinto colorato.
Una serata meravigliosa.