Beach House Torino 02/11/2018

I Beach House sono un duo di rock indipendente di Baltimora (USA). Il gruppo è formato da Victoria Legrand ed Alex Scally. Le loro canzoni fondono atmosfere sognanti e seduttive: la voce suadente ed estasiata di Victoria Legrand invita, insieme alla musica, a creare un’atmosfera da sogno.
I Beach House ci sanno fare, ricreano le atmosfere e le sensazioni degli album, però con approccio “dal vivo” e quindi diverso dai dischi.
Il gruppo è molto schivo: grandi fari disegna i profili dei musicisti; la musica è la protagonista, mentre sullo sfondo lo schermo si riempie di luci giocose e colorate.
Le foto sono mie e del Prof. Valentine.

Unica nota negativa: l’acustica del Lingotto di Torino non ha reso giustizia ai Beach House. Il festival era La luce al buio.

Tube Map London Underground

Tube Map London Underground

Abbiamo girato in lungo e in largo Londra, utilizzando la metrolitana londinese. Ci siamo orientati con una mappa della Tube in formato A3, che mi ero stampato prima di partire per la capitale britannica. È vero che con il telefono cellulare ormai si va dove si vuole, però ho preferito avere un “pezzo di carta”, che potevo aprire, consultare e ripiegare. Insomma vado alla “vecchia maniera”.

Inaspettamente in una piccola stazione della metropolitana, abbiamo trovato una mappa tascabile dell’Underground. Era in un angolo del ripiano di una cassa automatica e l’ho presa al volo! Comoda e pratica, mi sono quasi commosso a trovarla, è stato bello utilizzarla, proprio come una volta: alla “vecchia maniera”.

Gli smartphone ai concerti

Non ho intitolato a caso questo post, perché oramai lo smartphone è nelle tasche, anzi nelle mani di tutti.
Rimango perplesso dall’uso costante dei “telefonini” durante un concerto. Le persone sono sempre lì a tentare di scattare foto o di fare dei video. Poi, immediatamente a mandarli sulle congregazioni sociali, i cosiddetti “social“. Si dovrebbe essere al buio e solo il palco dove suonano i musicisti illuminato dalle luci … invece no. Nel pubblico ci sono tutti questi vetrini luminescenti accesi e dita che scorrono continuamente.
Trovo seccante essere sempre connessi e vedere queste schermi alzati sopra le teste, vicini e lontani da dove mi trovo che si illuminano, restano accesi, poi svaniscono e poi ricompaiono.
Ricordo che una volta a un concerto di Vinicio Capossela, il musicista invitò simpaticamente ad alzare le mani per un brindisi, invece di avere le braccia alzate con gli smartphone.
Va bene scattar qualche foto, lo faccio pure io ma c’è un limite, oppure no?

C’era invece chi come il Prof. Valentine scriveva una poesia.

Le foto sono state scattate ai concerti di Rag’n’Bone Man a Verona (2017) e dei Cigarettes After Sex a Ferrara (2018).

BlacKkKlansman di Spike Lee

Finalmente il regista afroamericano Spike Lee è tornato: sceglie di dirigere un film sui rapporti razziali negli USA. Lo fa portandoci a Colorado Springs all’inizio degli anni’70. Il racconto è tratto dal libro scritto da un ex poliziotto di colore, Ron Stallworth. Lo “sbirro” riesce ad inventarsi una missione per infiltrarsi in una cellula violenta del movimento razzista del K. K. K. La storia è diretta estremamente bene dal regista, dosando aspetti storici e sociali, ma non rinunciando ad una certa ironia. Non manca la tensione durante il film, specialmente nel beffardo finale della storia raccontata; ma Spike Lee non si ferma ai fatti del film e al suo finale: ci catapulta agli ultimi fatti di violenza drammatica subiti dai manifestanti americani contro il razzismo.

Sicuramente il film ha una ottima sceneggiatura che va di pari passo con un montaggio di grande livello. Non si possono non ricordare tutti gli attori che recitano perfettamente la loro parte, sia i protagonisti che i comprimari.

BlacKkKlansman trailer ufficiale

Voto

ciack 4 voto film

Un affare di famiglia di Hirokazu Kore'eda

Un film che ha come protagonista una famiglia giapponese, nella umile vita quotidiana e degli espedienti di cui vivono, o meglio sopravvivano i suoi componenti.
Una storia che rovescia la morale conformista e man mano svela verso il finale la reale storia dei protagonisti.
Alcuni di loro sono soli, ma nella famiglia trovano il bene e l’amore di stare insieme, in questo particolare nucleo familiare.
Un film sorprendente che non può che emozionare, grazie alla sua originale morale raccontata.
Ci sono molti momenti memorabili, fra tutti quelli che mi hanno emozionato sono l’abbraccio della mamma con la bimba e il viaggio in treno per raggiungere il mare.

Discretamente si intuiscono la solitudine e la violenza domestica presenti nella città della vicenda, ma il bisogno di sentirsi amanti sembra non incidere in questo “affare di famiglia“.

Consiglio di vederlo.

Un affare di famiglia trailer ufficiale

Voto

ciack 4 voto film

Calexico Sommacampagna VR 10/07/2018

I Calexico sono una band fondata da Joey Burns e John Convertino, cantante e chitarrista il primo, batterista il secondo. La loro caratteristica è fondere stili musicali messicani ed americani, creando una immaginaria frontiera musicale. La musica dei Calexico non ha confini, ma rispetto e dignità, una colonna sonora da deserto western, un po’ alla Ennio Morricone.

Il concerto era per la maggior parte incentrato sugli ultimi album, dove le canzoni sono per lo più ballate che mantengono le influenze musicali messicane e rock americane. La loro musica trasmette calore ed umanità, perché intreccia le radici del folklore messicano con quello rock, con un suono contemporaneo.

Un tema sfiorato discretamente e in modo intelligente è stato quello dell’immigrazione: due volte Joey Burns ce l’ha ricordato.
La prima introducendo una canzone pensando ai “neighbors” (vicini di casa), intesi come persone e non separati solo da un confine geografico. La seconda volta nel finale durante il bis: i Calexico hanno citato nella canzone “Güero canelo” una strofa di “Desaparecido” di Manu Chao.

Sebbene la band provenga dall’Arizona è riuscita idealmente ad avvicinare la provincia veronese alle terre desertiche del confine messicano e statunitense.

I due Calexico si sono fatti, diciamo così, le ossa nei Giant Sand di Howe Gelb.

Il post è dedicato agli Amici (loro sanno chi sono).

No books only smartphones

Siamo stati a Londra per qualche giorno.
Il mezzo ideale per spostarsi nella capitale britannica è la metropolitana (Underground o Tube).
Era da parecchi anni che non tornavo a Londra, ma mi ricordavo che molte persone durante le corse leggevano i libri.
Quest’anno mi aspettavo vederne di lettori, invece no: solo gente con lo smartphone.

Persone con smartphone nella London Underground

Una rarità la persona che leggeva un libro: “H is for Hawk” di Helen Macdonald.

H is for Hawk di Helen Macdonald

Foto scattate nella linea Circle / District a Londra.

Conway Savage ... The Ones you love

Conway Savage è morto pochi giorni fa
e
come ulteriore omaggio riprendo
il post e la traduzione della canzone The One You love dal blog dell’amico Flavio.

The Ones you loveQuelli che ami
I try to speak to you,
but my words are not useful.
So I write to you,
hoping you change your mind.

It’s been a while since I lost you,
this feeling’s lost in time.
When I think about it, and us,
I lose my mind.

That’s when my heart skips the beat, skips the beat.
I’m on my own again.
That’s when my heart skips the beat, skips the beat,
I’m on my own again.

Will you open the door?
Would you let me in?
Is this right or this is the end, is this is the end?

There is no other way to explain what’s become of us.
I just can’t let go of better days, it’s crazy.

That’s when my heart skips the beat, skips the beat.
I’m on my own again.
That’s when my heart skips the beat, skips the beat,
I’m on my own again.

Will you open the door?
Would you let me in?
Is this right or this is the end, is this is the end?
Provo a parlarti,
ma le mie parole non sono utili.
Quindi ti scrivo,
sperando che cambi idea.

È passato un po ‘di tempo da quando ti ho perso,
questa sensazione è smarrita nel tempo.
Quando ci penso,
perdo la testa.

In quel momento il mio cuore salta il ritmo, salta il ritmo.
Sono da solo di nuovo.

Aprirai la porta?
Mi lasceresti entrare?
È giusto o è finita, questa è la fine?

Non c’è altro modo per spiegare cosa ci è successo.
Non riesco a lasciare andare giorni migliori, è pazzesco.

Aprirai la porta?
Mi lasceresti entrare?
È giusto o è finita, questa è la fine?

Conway Savage ... addio

La firma di Conway Savage dopo il concerto all’Interzona VR

Conway Savage è mancato domenica scorsa. Il musicista suonò per quasi trent’anni nei Bad Seeds di Nick Cave.
Lo vidi come solista parecchi anni fa all’Interzona a Verona.
A vederlo non faceva una gran impressione, almeno prima di iniziare a suonare.
Sul palco era proprio un solitario: il tipico perdente contro la vita.
Il fatto che mi colpì fu la sua voce dorata: alta, dolce e commovente.
Il suo era uno stile dolce e malinconico.
Aveva poco tempo a disposizione ma riuscì a dare emozioni con la musica e la voce.
Un breve concerto che non lasciò indifferenti.

Conway Savage, foto di Peter Milne

Conway Savage da una foto di Peter Milne

Michela Murgia - Viaggio in Sardegna

Undici percorsi nell’isola che non si vede.

Quante guide sono state dedicate ad un isola meravigliosa come la Sardegna? Perché scegliere una guida al posto di un’altra?
Francamente è difficile scegliere, ma “Viaggio in Sardegna” della scrittrice Michela Murgia è da leggere. La risposta sta nel suggerimento discreto a vedere l’isola nella sua interezza ma con occhi diversi, guidati da chi la conosce davvero bene: la Murgia, sarda purosangue. Il nostro punto di vista durante la lettura diviene più curioso e avido di saperne di più sulla Sardegna. L’autrice ha una scrittura che condensa profondamente aspetti sociali, culturali, economici e storici nei capitoli (gli undici percorsi) del libro. Durante la lettura vi sono ogni tanto delle citazioni di scrittori sardi e del continente (italiani e stranieri), per sottolineare i temi narranti.
Il libro non tratta solo degli aspetti geografici tipici della Sardegna, ma va oltre, in realtà non so come spiegarvelo, perché le bellezze e le emozioni sono così tante che ci voleva un libro per raccontarlo, ed è ciò che ha fatto la Murgia. Infatti quest’opera letteraria è un invito ad aprire le porte del popolo sardo, scoprendo la storia e l’umanità che lo contraddistingue, superando l’idea di Sardegna da cartolina.

Se avrai letto il mio post fino ad ora, ti chiederai quali sono questi itinerari da scoprire. Beh, ti cerchi il libro e li leggerai, così scoprirai come la scrittura di Michela Murgia riesca a svelare la terra sarda e i suoi abitanti.

Maschera sarda e il libro della Murgia

Riferimenti
  • Michela Murgia, Viaggio in Sardegna, Einaudi, 2014