Wooden Shjips live in Roma 14/03/2019

Nell’autunno 2018 io e Marco siamo stati intrigati dall’ultimo album V dei Wooden Shjips, gruppo statunitense capitanato dal chitarrista Ripley Johnson. Lo stile musicale della band è un rock psichedelico sulle tracce della West Coast americana.

Da qui la decisione di andare a Roma al circolo Monk, lo scorso 14 marzo, dove si esibivano.

Nel concerto, il suono è stato incalzante, raffinato ed avvolgente. Nel gruppo, composto da quattro musicisti (Nash Whalen all’organo, Omar Ahsanuddin alla batteria, Dusty Jermier alla basso) ha spiccato la chitarra di Ripley Johnson che di fatto guida e trascina la band (e il pubblico) in un vortice caldo e colorato. I riff di chitarra sono sembrati puliti e mai ripetitivi, gli affondi in distorsione mai grezzi o cupi. L’effetto finale è stato un suono piacevole e coinvolgente, per oltre un‘ora di musica, con un pubblico (non particolarmente giovane) entusiasta.

Sul fondale dietro i musicisti (e quindi addosso a loro!) Sanae Yamada, la compagna (sia nei Moon Duo che nella vita) di Ripley, proiettava dei giochi di luce caleidoscopica in un loop psichedelico.

Efficiente la gestione del Monk nell’organizzazione degli spazi (di fronte alla sala concerto, oltre un cortile, c’è un piacevole ritrovo con cucina e bar), oltre che nella possibilità di offrire una fruizione di qualità della musica.

3 anni senza Giulio Regeni

Amnesty International organizza il terzo, e spero ultimo, anniversario della scomparsa di Giulio Regeni. Stiamo attendendo i famosi “passi in avanti” annunciati dal governo italiano in diverse occasioni.

#3annisenzaGiulio

Giulio Regeni Padova Piazza delle Erbe

Ciao ciao 2018 e buon 2019

 

Igor Mitoraj Dea Roma

È finito il 2018 e sta iniziando il 2019.

La splendida scultura Dea Roma di Igor Mitoraj fa scendere delle lacrime per l’anno che se n’è andato e guarda con occhio sorridente quello che sta arrivando.

Un abbraccio e tanti auguri!

Blu non c’è più ma proprio più a Verona

Blu non c'è più, street art, verona

In quel di Verona, precisamene nel quartiere di Borgo Venezia, pochi anni fa, uno dei più importanti street artist mondiali, l’italiano Blu, dipinse la facciata di un palazzo, con tanto dei permessi del proprietario dell’immobile.
Secondo me fu un avera fortuna poter ammirare il lavoro di Blu.
Purtroppo non la pensò così un comitato di quartiere, che chiese di ridipingere la facciata. La motivazione dell’ “ingrigimento” fu che: “spaventava i bambini“. Si possono vedere le facciate “del prima e del dopo” nelle due foto sopra.

La fine della storia è che il murale di Blu è stato definitivamente demolito. Non ci resta che andare in altre città del mondo per ammirare i lavori di Blu, il re dei bottom (i graffiti di grandi dimensioni ), leggendo le segnalazioni della guida Lonely Planet, accorgendoci, ahimè (troppo tardi) di quello che abbiamo perso (per sempre).

Riferimenti

Le Luci della Centrale Elettrica Ferrara 16/12/2018

Siamo in teatro a Ferrara per la chiusura del tour finale di Vasco Brondi e del suo gruppo Le Luci della Centrale Elettrica.
Il cantautore ferrarese ha deciso che terminerà, dopo dieci anni, il progetto de Le Luci. Ha lasciato intendere che proseguirà in altre direzioni.
Vasco è il cantautore che ha raccontato i tempi italiani dandone una chiave di lettura originale e profonda. Il suo punto vista ha esplorato la società e la vita personale. Ha creato un proprio linguaggio per descrivere le situazioni dell’ultimo decennio, chi l’ha compreso non riesce a dimenticarlo. Capita spesso nelle sue canzoni, di intravedere un futuribile presente.

Le canzoni sono state arrangiate proprio per il tour teatrale.

Post dedicato a Giulio.

Beach House Torino 02/11/2018

I Beach House sono un duo di rock indipendente di Baltimora (USA). Il gruppo è formato da Victoria Legrand ed Alex Scally. Le loro canzoni fondono atmosfere sognanti e seduttive: la voce suadente ed estasiata di Victoria Legrand invita, insieme alla musica, a creare un’atmosfera da sogno.
I Beach House ci sanno fare, ricreano le atmosfere e le sensazioni degli album, però con approccio “dal vivo” e quindi diverso dai dischi.
Il gruppo è molto schivo: grandi fari disegna i profili dei musicisti; la musica è la protagonista, mentre sullo sfondo lo schermo si riempie di luci giocose e colorate.
Le foto sono mie e del Prof. Valentine.

Unica nota negativa: l’acustica del Lingotto di Torino non ha reso giustizia ai Beach House. Il festival era La luce al buio.

Tube Map London Underground

Tube Map London Underground

Abbiamo girato in lungo e in largo Londra, utilizzando la metrolitana londinese. Ci siamo orientati con una mappa della Tube in formato A3, che mi ero stampato prima di partire per la capitale britannica. È vero che con il telefono cellulare ormai si va dove si vuole, però ho preferito avere un “pezzo di carta”, che potevo aprire, consultare e ripiegare. Insomma vado alla “vecchia maniera”.

Inaspettamente in una piccola stazione della metropolitana, abbiamo trovato una mappa tascabile dell’Underground. Era in un angolo del ripiano di una cassa automatica e l’ho presa al volo! Comoda e pratica, mi sono quasi commosso a trovarla, è stato bello utilizzarla, proprio come una volta: alla “vecchia maniera”.

Gli smartphone ai concerti

Non ho intitolato a caso questo post, perché oramai lo smartphone è nelle tasche, anzi nelle mani di tutti.
Rimango perplesso dall’uso costante dei “telefonini” durante un concerto. Le persone sono sempre lì a tentare di scattare foto o di fare dei video. Poi, immediatamente a mandarli sulle congregazioni sociali, i cosiddetti “social“. Si dovrebbe essere al buio e solo il palco dove suonano i musicisti illuminato dalle luci … invece no. Nel pubblico ci sono tutti questi vetrini luminescenti accesi e dita che scorrono continuamente.
Trovo seccante essere sempre connessi e vedere queste schermi alzati sopra le teste, vicini e lontani da dove mi trovo che si illuminano, restano accesi, poi svaniscono e poi ricompaiono.
Ricordo che una volta a un concerto di Vinicio Capossela, il musicista invitò simpaticamente ad alzare le mani per un brindisi, invece di avere le braccia alzate con gli smartphone.
Va bene scattar qualche foto, lo faccio pure io ma c’è un limite, oppure no?

C’era invece chi come il Prof. Valentine scriveva una poesia.

Le foto sono state scattate ai concerti di Rag’n’Bone Man a Verona (2017) e dei Cigarettes After Sex a Ferrara (2018).

Calexico Sommacampagna 10/07/2018

I Calexico sono una band fondata da Joey Burns e John Convertino, cantante e chitarrista il primo, batterista il secondo. La loro caratteristica è fondere stili musicali messicani ed americani, creando una immaginaria frontiera musicale. La musica dei Calexico non ha confini, ma rispetto e dignità, una colonna sonora da deserto western, un po’ alla Ennio Morricone.

Il concerto era per la maggior parte incentrato sugli ultimi album, dove le canzoni sono per lo più ballate che mantengono le influenze musicali messicane e rock americane. La loro musica trasmette calore ed umanità, perché intreccia le radici del folklore messicano con quello rock, con un suono contemporaneo.

Un tema sfiorato discretamente e in modo intelligente è stato quello dell’immigrazione: due volte Joey Burns ce l’ha ricordato.
La prima introducendo una canzone pensando ai “neighbors” (vicini di casa), intesi come persone e non separati solo da un confine geografico. La seconda volta nel finale durante il bis: i Calexico hanno citato nella canzone “Güero canelo” una strofa di “Desaparecido” di Manu Chao.

Sebbene la band provenga dall’Arizona è riuscita idealmente ad avvicinare la provincia veronese alle terre desertiche del confine messicano e statunitense.

I due Calexico si sono fatti, diciamo così, le ossa nei Giant Sand di Howe Gelb.

Il post è dedicato agli Amici (loro sanno chi sono).

No books only smartphones

Siamo stati a Londra per qualche giorno.
Il mezzo ideale per spostarsi nella capitale britannica è la metropolitana (Underground o Tube).
Era da parecchi anni che non tornavo a Londra, ma mi ricordavo che molte persone durante le corse leggevano i libri.
Quest’anno mi aspettavo vederne di lettori, invece no: solo gente con lo smartphone.

Persone con smartphone nella London Underground

Una rarità la persona che leggeva un libro: “H is for Hawk” di Helen Macdonald.

H is for Hawk di Helen Macdonald

Foto scattate nella linea Circle / District a Londra.