Tutto andrà bene 33

Mattinata dedicata al telelavoro, mentre il pomeriggio in ferie! Dove? A casa, ovviamente. Non avendo faccende domestiche ho fissato con un mio conoscente un “check up” del suo blog,. sviluppato con WordPress.

È stato bello perché avevo proprio voglia di tornare ad insegnare come usare meglio WordPress. Gli ho suggerito come gestire correttamente, per i motori di ricerca, l’indicizzazione delle immagini e l’archiviazione nella Media Library. Abbiamo rivisto il tema grafico, utilizzando delle funzioni che non conosceva. Fatto un ripasso della nuova gestione di scrittura a blocchi. Due ore di insegnamento remoto, utilizzando Telegram per parlarci, mentre vedevo interagivo con il suo pc, usando un programma di condivisione a distanza del suo schermo. Bella esperienza, mi mancava.

Tutto andrà bene 32

Cowboy Bebop

Torno sul dopo cena, cosa guardare che non duri troppo e che sia interessante ma divertente? Dopo varie puntate di Rick and Morty, The Mandalorian e Big bang theory, si doveva vedere qualcos’altro. Ci ha pensato G. (figlio): “Dovete vedere Cowboy!” Noi: “Eh? E sarebbe?!?”. Lui: “Un anime“. Vale a dire un cortometraggio a cartoni animati giapponesi (spero di avere reso l’idea…).

La serie è una sorta di noir fantascientifico con una colonna sonora composta di vari stili musicali di jazz e blues, un particolare molto interessante che identifica in modo originale la serie. I protagonisti sono dei cacciatori di taglie che navigano nello spazio, di pianeta in pianeta, per ricercare criminali. Hanno un’astronave chiamata Bebop. Uno degli aspetti della serie è il taglio psicologico dei personaggi: tutti hanno un qualcosa di irrisolto, con cui dovranno confrontarsi prima o poi. Niente male, davvero. Gli episodi durano venti minuti e solitamente ne guardiamo due o tre e poi a nanna. Meglio di così…

Cowboy Bebop – sigla iniziale
Cowboy Bebop – sigla finale: The real folk blues

Dedicato a G. e al jazzista Guido.

Tutto andrà bene 31

Foglio bianco

Nulla da dichiarare, se non che si sta bene e già questo è una bella cosa.

Cosa scrivere qui, oggi?

Non lo so, ho cercato un immagine di un foglio bianco da riempiere.

Scrivo qualche pensiero in libertà per riempiere questo foglio bianco che ora mi sembra una bandiera.
Bandiera bianca“, la canzone di Franco Battiato. Come amo il disco “La voce del padrone“, lo comprò mia madre nel 1981.
Il foglio bianco che è una bandiera bianca, ma che ora diventa una bandiera rosa, come la copertina dell’album “Pink flag” dei Wire, il gruppo art punk inglese del 1977.
Mi sa che … mi fermo qui.

Franco Battiato – Bandiera bianca
Wire – Pink flag
Pixel_perfect da Pixabay

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Stando in casa ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette eccetera eccetera, come ben sappiamo tutti, si fanno più spesso le pulizie. Non è che siamo dei maniaci delle pulizie, ma un fenomeno però abbiamo notato: c’è più pulviscolo, c’è più polvere. Passa e ripassa ma il giorno dopo: eccola! Le esclamazioni e i pensieri sono: “vabbè, uffa, ripulisco, ripasso, rifaccio meglio, cambio prodotto, eppure qui ho già pulito“. Mah, sarà il corona virus? Sarà che non piove?

Sarà come canta Enrico Ruggeri in “Polvere“:

… e sfioro il tavolo con una mano.
Pomeriggio strano,
e un desiderio che è fuggito lontano …

Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay

Eighty Blues: ovvero non si esce vivi dagli anni ’80

Andrea/Kikkakonekka è uno dei blogger che seguo e poco tempo fa, scopro che collaborò ad una fanzine verso la fine degli anni ’80. Mi interessa la storia di chi riusciva a fare qualcosa dalla propria passione musicale, collaborando a delle autoproduzioni editoriali e utilizzando una distribuzione alternativa. C’erano molte persone che da soli o in gruppo scrivevano e creavano da sè delle riviste, ovvero le fanzine. Andrea scriveva su Right!: numeri unici dedicati ad un gruppo inglese di musica dance elettronica piuttosto noto: i Pet Shop Boys. Ero ancora più incuriosito perché la band inglese appartiene a un genere musicale che conosco poco, ma volevo sapere di quella sua esperienza, sapere come era iniziata la sua collaborazione, perché si era mosso, perché scrivere sulla fanzine e se era uscito vivo dagli anni ’80. Non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di chiedergli se voleva partecipare alla serie di articoli Eighty Blues: ovvero non si esce vivi dagli anni ’80. Ecco il racconto di Andrea.

Right! fanzine Pet Shop Boys

Andrea, raccontami come hai iniziato a scrivere su Right!.
Avevo 18 anni e non conoscevo cosa significasse la parola “fanzine“.
Lessi per la prima volta questo termine sulla rivista mensile “Tutto“, che parlava di musica e che io comperavo, sfogliavo e maneggiavo come fosse una Sacra Scrittura.
Era il 1987.
Io, avido ascoltatore di musica inglese, avevo finalmente trovato pane per i miei denti. Un mensile che parlasse di musica in maniera ampia ed approfondita, con la pubblicazione di foto e curiosità, oltre ai testi della canzoni che non sempre capivo perfettamente.
Grazie a “Tutto” mi accorsi di non essere solo. C’erano centinaia/migliaia fan di musica sparsi per l’Italia, magari di generi musicali differenti o di band e cantanti differenti, ma tutti appassionati per la musica ed i dischi. Non mi sentivo più una “mosca bianca“, accorgendomi di appartenere ad una comunità più ampia, anche se di gusti differenti.
Non esisteva internet. I modi per stare in contatto tra fans erano legati a newsletters, a sporadici contatti telefonici, ad incontri (tipo mostre del disco), oppure grazie alle “fanzine”. Pubblicazioni periodiche amatoriali da parte di gruppi di fans.
Eccole, finalmente.
Le fanzine più note erano quelle legate alle band più note di allora, per esempio Duran Duran e Spandau Ballet.
Anche i miei gruppi musicali preferiti (Pet Shop Boys, Dead or Alive) avevano la “loro” fanzine, ma si trattava di pubblicazioni esistenti solo nel Regno Unito, non in italiano.
Io, da appassionato musicale, nel frattempo avevo iniziato a diventare anche collezionista di dischi. Iniziai a trovare informazioni riguardo dischi “rari” o “promozionali“, e tutta una serie di pubblicazioni su un mondo affascinante e sommerso.
Fu così che entrai in contatto con alcuni ragazzi di Milano – Caterina, Elena, Sergio e Christian – che mi dissero di avere “fondato” una fanzine chiamata “Right!” dedicata completamente ai Pet Shop Boys.
Mi iscrissi immediatamente.
Nella fanzine potevo leggere curiosità riguardanti Chris e Neil (ovviamente i 2 Pet Shop Boys), riguardo le loro prossime uscite discografiche, riguardo i loro tour, oltre a vedere foto per me al tempo inedite. Ogni pubblicazione la attendevo come manna dal cielo.
Una cosa però mancava: un approfondimento sulla loro discografia.
In “Right!” non si parlava mai dei dischi promozionali (spesso recanti materiale inedito), delle pubblicazioni straniere dei loro dischi (spesso con copertine differenti o “lati B” differenti), o degli infiniti “dischi mix” che arricchivano la discografia dei Pet Shop Boys ad uso e consumo dei collezionisti come me.

Fu così che iniziai anch’io a scrivere su “Right!”, un articolo in ogni numero, con approfondimenti “mirati” riguardo la loro discografia. Era uno spasso, per uno come me che era amante della musica, fan dei Pet Shop Boys e collezionista dei loro dischi (e lo sono ancora oggi). Right durò alcuni anni.

C’erano degli allegati?
Talvolta, in alcune pubblicazioni “speciali“, alla fanzine era abbinata una audio-cassetta contenenti brani dei Pet Shop Boys tratti da registrazioni live, da qualche bootleg o da qualche disco promozionale.
Conservo ancora tutto, pure le audio-cassette che temo di non poter più riascoltare perché non ho più il “mangiacassette“. Ti dirò di più: io ero contrario alle cassette, perché intanto io quelle canzoni/versioni le avevo già tutte su vinile/CD/cassetta originali (da bravo collezionista), ma anche perché duplicare brani… non mi pareva una bella idea, anche dal punti di vista “etico”. Ma, ripeto, non ero io a decidere su questo aspetto. Ci tengo a dire che io non curavo né le spedizioni, né la preparazione delle cassette. Fungevo solo da “collaboratore esterno” per gli articoli, che occupavano circa 3 pagine per ogni numero.

Right tape 09 allegato alla fanzine

Un aspetto caratterizzante dei Pet Shop Boys sono le copertine dei dischi.
Riguardo le copertine … sarà che sono di parte, ma ne hanno fatte molte di “iconiche“, tanto da meritarsi una mostra a riguardo alcuni anni fa.
Un album dalla copertina memorabile fu “Introspective” (sul cui stile si basa il mio ‘avatar‘), la cui combinazioni di colori variava a seconda se comperavi LP, CD, Cassetta o le edizioni limitate. Le vere copertine di cui mi innamorai furono quelle del singolo Heart, dove il nome del gruppo non compariva neppure. Ho sempre adorato il loro minimalismo.

Pet Shop Boys - Introspective

Dove cercavi ed acquistavi i dischi?

I dischi? Io li comperavo OVUNQUE, ho sempre dilapidato tutti i miei soldi (sino al matrimonio) per comperare dischi. Da Joao (mio spacciatore di dischi) comperavo moltissimo, ma poi nei mercatini, nelle fiere del disco raro e da collezione (spec. Novegro), e moltissimo via telefono/lettera (anni ’90) che poi divenne internet/mail. Asbury Park (vicino a Reggio Emilia), Retrospective (UK, non c’è più), EIL (c’è ancora), Vinyl Tap, HMV, Ebay, Discogs ….
E quanti ne dimentico. Perché cercare un “promo” o una edizione limitata, è un lavoraccio

Poi il mondo iniziò a cambiare.
Internet, innanzitutto. Ma anche i Pet Shop Boys stessi, che iniziarono a pubblicare una “loro” fanzine ufficiale, che rendeva di seconda mano i contenuti di “Right!” e di “Alternative”, la fanzine inglese che continuavo a ricevere 4 volte all’anno.
La candela si spense piano piano.
Non aveva più senso leggere “Right!” e “Alternative” perché le informazioni le potevi avere di prima mano sul sito dei Pet Shop Boys, e le anticipazioni sulle loro uscite le potevi leggere su “Literally“, la loro fanzine ufficiale (che spesso abbinava magliette, CD e merchandising vario).
E’ stato pioneristico, è stato coinvolgente. E’ stato bello.

Pet Shop Boys – Heart
Pet Shop Boys – Heart, in cui compare anche Sir Ian Mckellen, loro amico da decenni.

Tutto andrà bene 29

Luis Sepúlveda foto Getty Editorial 04032020-982x540

Oggi mini riunione con una collega spagnola. La mattina è proseguita in ordinario telelavoro, sempre da casa. Poi un messaggio di un amico: “Cavolo, Luis Sepúlveda!“. No, non può essere. Sapevo che lo scrittore cileno si era ammalato di Covid-19 all’inizio di marzo, ma speravo che potesse guarire, invece no.
Ho letto tanti dei suoi libri e ho sempre pensato che era un uomo di buon cuore e di grande coraggio. Mi ha fatto partecipe con le parole nei suoi libri, della sua sensibilità verso le persone e la natura. Mi ha fatto condividere il senso di richiesta di giustizia umana. I suoi libri mi hanno fatto molta compagnia negli inverni passati. Una grande perdita.

Luis Sepúlveda La frontiera scomparsa

Tutto andrà bene 28

Paesaggio con strada e senza automobili

Oggi ho usato l’automobile, dopo un mese e poco più. Non mi era mai capitato di non utilizzarla per un tempo così lungo. Uno dei miei sogni sarebbe di andare a lavorare a piedi o in bicicletta, ma non sono mai riuscito a trovare un lavoro “casa e bottega“.
Non mi ricordavo le strade così libere di macchine: una ogni tanto.
Qualche furgone e camion in più.
Un’impressione insolita, ma d’altronde finché non finiranno questi giorni di blocco, era quello che mi aspettavo.
Le strade quasi libere, bello, poco dopo sono tornato a casa.

Foto di Felix Hu da Pixabay

Tutto andrà bene 27

Ripreso un ritmo da ufficio o quasi da telelavoro da ufficio, dopo il fine settimana pasquale.
Un paio di riunioni con colleghi e consulenti.
Ci si chiede sempre: “Come stai?“, poi: “E la famiglia?“.
Finora noi bene, tutti. Bene, quindi.

Tutto andrà bene 26

Il lunedì di Pasquetta solitamente lo si trascorre facendo una gita fuori porta. Un posto facile da raggiungere, fare una bella camminata e magari mangiare all’aperto su un prato verde, insomma un bel picnic. Accompagnati dalla famiglia e dagli amici. Quest’anno no, direi proprio di no, ma già lo sappiamo. Perché allora non viaggiare con la fantasia? Magari guardando il bel documentario “Astrosamantha“? La nostra astronauta Samantha Cristoforetti racconta con semplicità e determinazione la missione che l’ha portata sopra la nostra testa, nella stazione orbitale. Duecento giorni consecutivi nello spazio, mica male eh? Samantha rappresenta un simbolo di coraggio ed intelligenza. Per mia figlia Anna, (creatrice dell’immagine) Astrosamantha rappresenta tutto quello che sogna di diventare un giorno.

Nel breve video sotto, Astrosamantha canta “Imagine” di John Lennon.

Tutto andrà bene 25

Mi sono perso nel conteggio dei giorni del mini diario. Oggi doveva uscire il 26 o forse il 27, come numero rappresentativo delle giornate. Mannaggia, oggi guardando il calendario è Pasqua, quindi Buona Pasqua!!!

Intanto cominciamo con una colazione colorata! Slurp!!!