Conway Savage ... The Ones you love

Conway Savage è morto pochi giorni fa
e
come ulteriore omaggio riprendo
il post e la traduzione della canzone The One You love dal blog dell’amico Flavio.

The Ones you loveQuelli che ami
I try to speak to you,
but my words are not useful.
So I write to you,
hoping you change your mind.

It’s been a while since I lost you,
this feeling’s lost in time.
When I think about it, and us,
I lose my mind.

That’s when my heart skips the beat, skips the beat.
I’m on my own again.
That’s when my heart skips the beat, skips the beat,
I’m on my own again.

Will you open the door?
Would you let me in?
Is this right or this is the end, is this is the end?

There is no other way to explain what’s become of us.
I just can’t let go of better days, it’s crazy.

That’s when my heart skips the beat, skips the beat.
I’m on my own again.
That’s when my heart skips the beat, skips the beat,
I’m on my own again.

Will you open the door?
Would you let me in?
Is this right or this is the end, is this is the end?
Provo a parlarti,
ma le mie parole non sono utili.
Quindi ti scrivo,
sperando che cambi idea.

È passato un po ‘di tempo da quando ti ho perso,
questa sensazione è smarrita nel tempo.
Quando ci penso,
perdo la testa.

In quel momento il mio cuore salta il ritmo, salta il ritmo.
Sono da solo di nuovo.

Aprirai la porta?
Mi lasceresti entrare?
È giusto o è finita, questa è la fine?

Non c’è altro modo per spiegare cosa ci è successo.
Non riesco a lasciare andare giorni migliori, è pazzesco.

Aprirai la porta?
Mi lasceresti entrare?
È giusto o è finita, questa è la fine?

Conway Savage ... addio

La firma di Conway Savage dopo il concerto all’Interzona VR

Conway Savage è mancato domenica scorsa. Il musicista suonò per quasi trent’anni nei Bad Seeds di Nick Cave.
Lo vidi come solista parecchi anni fa all’Interzona a Verona.
A vederlo non faceva una gran impressione, almeno prima di iniziare a suonare.
Sul palco era proprio un solitario: il tipico perdente contro la vita.
Il fatto che mi colpì fu la sua voce dorata: alta, dolce e commovente.
Il suo era uno stile dolce e malinconico.
Aveva poco tempo a disposizione ma riuscì a dare emozioni con la musica e la voce.
Un breve concerto che non lasciò indifferenti.

Conway Savage, foto di Peter Milne

Conway Savage da una foto di Peter Milne

Nick Cave The boatman's call

Nick Cave Boatman's call copertina di Anton CorbijnOgni volta che ascolto “The boatman’s call” mi sembra di avere Nick Cave e i Bad Seeds accanto alla mia stanza, tanto è forte la situazione d’ intimità e d’ emozione che fa nascere questo album nella testa. Non mi aspettavo da Nick Cave un disco del genere: introspettivo, calmo, commovente, melodico. Non ci sono canzoni ossessive o elettriche, musicalmente tutte hanno una certa leggerezza, nonostante i temi lirici trattati. La voce bassa e confidenziale di Nick Cave ti affascina, mentre la musica ti avvolge creando un’ atmosfera particolare. L’impressione è di ritrovarsi con un caro e vecchio amico, che non si vedeva da qualche tempo, che racconta le sue storie e lo ascolti rapito. Dopo album in cui la forma canzone era il rock, in tutte le sue origini e sfaccettature, l’artista in “The Boatman’s call” propone uno stile musicale più cantautoriale, nuovo per lui e per il suo gruppo.

Naturalmente i Bad Seeds si adattano egregiamente a quest’evoluzione di Nick Cave, anzi accolgono un nuovo compagno di strada, il violinista Warren Ellis dei Dirty Three, che accentua la vena romantica delle sonorità del gruppo. E’ un bel cambiamento se pensiamo che l’anno prima era uscito l’album inquietante ed assassino delle “Murder ballads”.
Il disco è introdotto da “Into my arms“, una vera e propria preghiera d’amore e di bene per la sua compagna; solo la voce e il pianoforte di Nick Cave, con l’accompagnamento del basso di Martyn P. Casey. La voce è ferma, rispettosa ed invocante, un brano iniziale di forte impatto emotivo. “Lime tree arbour” è una dolce canzone con dei passaggi un pò inquietanti ma nel finale la voce del cantante dissipa ogni insicurezza e ci dona fiducia per il futuro. Musicalmente, come nel brano precedente, a farla da padrone è il pianoforte, suonato dall’autore stesso. Segue “People ain’t no good” triste e pacata, una canzone d’addio per quando finisce l’amore. Il tono di Cave è sommesso e rassegnato, mestamente accompagnato dalla musica.
Brompton Oratory” è il luogo dove l’artista deve sedersi sui gradini della chiesa, da quanto è ferito ed addolorato dalla mancanza della propria amata. E’ tutto un dialogo interiore di un uomo che si trova da solo ed è pesante questo dolore da non trovare pace persino in un luogo sereno come l’oratorio di Brompton. La musica è dolce come una “ninna nanna”, come a cercare di quietare il musicista e chissà che con il canticchiare finale non sia così… Di tutt’altro registro è la successiva “There is a kingdom“, una ballata dolce con un magnifico arrangiamento: la chitarra acustica di Mick Harvey che s’intreccia con il pianoforte di Conway Savage, le campane appena toccate da Jim Sclavunos e con gli accompagnamenti di sottofondo della chitarra elettrica di Blixa Bargeld, del basso di Casey e della batteria di Thomas Wydler. Il tema della canzone è il raggiungimento della fede in un’entità superiore. Nick Cave canta con voce ispirata, aggiungendo nelle parti liriche più alte un tono leggermente estasiato.
(Are you) the one that I’ve been waiting for?” è sicuramente la mia canzone preferita dell’ album. Il testo è determinante per comprendere il significato della canzone: l’ autore si chiede se la donna a cui sta andando incontro sarà la compagna da tanto aspettata e desiderata, per formare una coppia, per fronteggiare insieme il futuro. Il tono della voce di Nick Cave è deciso ed ammaliante, i Bad Seeds creano una musica che fluisce dolcemente, dando all’autore maggior forza nel momento d’ apice della sua riflessione, lasciando cadere ogni dubbio.
Where do we go now but nowhere?” è ballata lenta e secca, accompagnata dalle riflessioni amare dell’ autore sul rapporto di coppia. La fine della canzone è un invito sussurrato : “… Svegliati, mia amata, mia amante, svegliati.“. Musicalmente la canzone segue un incedere lento e dolente. Arriva poi la descrizione della “West country girl“, in cui l’autore descrive la ragazza del West Country, evidenziando alcune parti del suo corpo e le sofferenze che l’animo della ragazza. La musica è suonata in modo secco per accompagnare la parole di Cave nella descrizione della donna. Sembra che la canzone sia il personale ritratto di P. J. Harvey. “Black hair” è una canzone di commiato all’amata e per creare il clima d’addio è suonata solamente con la fisarmonica e un organo di sottofondo. Nick Cave lentamente recita i versi ricordando tutte le parole che le ha sussurrato e i suoi neri capelli, ma lei “… Oggi ha preso un treno per l’ Ovest.“.  “Idiot prayer” continua in modo malinconico e dolente la l’addio alla propria amata, evidenziata dal tono interpretativo di Cave. In “Far from me” l’ artista ci canta confidenzialmente del rapporto con la sua donna, dall’inizio della storia e di come lei si sia allontanata. Il violino di Warren Ellis sottolinea struggentemente le domande rivolte all’ amata, mentre gli altri musicisti suonano accompagnando lo stato d’ animo dell’ autore. La voce di Cave ci trasmette il sentimento di lontananza che lui stesso prova. Chiude l’ album “Green eyes” una dichiarazione d’amore che si chiude con l’invito a lasciare l’autore in silenzio così lui possa ricordare i suoi “occhi verdi”. Per la chiusa dell’album Cave sceglie di recitare i brani della canzone e sovra incidendo la sua stessa voce mentre canta gli stessi versi. Le parole e le musiche dell’album sono composte interamente da Nick Cave.
Un album sofferto, intimo e colmo di considerazioni sull’amore o meglio sulla fine dell’amore, da sembrare quasi una confessione. Il chitarrista Blixa Bargeld ha detto che quest’album è : “… come una tartaruga che abbandona il guscio“. Lo stesso Cave dichiarerà: “… il disco che ho sempre desiderato fare e per il qual’ è stata necessaria una considerevole dose di coraggio…“. Sicuramente un album di Nick Cave in cui la voce emerge su tutti i brani e il pianoforte suonato dall’artista stesso sottolinea maggiormente l’espressività delle canzoni. I Bad Seeds sono degli amici che si aggiungono ai racconti di Cave creando un suono: “… fragile, ruvido, introspettivo, solenne come una preghiera.“.

Nick Cave and the Bad Seeds “The boatman’s call”
1997, Mute Records

I Bad Seeds sono:
Mick Harvey, Blixa Bargeld, Thomas Wydler, Cinway Savage, Martyn P. Casey, Jim Sclavunos e Warren Ellis. Prodotto da Nick Cave and the Bad Seeds e Flood. Registrato negli studi Abbey Road  di Londra, nel Luglio 1996.
La copertina presenta una ritratto molto intenso di Nick Cave, la foto è di Anton Corbijn. Nell’ edizione italiana è presente un libretto aggiuntivo con i testi tradotti da Paola De Angelis.

La lista delle canzoni:
1. Into My Arms
2. Lime Tree Arbour
3. People Ain’t No Good
4. Brompton Oratory
5. There Is A Kingdom
6. (Are You) The One That I’ve Been Waiting For?
7. Where Do We Go Now But Nowhere?
8. West Country Girl
9. Black Hair
10. Idiot Prayer
11. Far From Me
12. Green Eyes

Era per Chiara