Vinile (la fanzine o rivista, non il supporto fonografico...)

Milano, tra il 1987 ed il 1989 escono 5 numeri di quella che è una fanzine evoluta o forse una quasi-rivista: Vinile.
Il formato riprende quello dei 45 giri [1] – per chi se li ricorda – proprio perchè ad ogni numero sono allegati uno o due ep 7″ con brani di gruppi italiani o stranieri. [2]

La storia di Vinile si intreccia con quella della nascente Vox Pop, che prenderà il posto delle precedenti esperienze [3] come etichetta discografica di riferimento per la scena milanese.

Lasciamo la parola a Charlie [4]:“Anche se i primi dischi con il marchio Vox Pop sono dell’ 88, la casetta discografica Vox Pop nasce ufficialmente nel novembre 89 come diretta conseguenza dell’avventura di Vinile, come gioco irresponsabile, come esigenza che prende corpo grazie a un’ idea di Giacomo Spazio e alla voglia di cinque persone (presto ridotte a tre) di cui una in grado di investire sei milioni sei di vecchie lire. Istigata da Giacomo Spazio, organizzata dal signor albertoli (ciarli per tutti), finanziata da Manuel Agnelli, appoggiata da Mauro Ermanno Giovanardi (ma allora NESSUNO lo chiamava cosi’) e Paolo Mauri, nasce ufficialmente Vox Pop Records. La sede e’ un negozio -gia’ ex magazzino di Supporti Fonografici- in via Bergognone 40: scatoloni di dischi freschi di stampa che si spera di vendere, due pseudoscrivanie su cavalletti, casino inenarrabile che mi accompagna da sempre, demotapes che gia’ cominciano ad accumularsi e un PC con 640kb di RAM. Spiegare ai passanti quello che facciamo porta via mezze giornate.”

Vinile farà la sua parte in quella stagione di passaggio che condurrà dalla fine degli anni ’80 agli anni ’90, dalla new-wave al grunge, dal dark al noise, passando dai Jesus and Mary Chain ai Nirvana (ed evitando di striscio la menata neopsichedelica/garage/stooges del tempo…)

Sulle sue pagine quindi si è parlato di tutto: diciamo dai Cccp a Billy Bragg, dalla Third Ear Band agli Opal, dai Beatles agli Spacemen 3, e poi fumetti, provocazioni, paperini punk, stop apartheid, fuck art let’s dance…

Alcune “spigolature”:

The Cure -Why can’t I be You
La differenza principale tra i miti (Ian Curtis) e le leggende viventi (Robert Smith) è che le ultime non essendo morte (per definizione) hanno tutto il tempo che vogliono per ingrassare, sputtanarsi e arricchire. (Charlie)

Litfiba – 17 Re
Speriamo che facciano i soldi e si tolgano presto dai coglioni (Giacomo Spazio)

Diaframma – Boxe
In questo disco, a parte la prima canzone il resto è da buttare. Almeno i Denovo (che mi fanno cagare) dimostrano più fantasia. (Giacomo Spazio)

Litfiba – Aprite i vostri occhi
Io vi consiglio però di chiudere le orecchie; solo se vi piace il culo di Pelù. Se no chiudete anche gli occhi. (Francesco Paladino)

Garage-rock
Genere musicale morto e sepolto ma artificialmente resuscitato, sta passando di moda un’altra volta. Speriamo l’utlima. (Stella Lux)

Nutella
Dio ce l’ha data. Guai a chi ce la tocca (Joe)

Rem – Green
Cantami o Diva e fammi capire
questo discaccio che vuole mai dire
son forse questi i geni del rock
o mestieranti titic e titoc?
se vuoi ascoltare il mio laido parere
non ti far prendere per il sedere
ed i quattrini ai REM destinati
spendili in fighe, al gioco e in gelati.
(Peter Pestalozza)

Lettere
Non ci saremmo mai sciolti, perchè di cose da dire ne avevamo e ne abbiamo ancora molte, ma poi abbiamo saputo che in Italia c’era una band che si chiama Gang che ripeteva le nostre canzoni nota per nota, parola per parola… così ognuno è andato per la sua strada. (Mick Jones, ex-Clash)

Quando parlo male della musica di qualche gruppo, mi riferisco solo alla musica. E’ ovvio che non posso parlar male dei musicisti perchè non li conosco. Se li conoscessi… parlerei male anche di loro. (Giacomo Spazio)

Note e links:
[1] Se per caso vi ricordasse il formato della collana “Sconcerto” (anch’essa pubblicata da Stampa Alternativa) è proprio perché anche quella era stata creata da Giacomo Spazio.
Tra gli altri, uscirono volumi dedicati a Joy Division, Cure, Smiths.

[2] Tra gli altri: After Budapest [5], A Primary Industry, The Shamen, Nikki Sudden, Casinò Royale, The Wedding Presents…

[3] Ad esempio Crazy Mannequin e la “morente” Supporti Fonografici, allora in procinto di trasferirsi dal “buco” in via Coni Zugna a quello che sarà per anni il bellissimo negozio di Porta Ticinese e di lasciar perdere le ambizioni da etichetta discografica.

[4] Carlo Albertoli, il suo racconto lo trovate qui.

[5] Si può fare la nota di una nota? Boh, comunque gli After Budapest sono qui per una ragione ben precisa – ciao Pelle!

Riferimenti:

 

Questo post è stato gentilmente concesso dall’autore del blog Place to Be Bad, grazie Alessandro!

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