Vinicio Capossela e Psarantonis al Rifugio Vajolet

Vinicio Capossela, Psarantonis, Rifugio VajoletNon avevo alcun dubbio che sarebbe stato un evento unico ascoltare Vinicio Capossela per I Suoni delle Dolomiti.
Il concerto si è tenuto sabato 3 agosto a circa 2240 metri, mentre in pianura c’era un caldo afoso.
Abbracciati da uno scenario naturale grandioso proprio nel cuore delle Dolomiti nella Val di Fassa, attendendo il sorgere del sole.
La performance si è svolta nella piana poco sopra il Rifugio Vajolet (Gruppo del Catinaccio) ed era intitolata Antropos, colui che guarda in alto – Canzoni per rocce, vento e terra.

Vinicio Capossela era accompagnato dal suo chitarrista Alessandro Asso Stefana e da quattro musicisti cretesi. E dalle parole di Capossela abbiamo saputo che Psarantonis è:

… Un mito vivente. Una specie di Zeus con la lira. … Psarantonis è il più originale, ascoltarlo è come ascoltare la roccia, il verso dell’aquila, il canto degli alberi o del vento. Suona la lira cretese e verrà accompagnato dai suoi figli, musicisti anch’essi. Suoneremo insieme diversi brani “omerici” dall’ album Marinai, Profeti e Balene e altre cose.

Vinicio si presenta come un pastore di montagna, calzettoni rossi di lana al ginocchio, pantaloni alla zuava, camicia di lana bianca e verde e cappello di feltro verde. Noi siamo tutti ammassati e infreddoliti, chi più chi meno attrezzato per la bassa temperatura, in attesa del concerto, spostato alle ore 08:00 invece che alle 06:00 per l’enorme affluenza di pubblico; qualcuno dell’organizzazione mormora che siamo in circa 5000 persone.
Il cantautore vedendoci così, ci saluta dicendo: “Sembra un accampamento di Ussari” e ci regala una canzone inedita, appunto l’ Alba degli Ussari. Alla fine del nuovo brano mi domando dove ci porterà con il prossimo album. Il concerto prosegue con le canzoni del poeta cretese introdotte da Vinicio, alternate a quelle del nostro cantautore più importante attualmente.

L’acustica è naturale e straordinaria, ti senti accolto e abbracciato dalle canzoni, tutte arrangiate per l’occasione. Le musiche e il cantato sono di una interpretazione altissima. Altro dono inedito, la canzone Antropos o Uro dedicata ad all’animale e all’uomo primitivo. Il sole nel frattempo comincia a salire e quasi a superare le creste del Larsec, la montagna che fa da quinta naturale al concerto.
Poi tocca il turno a Brucia Troia e Il ballo di San Vito, ovviamente scatenate come sempre e accompagnate da due Krampus (una specie diavoli pelosi e cornuti del carnevale fassano). Scopriremo poi dalle parole del cantautore che sono il pittore e poeta Claus Soraperra e il fumettista Manuel Riz. Vinicio non può esser da meno, indossa il suo manto peloso e al termine della canzone sale su una roccia vicina alzando le braccia al cielo.

Finalmente comincia il brano Ovunque proteggi e qui si raggiunge un altro momento sublime. Si, perché diventa quasi necessario ascoltarlo con le palpebre abbassate mentre i raggi sole ti colpiscono in pieno viso. Il concerto di due ore si chiude con una canzone ironica, cantata da solo e con il pianoforte giocattolo rosso: Il paradiso dei calzettoni (riferendosi al suo abbigliamento da montagna).
Alla fine poi un gesto finale d’addio, Vinicio si sfila un calzettone rosso di lana e lo lancia alle spalle nel vuoto.

 

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