Plasticost concerto per il 30° anniversario

Plasticost locandina concerto Marostica VI 19 luglio 2013 30° anniversarioE’ con grande piacere e sorpresa che a Marostica (VI), il 19 luglio suoneranno i Plasticost per festeggiare il trentesimo anniversario dall’uscita del loro primo album.
Il gruppo fu una realtà particolare dell’allora panorama undeground italiano, perché grazie ai suoi pirotecnici live show di impostazione teatrale, ma non è purtroppo riuscito a farsi concretamente spazio in un mercato discografico forse intimidito dall’originalità dell’approccio; partita con uno stile di derivazione new wave, che ha trovato nella memorabile Canzone Dada di PLA’STICOST il suo più efficace manifesto.  [1]

Uno dei membri fondatori è Sergio Fox Volpato che ha già partecipato alle puntate dedicate di Eighty Blues ovvero non si esce vivi dagli anni ’80 e Perché dovevi registrare un vinile negli anni ’80?.

Vorrei aggiungere che Marco Pandin della fanzine Rockgarage me li descrisse come:

Anche i Plasticost dal vivo erano un’esperienza mistica: … ma credo siano stati l’unico gruppo blasfemo, pericoloso, anarchico, impossibile da afferrare. Altro che i mille gruppetti punk superanarchici.

Non mancate!

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2 Perché dovevi registrare un vinile negli anni ’80?

Frigidaire Tango discografia elaborazione graficaEcco la seconda puntata con i ricordi e le riflessioni di due ragazzi provenienti dagli anni ’80 e da luoghi non vicini geograficamente della penisola italica.
Luoghi diversi che forse non aiutavano a sviluppare la voglia di creare qualcosa, dove il far da soli era l’unica azione possibile, per soddisfare l’urgenza di lasciare una traccia sonora, che fosse un tape (audiocassetta) o un vinile.

Quindi vi lascio con le parole di Carlo Casale, cantante della band veneta dei Frigidaire Tango e di Daniele Ciullini fanzinaro e agitatore musicale fiorentino.

Carlo Casale, Frigidaire Tango
Ricordi e polemiche

Alla fine degli anni ’70 la distanza siderale tra musicisti e case discografiche era tanta da non prendere nemmeno in considerazione la possibilità di essere ascoltati. Ciò che le majors reclutavano erano soltanto cantanti adatti alla farsa Sanremese o prodotti creati e plasmati solo per essere venduti.
Le proposte alternative erano dunque in antitesi con il mondo discografico italiano. Agli inizi degli ’80 (comunque sempre di rimando) la cosiddetta nuova onda portò con se, oltre a un rinnovamento musicale, anche la necessità di rendersi indipendenti e trovare comunque il modo di diffondere le proprie opere.

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1 Perché dovevi registrare un vinile negli anni ’80?

Teac Tascam 4 piste portatileRileggendo le interviste ai musicisti e ai fanzinari dell’underground musicale italiano, mi chiedevo che avventura era la registrazione di qualche traccia sonora negli anni ’80.
Produrre un supporto fonografico (vinile o cassetta audio) e poi che farne?
Chissà che impressione riuscire ad entrare per la prima volta in uno studio di registrazione, mentre il più delle volte si ricorreva ad un amico con gli apparati di recording come i Teac, registrando nel garage dove si provava con il gruppo.
E come facevano a racimolare i denari per pagare le sessioni di registrazione per il vinile? Come fare per promuoverlo?
Scegliere di fare tutto da soli (do it yourself) e venderlo nei luoghi dopo aver suonato per un concerto?
Oppure trovare dei distributori indipendenti o appoggiarsi alla rete dei circuiti delle fanzine e dei centri sociali? Aiutava essere recensiti da qualche rivista musicale?
Perché tutta questa urgenza ed agitazione per registrare un vinile?

Sicuramente è più facile registrare con le tecnologie odierne, la rete internet facilita la conoscenza e la condivisione della musica prodotta, però facciamoci raccontare le storie di chi negli anni ’80 ha prodotto musica indipendente in Italia.

Ecco le parole di Tony Face dei Not Moving, di Vittore Baroni (Trax, mailart ecc.), di Paolo Cesaretti della fanzine FREE e delle Industrie Discografiche Lacerba, di Fox dei Plasticost e di Alessandro Limonta della fanzine VM.

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Eighty Blues 5 ovvero non si esce vivi dagli anni ’80 parte 5

Massimo Giacon NEO-CIRCUITI tessuto Memphis - 1988Continua la serie di storie e pensieri che abbiamo intitolato Eighty Blues ovvero non si esce vivi dagli anni ’80, ecco la quinta puntata.

Leggeremo le parole di Daniele Ciullini e di Massimo Giacon.

Daniele con i suoi sperimentalismi agiva nella Firenze anni ’80 (ricordate i Diaframma, Litfiba, Neon e Rinf ma sopratutto FREE e le Industrie Discografiche Lacerba).
Massimo Giacon iniziò a Bologna applicando il suo stile eclettico nel fumetto, nella grafica e nelle reincarnazioni musicali (Trax, Spirocheta Pergoli, I Nipoti Del Faraone).

Entrambi controllavano totalmente le espressioni artistiche prodotte, in cui “si intrecciavano musica, grafica, pensiero e stili di vita“.

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La storia dei Not Moving

Not Moving - Movin' Over 7" EP 1983Antonio Bacciocchi alias Tony Face è stato il batterista e membro fondatore dei Not Moving, un gruppo italiano degli anni ’80, piuttosto originale per il panorama underground italiano di allora.
Avevano un forte impatto dal vivo grazie ad una miscela di post punk, suoni acidi ’60 e rock and roll.
Sul suo blog Tony Face ripercorre la carriera del gruppo, una sorta di biografia personale e quindi ecco l’occasione di rivolgergli qualche domandina.

Domanda: Perché hai sentito l’esigenza di scrivere la biografia dei Not Moving?
Risposta: Perchè se ne parla relativamente spesso su internet e mi arrivano frequenti domande sui Not Moving. Una volta per tutte ho pensato che sarebbe stato utile dettagliare una storia che reputo comunque interessante anche per chi non ha conosciuto o semplicemente apprezzato il gruppo.
D: Come sarà strutturato, diciamo così, il piano di pubblicazione ?
R: Ogni domenica un capitolo a partire dagli albori del 1981 fino alla fine del mio rapporto con la band.
D: Qualche anno fa hai scritto un libro sugli anni ’80 legato alla tua esperienza di vita musicale, hai preso qualche spunto?
R: Cercherò di non ripetere quello che ho scritto in Uscito vivo dagli anni 80 ma un po’ di spunti ed episodi ci saranno senz’altro.
D: Ci saranno materiali inediti?
R: Ci sarà qualche storia inedita ma credo che un po’ tutto sia poco conosciuto dei Not Moving.

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Eighty Blues 4 ovvero non si esce vivi dagli anni ’80 parte 4

Altri tre protagonisti della scena underground italiana degli anni’80 aggiungono i loro racconti alle storie precedenti: i Confusional Quartet da Bologna, i Rinf da Firenze e Giulio Tedeschi della Toast Records da Torino. Chi suonava o ha fondato un etichetta discografica ma tutti si sono distinti per avere una creatività musicale personale e le loro storie non sono finite.

Confusional Quartet

Confusional Quartet FuturfunkVisto quello che ci sta succedendo, diciamo: si esce vivi dagli anni ’80, anzi vivissimi. La nostra storia di gruppo nato nel 1979 e fermato nel 1982 per poi riprendere nel 2011 un’attività artistica con nuovi album e nuovi live in giro per l’Italia sta lì a dimostrarlo.
Ieri sera eravamo a suonare in un club nelle Marche. Pubblico di giovani (20/30 anni) dopo il concerto (che come al solito viviamo stile marziani catapultati attraverso un varco spazio temporale suscitando stupore e emanando energia) i ragazzi hanno ballato e cosa suonavano? Le hit degli anni ’80 che noi ballavamo da piccoli (Ramones, Blondie, ecc ecc).
Questo ci ha fatto riflettere sulla poderosa importanza del momento vissuto allora, un vero e proprio cambiamento epocale!
E’ come se noi da ragazzini avessimo ascoltato le canzonette degli anni ’30! Quindi consapevolezza della portata storica e artistica che hanno portato gli anni ’80, ma anche consapevolezza dell’ora. Anzi, nostalgia del futuro, mai fermarsi.

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Frigidaire Tango Russian Dolls – live in Torviscosa

Pallide Stragi nel suo canale ha appena pubblicato il brano Russian Dolls dei Frigidaire Tango, registrato dal vivo il 9 giugno 1985 al Campo Sportivo di Torviscosa (UD).

Eighty Blues 3 ovvero non si esce vivi dagli anni’ 80 parte 3

Detonazione Dentro MeIn questo terzo post si uniscono altre voci dell’underground musicale italiano agli articoli precedenti. Raccontano quegli anni ’80 per arrivare fino ad oggi. Nelle loro parole non c’è solo la musica ma la consapevolezza d’aver vissuto gli anni ’80 con passione, intensità e di essere vivi, oggi, in modo o nell’altro.
La musica per loro è stata ed è tutt’ora un segnale di vita, un espressione umana e artistica.

Ecco le loro parole sugli anni ’80 e magari anche per leggere il presente.

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Frigidaire Tango, il tango non è più nel congelatore

Frigidaire Tango logo Verso la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta c’è stato un continuo cambiamento in musica. Un vortice di idee che travolge il movimento giovanile: si assiste a un inedito fermento creativo. L’importante non è apparire, ma esprimere la propria arte con leggerezza e spensieratezza o semplicemente comunicare il proprio disagio. I Frigidaire Tango nascono in questo periodo e appartengono a questa nuova ondata musicale (new wave) nel panorama indipendente. Mi ricordavo molto bene le parole di Marco Pandin sui Frigidaire Tango: “… di tutti loro ho comunque ricordi molto belli, mi sono sempre trovato molto bene, musicalmente/tecnicamente erano tutti molto dotati, davvero molto bravi e brillanti, e persone care, non montate, molto generosi e disponibili … I Frigidaire Tango hanno aperto i concerti di Adrian Borland e dei The Sound e non c’era proprio storia: erano credibili, tecnicamente perfetti, molto potenti, impatto fortissimo …“. Ho contattato Carlo Cazale, membro fondatore del gruppo, per chiedergli un suo pensiero per il post Eighty Blues ovvero non si esce vivi dagli anni’ 80. Non era però sufficiente per conoscere a fondo la storia dei Frigidaire Tango, volevo di più e allora abbiamo cominciato parlarne perché la vita del gruppo è giunta fin quasi ad oggi.

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Eighty Blues 2 ovvero non si esce vivi dagli anni’ 80 parte 2

Il primo post sugli anni ’80 mi ha spinto a sentire altre persone per cui la scena underground musicale anni ’80 è stata di stimolo vitale, di crescita umana.

Ecco le loro parole.

Matteo B. Bianchi a Victor Victoria 09Matteo B. Bianchi, scrittore, autore tv, blogger

All’inizio degli anni ’80 avevo 14 anni. E’ stato il decennio della mia adolescenza e dell’ingresso nell’età adulta. Il mio momento formativo per eccellenza. E’ ovvio che per me sia stato un periodo entusiasmante e carico di stimoli. Se gli anni 70 (visti da bambino) mi sono parsi cupi, pesanti e acustici, gli ’80 sono stati l’esplosione dell’elettronica, dell’estetica come espressione artistica (suonare in una band significava anche avere un’immagine complessiva, che si rifletteva nell’abbigliamento, nelle copertine dei dischi, nei videoclip), della provocazione sessuale (Boy George, i Soft Cell, i Bronsky Beat, i Frankie Goes To Hollywood….). Per un ragazzino come me, una vera rivoluzione. Ma gli ’80 ai miei occhi sono stati anche la scoperta dell’autoproduzione: le fanzine, le rock band indipendenti, le piccole etichette. Ho capito che qualcosa stava cambiando e soprattutto che era possibile partecipare (in piccolo) al cambiamento: anch’io potevo fare la mia rivista fotocopiata, distribuire demotape, organizzare un festivalino di musica.

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