Jerusalem In My Heart Verona 23/11/2018

Sono un colpo di pistola Jerusalem in My Heart, e colpiscono al cuore!
I loro proiettili sono il musicista libanese Radwan Ghazi Moumneh e il film maker canadese Charles-André Coderre.
Il libanese accompagna la voce con il buzuk e l’ ausilio di una loop station, campionamenti e registrazioni effettuate sul campo, mixando musica araba in un setting elettronico occidentale.
Il canadese proietta in sequenza pellicole da 60mm, da 4 proiettori posti di fronte al palco, colorando di esplosioni e immagini iconiche mediorientali più o meno a fuoco, i suoni (stratificati e ricomposti a loro volta) che invadono lo spazio.

Così, al Kroen di Verona, hanno presentato il loro ultimo lavoro Daqa’iq Tudaiq, e sembrava di essere ne l’Egitto prima delle sabbie del primo Battiato.

Gli artisti scrivono che il live è un site-specific performance happening, che unisce elementi multimediali e teatrali in un’unico spettacolo.
L’esito è un concerto che lascia incollati, infastiditi, affascinati, smarriti, incuriositi di vedere cosa ancora sta per accadere, con la possibilità di dare allo spettatore una possibilità diversa di ascolto e di visione.
L’accusa di antisemitismo non rende merito dell’ immagine fuori fuoco del retro copertina di “If he dies, if if if if if if”, in uno scatto realizzato nel luglio del 2014: quattro bambini corrono sulla spiaggia poco prima di un nuovo attacco israeliano nella striscia di Gaza, che li lascerà immobili sulla sabbia.

Marco + Enrico

Il sistema di proiettori a pellicola utilizzati durante il concerto.
Riferimenti

Il sito ufficiale dei Jerusalem in My Heart

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