Songs of your life TAG

Songs of your life TAG

Ho scritto il post che stai leggendo, su invito di Kikkakonekka del 16 febbraio. E’ stato gentile a coinvolgermi nell’iniziativa fra blogger: Songs of your life TAG. In pratica si tratta di scrivere un articolo e di rispondere a delle domande riguardanti le canzoni che ti hanno particolarmente segnato nella tua vita. Il post è collegato idealmente e digitalmente ad altri articoli dei partecipanti di Songs of your life TAG. Ero un pochetto indeciso se parteciparvi, sarà che non amo le classifiche definitive e che non è facile sintetizzare una passione di una vita in un post, ma alla fine per rispetto di Kikkakonekka, ci ho voluto provare.

Regole facili di Songs of your life TAG
  • Citare il creatore del post (leggi sotto)
  • Inserire l’immagine ufficiale del post (vedi sopra)
  • Rispondere alle 15 domande (leggi sotto)
  • Nominare 10 blogger più lo stesso Neogrigio che è il creatore dell’iniziativa ed è molto curioso di leggere le risposte dei colleghi
Le 15 domande

Domanda: La tua canzone preferita?
Risposta: Non vale sono sempre tante o troppe, sono fatto così, sono in difficolta, allora scelgo La guerra di Piero di Fabrizio de Andrè.

D: Il tuo cantante/gruppo preferito?
R: Idem come sopra. Devo scegliere eh? Resto ancora in Italia: Vinicio Capossela.

D: Il tuo musicista preferito?
R: Uffa! Nick Cave! Non ci sto: Neil Young, Giorgio Gaber, Tom Waits, Blixa Bargeld, Paolo Conte, Franco Battiato, Ian Curtis dei Joy Division, i Tuxedomoon … vabbè mi fermo.

D: Il vostro cd preferito (no raccolte, live o greatest hits)?
R: Silence is Sexy dei berlinesi Einstürzende Nuebauten: è la somma della loro ricerca sonora e lirica.

D: Potessi fare un duetto in un live, con chi lo faresti? E con quale canzone?
R: Non lo farei proprio, sono stonato come una vecchia campana! Però ci metto due canzoni: Henry Lee cantata da P. J. Harvey e Nick Cave e un terzetto con Pensiero stupendoPatti BravoJoe dei La Crus e Manuel Agnelli degli Afterhours. Sto iniziando a rispondere liberamente.

D: Concerti: l’ultimo visto? Quello che vorresti vedere? Quello più bello? E quello più brutto?
R: Sono stato a tantissimi concerti, spesso ne ho scritto qui nel blog. L’ultimo è stato venerdì sera: Sick Tamburo, un gruppo di rock alternativo italiano, bravi, energetici. Mi piacerebbe vedere moltissimo dal vivo Tom Waits. Devo riconoscere che ho sempre assistito a concerti quasi tutti belli, se devo proprio scegliere, quello che mi è rimasto nel cuore è di Jeff Buckley a Correggio (RE), il 15 luglio del 1995. Il mio brutto? C’è di sicuro ma non lo ricordo.

D: Il tuo più vecchio ricordo musicale?
R: Il giradischi portatile automatico GA 45 POP della Grundig: ce lo alternavamo fra noi fratelli. Poi mia madre che ci raccontava di Sergio Endrigo, Luigi Tenco e metteva sullo stereo grande gli album di Mina.

D: Chi fareste tornare in vita per godere ancora della sua musica?
R: La vita non è come un nastro che puoi riavvolgere. C’e chi se ne è andato troppo presto come Jeff … comunque mi piacerebbe sentire come racconterebbero questo Paese il Signor G e Faber, ma forse l’avevano già fatto in alcune loro canzoni.

D: Dance anni ’70, ’80 o ’90?
R: Non sono mai stato un gran frequentatore delle discoteche, per età anagrafica direi gli anni ’80. In un lampo di memoria sento nelle orecchie New gold dream dei Simple Minds, Tainted love dei Soft Cell e Marian dei The Sisters of Mercy.

D: La canzone che vorreste fosse suonata al vostro matrimonio?
R: Non saprei ora, non mi devo risposare. Al tempo scegliemmo tre canzoni con la mia ex, ma non le scrivo. Si perderanno nella memoria.

D: Cd, mp3, Spotify o vinile?
R: A seconda della praticità della situazione. Non sono un maniaco del vinile, sebbene qualcuno lo compro ancora, se costa poco. Generalmente prendo i Cd, perché ascolto la musica in casa. Se trovo un buon negozio di musica compro sempre qualcosa che sia in Cd o in vinile ma usato: a Padova c’è il 23. In automobile prevalentemente la radio o su una chiavetta usb con gli album che ho in casa.

D: Che ne pensi della discografia musicale italiana degli ultimi 5 anni?
R: Direi che abbiamo Vasco Brondi de Le Luci della Centrale Elettrica: riesce a raccontare bene il recente passato e il presente con una visione futuribile. È molto sulle mie corde. Colgo l’occasione poi di segnalare il lavoro costante ed importante dell’Alligatore: nel suo blog da spazio in modo approfondito a musicisti esordienti. Non entro nel tema festival o altre trasmissioni televisive perché non mi interessano.

D: Qual è l’ultimo cd che hai acquistato?
R: Come ho risposto prima, dopo il concerto dei Sick Tamburo, il loro album del 2017 Un giorno nuovo, a dire il vero in vinile.

D: C’è una canzone che associ ad un bel ricordo? (indica canzone e ricordo).
R: È intrecciata spontaneamente ad un bel fine settimana: Antonella Ruggiero e i Subsonica con Per un ora d’amore.

D: Canzone e cd del momento?
R:  Circa un anno fa, uno dei gestori del sito Riusa: il portale dell’economia circolare, mi ha chiesto una collaborazione per scrivere qualche articolo sulla musica e sull’ecologia. Il tema mi ha parecchio intrigato, ho fatto e sto continuando a fare delle ricerche per pubblicare qualche post: l’ultima canzone quindi è Meat is Murder degli Smiths. L’album che sto ascoltando è Sound of  Silver degli LCD Soundsystem, andremo con un amico ad ascoltarli fra qualche mese a Berlino.

I 10 blogger a modo mio

Ammetto che ho cambiato la regola finale, perché non sono riuscito a raggiungere i dieci nomi di blogger: alcuni sono già coinvolti in Songs of your life TAG, oppure hanno partecipato in passato a qualcosa di simile. Comunque ho pensato ad una sorta di elenco diviso in due parti: nella prima ho messo i compagni musicofili che potrebbero essere interessanti, mentre nell’altra riprendo i blogger musicali che mi piacciono tanto e che ho già citato in La mia non classifica 2017. Dateci una letta ai loro blog, vale il tempo dedicato.

Inoltre ho invitato gli amici del portale RiusaLo scopo di riusa.eu è mettere in rete tutti gli operatori del riuso: aziende, associazioni, enti pubblici, singoli cittadini.” Ecco il loro post Songs of your life TAG.

In questi blog i post sono scritti con una particolare originalità ed accuratezza. Durante la lettura immediatamente si capisce il genere musicale e se vale la pena di approfondire il gruppo. Vi è ironia, profondità e competenza, senza essere saccenti. Sono blog che cerco di leggere con attenzione.

Mute - A visual document From 1978 -> Tomorrow

Copertina con il dorso, Mute - A visual document From 1978 -> Tomorrow

La Mute Records è un etichetta discografica fondata nel 1978 da Daniel Miller a Londra. Le produzioni di Miller si sono distinte per una certa originalità sugli stili musicali, in particolare sulla musica elettronica. I Depeche Mode, Moby e Nick Cave sono fra i musicisti più noti che hanno inciso per la Mute.

Quest’anno ricorrono i quarant’anni di attività dell’etichetta discografica e per festeggiarli è stato stampato un succulento catalogo con i progetti grafici (artwork) per le uscite discografiche dei musicisti sotto contratto. Il libro è stato pensato dallo scrittore e musicista Terry Burrows, coaudiuvato dallo stesso Daniel Miller. Il tomo è particolarmente curato dal punto visivo e segue un percorso cronologico, selezionando le scelte grafiche per le copertine dei dischi e del materiale promozionale. Non vi sono solo i musicisti più noti. Per ogni periodo si vedono i bozzetti o le fotografie originarie su cui dopo furono fatte le elaborazioni dai grafici: 320 pagine di foto, documenti e memorabilia dagli archivi dell’etichetta discografica.
Fra i fotografi che maggiormente hanno lavorato per la Mute Records, caratterizzando artisti come i Depeche Mode, salta all’occhio Anton Corbijn. Le sue immagini in bianco e nero riescono a contraddistinguere fortemente i soggetti. Corbijn è anche regista di videoclip e ha diretto alcuni film come Control su Ian Curtis dei Joy Division.

Il libro è interessante e appagante: ricco di contenuti musicali per chi né è appassionato ma anche piacevole semplicemente da sfogliare.

Uniti al piacere visivo c’è quello tattile: la copertina è in rilievo, la carta è di una certa grammatura e per ultimo il dorso è con rilegatura a vista curata per ottenere un’ulteriore “trovata” grafica. Una sorta di cronistoria in 320 pagine ricche di foto, fermi immagine, biglietti rari, artwork e attrezzature tratti dagli archivi dell’etichetta e di Miller. Nel volume oltre alle discografie, l’albero genealogico degli artisti Mute.

Riferimenti

La mia non classifica musicale del 2016

La mia non classifica 2016 musicale

Ecco la mia non classifica musicale del 2016.
I dischi usciti quest’anno sono sempre tanti: non è facile scegliere e trovare il tempo per ascoltarli. Gli album di questo 2016 sono in parte di musicisti fra i miei preferiti da sempre, altri invece sono stati una piacevole sorpresa.
Mi sono piaciute molte le autrici femminili: P. J. Harvey su tutte, d’altronde le donne, come l’anno scorso, hanno inciso dei dischi interessanti. Gli autori italiani hanno scritto degli ottimi album che lasciano il segno. Alcune di queste canzoni sono riuscito ad ascoltarle in concerto. Non so se sono i migliori, ma sono quelli che davvero mi sono piaciuti e mi hanno dato tanto.

Il 2016 purtroppo si è portato via due meravigliosi artisti: David Bowie e Leonard Cohen.

Bon Iver “22, A Million”

Un disco strano e particolare, almeno per il mio gusto. Musica folk ed elettronica, curato e non scontato. Vi è un enigma che non ho ancora scoperto … Chissà …

Vinicio Capossela “Le Canzoni della Cupa”

Un album doppio che richiede il suo tempo per entrare nelle storie di Vinicio. Le canzoni provengono dalla sua personale ricerca nella musica popolare della Basilicata, altre sono ispirate dalla stessa regione. Si imboccano i sentieri musicali di Vinicio per arrivare alla cittadella del suo universo da cantastorie / poeta.

Nick Cave & The Bad Seeds “Skeleton Tree”

Uno dei miei miti e musicisti preferiti, i suoi album, come per P. J., li prendo sempre. Skeleton Tree non è facile da assorbire, perché è stato terminato dopo un fatto triste e drammatico per Cave. Le musiche e i suoni che lo compongono sono molto originali e nuovi per Cave, i testi poi … beh li trovate tradotti qui: nickcave.it.

Eleanor Friedberger “New View”

L’ex cantante dei Fiery Furnaces ha registrato un disco indie cantautoriale, piacevole e carino. Non male.

PJ Harvey “The Hope Six Demolition Project”

Una delle mie autrici preferite, cosa devo dire di più? I suoi dischi si prendono a scatola chiusa. Questo album ha una sua originalità nei suoni e nel modo in cui è stato pensato e registrato, poi su tutto la voce di P. J. è straordinaria. Amo P. J.

Mau Mau “8000 Km”

Il gruppo torinese è tornato con un album dedicato al nostro paese. Ci sono storie del passato che mi hanno portato al presente. Un album dove la musica è allegra ma non rinuncia a denunciare e a farti tenere gli occhi e le orecchie aperte. Sempre emozionanti in concerto: visti al Festival di Radio Onda d’Urto, Brescia.

99 Posse “Il Tempo. Le Parole. Il Suono”

Luca O’Zulu e soci sono tornati con un disco più introspettivo, più rivolto “al capirsi” e al mondo che ci circonda. Apparentemente meno battagliero ma sempre attento alle situazioni sociali. Grandi i suoni, poi i testi di Luca lasciano il segno. Belle le collaborazioni con i rapper napoletani. Dal vivo i 99 Posse sono fenomenali: visti in concerto a Brescia.

Radiohead “A Moon Shaped Pool”

Riescono ad essere orginali e riconoscibili pochi, giocando fra musica rock, cantautorato e musica elettronica. Un disco che cresce, ascolto dopo ascolto.

Soundwalk Collective & Jesse Paris Smith con Patti Smith “Killer Road”

Gli autori creano un sottofondo notevole per ambientare l’omaggio a Nico. Su tutto domina la voce di Patti Smith, che legge, interpreta, prega, racconta e accompagna nella lunga passeggiata che porta a Nico.

Teho Teardo & Blixa Bargeld “Nerissimo”

Un disco densissimo di suoni, parole e storie. Un modo originale di raccontare musicalmente ed interpretare vocalmente le canzoni. Un album che ho atteso perché trovo intrigante la collaborazione fra un italiano e un berlinese.

Ben Watt “Fever Dream”

Ecco un disco attuale, fatto da un musicista eclettico e completo. Un album ricco di sfumature, da scoprire. Un rock intimo, amichevole, insomma un disco d’autore.

Warpaint “Heads Up”

Le quattro ragazze ci sanno fare e in questo album suonano più dolcemente, melodiose e leggere, un po’ meno post punk. Le canzoni sono seducenti e ballabili ma chisenefrega: sono brave e dal vivo a Berlino hanno “spaccato“.

Neil Young “Earth”

Mannàggia, quest’uomo non è capace di stare fermo a oltre settant’anni: continua a pubblicare album e fare concerti. Proprio a dicembre è arrivato un suo nuovo album solista di denuncia. Il disco live “Earth” è straniante, Young ha pensato di mixare le voci della Natura assieme ai brani registrati dal vivo. Mi è piaciuto ascoltare il ronzio delle api e lo starnazzare delle anatre, nelle canzoni suonate con i Promise of the Real. Visti dal vivo quest’estate a Piazzola sul Brenta.

Inoltre non voglio scordare due produzioni della non etichetta stella*nera: beat! Roma II festival internazionale dei poeti 28 luglio 1980 e “Non un uomo né un soldo …” di Stefano Dellifranti.

La mia non classifica musicale annuale degli anni scorsi è qui.

Hey, Goodbye Leonard Cohen

 

Leonard Cohen

Conobbi per la prima volta l’Arte di Leonard Cohen per una amicizia. Era una serata invernale e fredda, come i giorni della merla. Eravamo io e mio fratello a casa di un amico, mentre ci preparava un Tè nero e bollente ascoltai per la prima volta gli album di Leonard Cohen.

Mi colpì immediatamente la sua voce calda, profonda e calma. Poi mio fratello cercò alcuni suoi dischi, io un po’ più avanti comprai la raccolta I’m tour fan, con canzoni di Cohen interpretate da musicisti indipendenti, fra cui Nick Cave, i R.E.M e tanti altri.

Così ricordo che conobbi le canzoni del poeta canadese prestato alla musica.

Leonard Cohen I'm your fan

Riferimento
Various – I’m Your Fan

Nick Cave & The Bad Seeds - I Need You

Nick Cave è uno dei miei artisti preferiti, diciamo pure che sono cresciuto con lui, per essere chiari dai tempi dei The Birthday Party.
Il musicista, nell’estate scorsa, perde l’amato figlio Arthur. Poi pochi mesi fa l’annuncio del nuovo disco Skeleton Tree. L’album ho scoperto che era già in lavorazione, ma il tragico evento ne ha ridefinito il perimetro.
Lo sto aspettando per ascoltarlo a casa, nel frattempo vedo e sento il video di I Need You.
La canzone è di una commovente bellezza.

Un grazie speciale al Reverendo Lys.

Per approfondire nickcave.it.

PJ Harvey canta Red Right Hand di Nick Cave

Una delle mie musiciste preferite è PJ Harvey e la sua versione di Red Right Hand è stata scelta per il film Crimson Peak di Guillermo del Toro. Mi piace molto perché il brano cantato da PJ Harvey è reinterpretato creando una atmosfera soffusa d’attesa e di tensione, che penso si adatterà bene al film Crimson Peak.

Red Right Hand è stata scritta da Nick Cave, Mick Harvey e Thomas Wydler e fa parte dell’album Let Love In (1994).

→ Prosegui la lettura di PJ Harvey canta Red Right Hand di Nick Cave

Nick Cave 20.000 Days On Earth di Iain Forsyth e Jane Pollard

Una giornata della vita di Nick Cave, più tranquilla di quello che un fan può immaginare.
Il film documentario è piuttosto curato nelle scenografie e nella fotografia. Esteticamente meraviglioso e colorato.
Bello il dialogo immaginario / reale con Blixa che chiarisce perché lasciò i Bad Seeds.
Ha l’onestà intellettuale di citare gli amici dei Birthday Party e parlare di Mick Harvey, amico e fido collaboratore.

Nick Cave 20.000 Days On Earth trailer ufficiale

Voto

ciack 3 voto

I am Sam, la colonna sonora

Lo devo proprio confessare, ho acquistato questo CD soprattutto perchè ero curioso di ascoltare la versione di “Let it be” di Nick Cave, anche se devo dire che oltre a lui ci sono dei nomi niente male come Eddie Vedder (il cantante dei Pearl Jam), i Grandaddy, i The Black Crowes, Paul Westerberg (l’ex cantante dei The Replacements), Ben Harper e altri. Tutte le canzoni rappresentanto la colonna sonora del film “I am Sam” interpretato da Sean Penn, una persona con problemi mentali che ascolta sempre le canzoni dei Beatles, e Michelle Pfeiffer.
La selezione dei brani è molto interessante e non scontata, peccato che non sia stato preso in considerazione nessun brano di George Harrison ma solo quelli scritti dalla coppia John Lennon e Paul McCarty.

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The bridge a tribute to Neil Young

Conobbi questo disco una sera d’estate a casa di un mio amico, grande appassionato di Neil Young. Ricordo che tra una chiacchera e l’altra Diego mi disse: “Tu che ascolti sempre Nick Cave lo sapevi che ha fatto ‘Helpless’?” Non ne sapevo nulla e quindi Diego tirò fuori dal suo leggendario armadio, pieno di dischi, cd e box set, l’album “The bridge a tribute to Neil Young“. Da quella sera d’estate mi misi subito alla ricerca del cd, che trovai dopo un anno circa.

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Nick Cave The boatman's call

Nick Cave Boatman's call copertina di Anton CorbijnOgni volta che ascolto “The boatman’s call” mi sembra di avere Nick Cave e i Bad Seeds accanto alla mia stanza, tanto è forte la situazione d’ intimità e d’ emozione che fa nascere questo album nella testa. Non mi aspettavo da Nick Cave un disco del genere: introspettivo, calmo, commovente, melodico. Non ci sono canzoni ossessive o elettriche, musicalmente tutte hanno una certa leggerezza, nonostante i temi lirici trattati. La voce bassa e confidenziale di Nick Cave ti affascina, mentre la musica ti avvolge creando un’ atmosfera particolare. L’impressione è di ritrovarsi con un caro e vecchio amico, che non si vedeva da qualche tempo, che racconta le sue storie e lo ascolti rapito. Dopo album in cui la forma canzone era il rock, in tutte le sue origini e sfaccettature, l’artista in “The Boatman’s call” propone uno stile musicale più cantautoriale, nuovo per lui e per il suo gruppo.

Naturalmente i Bad Seeds si adattano egregiamente a quest’evoluzione di Nick Cave, anzi accolgono un nuovo compagno di strada, il violinista Warren Ellis dei Dirty Three, che accentua la vena romantica delle sonorità del gruppo. E’ un bel cambiamento se pensiamo che l’anno prima era uscito l’album inquietante ed assassino delle “Murder ballads”.
Il disco è introdotto da “Into my arms“, una vera e propria preghiera d’amore e di bene per la sua compagna; solo la voce e il pianoforte di Nick Cave, con l’accompagnamento del basso di Martyn P. Casey. La voce è ferma, rispettosa ed invocante, un brano iniziale di forte impatto emotivo. “Lime tree arbour” è una dolce canzone con dei passaggi un pò inquietanti ma nel finale la voce del cantante dissipa ogni insicurezza e ci dona fiducia per il futuro. Musicalmente, come nel brano precedente, a farla da padrone è il pianoforte, suonato dall’autore stesso. Segue “People ain’t no good” triste e pacata, una canzone d’addio per quando finisce l’amore. Il tono di Cave è sommesso e rassegnato, mestamente accompagnato dalla musica.
Brompton Oratory” è il luogo dove l’artista deve sedersi sui gradini della chiesa, da quanto è ferito ed addolorato dalla mancanza della propria amata. E’ tutto un dialogo interiore di un uomo che si trova da solo ed è pesante questo dolore da non trovare pace persino in un luogo sereno come l’oratorio di Brompton. La musica è dolce come una “ninna nanna”, come a cercare di quietare il musicista e chissà che con il canticchiare finale non sia così… Di tutt’altro registro è la successiva “There is a kingdom“, una ballata dolce con un magnifico arrangiamento: la chitarra acustica di Mick Harvey che s’intreccia con il pianoforte di Conway Savage, le campane appena toccate da Jim Sclavunos e con gli accompagnamenti di sottofondo della chitarra elettrica di Blixa Bargeld, del basso di Casey e della batteria di Thomas Wydler. Il tema della canzone è il raggiungimento della fede in un’entità superiore. Nick Cave canta con voce ispirata, aggiungendo nelle parti liriche più alte un tono leggermente estasiato.
(Are you) the one that I’ve been waiting for?” è sicuramente la mia canzone preferita dell’ album. Il testo è determinante per comprendere il significato della canzone: l’ autore si chiede se la donna a cui sta andando incontro sarà la compagna da tanto aspettata e desiderata, per formare una coppia, per fronteggiare insieme il futuro. Il tono della voce di Nick Cave è deciso ed ammaliante, i Bad Seeds creano una musica che fluisce dolcemente, dando all’autore maggior forza nel momento d’ apice della sua riflessione, lasciando cadere ogni dubbio.
Where do we go now but nowhere?” è ballata lenta e secca, accompagnata dalle riflessioni amare dell’ autore sul rapporto di coppia. La fine della canzone è un invito sussurrato : “… Svegliati, mia amata, mia amante, svegliati.“. Musicalmente la canzone segue un incedere lento e dolente. Arriva poi la descrizione della “West country girl“, in cui l’autore descrive la ragazza del West Country, evidenziando alcune parti del suo corpo e le sofferenze che l’animo della ragazza. La musica è suonata in modo secco per accompagnare la parole di Cave nella descrizione della donna. Sembra che la canzone sia il personale ritratto di P. J. Harvey. “Black hair” è una canzone di commiato all’amata e per creare il clima d’addio è suonata solamente con la fisarmonica e un organo di sottofondo. Nick Cave lentamente recita i versi ricordando tutte le parole che le ha sussurrato e i suoi neri capelli, ma lei “… Oggi ha preso un treno per l’ Ovest.“.  “Idiot prayer” continua in modo malinconico e dolente la l’addio alla propria amata, evidenziata dal tono interpretativo di Cave. In “Far from me” l’ artista ci canta confidenzialmente del rapporto con la sua donna, dall’inizio della storia e di come lei si sia allontanata. Il violino di Warren Ellis sottolinea struggentemente le domande rivolte all’ amata, mentre gli altri musicisti suonano accompagnando lo stato d’ animo dell’ autore. La voce di Cave ci trasmette il sentimento di lontananza che lui stesso prova. Chiude l’ album “Green eyes” una dichiarazione d’amore che si chiude con l’invito a lasciare l’autore in silenzio così lui possa ricordare i suoi “occhi verdi”. Per la chiusa dell’album Cave sceglie di recitare i brani della canzone e sovra incidendo la sua stessa voce mentre canta gli stessi versi. Le parole e le musiche dell’album sono composte interamente da Nick Cave.
Un album sofferto, intimo e colmo di considerazioni sull’amore o meglio sulla fine dell’amore, da sembrare quasi una confessione. Il chitarrista Blixa Bargeld ha detto che quest’album è : “… come una tartaruga che abbandona il guscio“. Lo stesso Cave dichiarerà: “… il disco che ho sempre desiderato fare e per il qual’ è stata necessaria una considerevole dose di coraggio…“. Sicuramente un album di Nick Cave in cui la voce emerge su tutti i brani e il pianoforte suonato dall’artista stesso sottolinea maggiormente l’espressività delle canzoni. I Bad Seeds sono degli amici che si aggiungono ai racconti di Cave creando un suono: “… fragile, ruvido, introspettivo, solenne come una preghiera.“.

Nick Cave and the Bad Seeds “The boatman’s call”
1997, Mute Records

I Bad Seeds sono:
Mick Harvey, Blixa Bargeld, Thomas Wydler, Cinway Savage, Martyn P. Casey, Jim Sclavunos e Warren Ellis. Prodotto da Nick Cave and the Bad Seeds e Flood. Registrato negli studi Abbey Road  di Londra, nel Luglio 1996.
La copertina presenta una ritratto molto intenso di Nick Cave, la foto è di Anton Corbijn. Nell’ edizione italiana è presente un libretto aggiuntivo con i testi tradotti da Paola De Angelis.

La lista delle canzoni:
1. Into My Arms
2. Lime Tree Arbour
3. People Ain’t No Good
4. Brompton Oratory
5. There Is A Kingdom
6. (Are You) The One That I’ve Been Waiting For?
7. Where Do We Go Now But Nowhere?
8. West Country Girl
9. Black Hair
10. Idiot Prayer
11. Far From Me
12. Green Eyes

Era per Chiara