Una nuova zattera per cambiare

La Zattera logo dell'Iniziativa di informazione nell'economia solidale veroneseIl nuovo progetto editoriale: un periodico elettronico per l’economia solidale veronese.

Alzi la mano chi è contento della Verona in cui viviamo. Una provincia terziarizzata, che non produce quasi più niente, che vive di finanza, di speculazione immobiliare, di lavori pubblici, e anche di xenofobia.

Una provincia che, se tornassero i tempi dell’autarchia, non riuscirebbe a sfamare nemmeno il 10 % dei suoi abitanti, a meno che non li si convincesse a mangiare soldi, tabacco e cemento.

Una provincia governata, a tutti i livelli, da un sistema di potere a parole ribelle e secessionista, ma nei fatti dissoluto e rapace, sicuramente distruttivo per il territorio.

Eppure, in tutto questo sistema dominante, c’è qualcosa che si muove. È un movimento poco omogeneo, poco incline a essere etichettato dalle forze politiche, per niente strumentalizzabile, quasi inafferrabile dalle definizioni classiche.

È la Verona che si riconosce nei principi del Sélese, che cerca altri modelli di economia, dove il profitto è un accessorio, non la strategia, dove i valori relazionali contano più di quelli economico-finanziari, dove i progetti e le persone sono al centro delle decisioni.

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Avvoltoi nucleari

Evitare di sfruttare strumentalmente contro l’energia nucleare la tragedia giapponese? Perché dovremmo?

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Sto aspettando con un certo fremito le prime reazioni strumentali antinucleariste ai seri problemi che stanno affrontando le centrali nipponiche dopo il gigantesco terremoto.

Stanno già arrivando: oltre ai previsti e prevedibili siti ecologisti, come Greenpeace, registriamo anche i blog dei politici, come Antonio Borghesi.

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Una zattera per cambiare

La Zattera logo dell'Iniziativa di informazione nell'economia solidale veroneseUn periodico elettronico per l’economia solidale veronese.

Alzi la mano chi è contento della Verona in cui viviamo. Una provincia terziarizzata, che non produce quasi più niente, che vive di finanza, di speculazione immobiliare, di lavori pubblici, e anche di xenofobia.

Una provincia che, se tornassero i tempi dell’autarchia, non riuscirebbe a sfamare nemmeno il 10 % dei suoi abitanti, a meno che non li si convincesse a mangiare soldi, tabacco e cemento. Una provincia governata, a tutti i livelli, da un sistema di potere a parole ribelle e secessionista, ma anche dissoluto e rapace, sicuramente distruttivo per il territorio.

Eppure, in tutto questo sistema sociale politicamente e culturalmente dominante, c’è qualcosa che si muove. È un movimento poco omogeneo, poco incline a essere etichettato dalle forze politiche, per niente strumentalizzabile, quasi inafferrabile dalle definizioni classiche.

Sostiene un’altra economia, dove il profitto è un accessorio, non la strategia, dove i valori relazionali contano più di quelli economico-finanziari, dove i progetti e le persone sono al centro delle decisioni.

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Meglio Berlusconi o Marchionne?

L'ad di Fiat Sergio Marchionne con il premier Berlusconi (foto Ansa)Mentre il nostro caro, simpatico, assurdo satrapo si tiene attaccato alla poltrona con tutta la forza rimasta, la nuova destra scalpita per la successione al potere. Davvero vogliamo staccare la spina?


Quello cui stiamo assistendo in questi giorni ha dell’incredibile, oltre a essere discretamente vergognoso. La realtà sta superando tutte le fantasie, anche le più contorte, costringendo anche la satira più impietosa a un veloce aggiornamento, come il “partito du pilu” del film Quanlunquemente di Antonio Albanese, reso obsoleto ancor prima dell’uscita nelle sale.

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Vinile e dischi a Padova? Alla Crash Records

Li conosco da anni che quasi mi commuovo se penso alle volte che andavo a comprare qualche disco, quando avevo meno di diciotto anni, spendendo le “mancette” messe da parte. Sto cercando di descrivere un piccolo negozio di dischi (vinile e qualche cd), la Crash Records. Dove si trova? In centro storico a Padova, vicino a Piazza delle Erbe. La Crash Records è sempre stata specializzata in dischi di genere, quali rock, jazz, classica, blues, folk e varie curiosità discografiche. Si presenta con una vetrina normale, entrando dalla porta si notano al centro del negozio i contenitori blu dei vinili, ordinati per genere.

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Il tappo di sughero e il riciclo, intervista a Davide Boati

In famiglia abbiamo preso la buona abitudine di pensare a come riciclare e scegliere certi cibi in funzione di un minor impatto ambientale. Una piccola pratica, ad esempio, è di scegliere bottiglie di vino tappate con il sughero. Successivamente i tappi li teniamo da parte e ogni tanto li portiamo in un negozio eco solidale dove saranno  consegnati a chi gli riutilizzerà. Qualche tempo fa avevo scritto un post sul sughero segnalando un consorzio che ha alcune iniziative legate al riciclo del sughero, illustrandone le motivazioni. Poco dopo mi scrisse un simpatico navigatore segnalandomi un’iniziativa dell’Associazione milanese Abracciaaperte e così ho pensato d’approfondire la loro iniziativa direttamente con Davide.

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Sughero a Milano

Torno volentieri sul tema del sughero. Un simpatico navigatore mi ha segnalato l’iniziativa dell’Associazione Onlus Abracciaaperte di Milano per la raccolta dei tappi e del loro riciclo. Un modo molto concreto per riutilizzarlo, creando un passaparola eccezionale e organizzando una rete di raccolta ampia. Bravi!

Raccolta dei tappi di sughero

Mi piace il vino e da un po’ di tempo a questa parte quando stappo una bottiglia raccolgo il tappo di sughero, per portarlo in un punto di raccolta. Ecco quindi una piccola pratica per evitare di gettare sempre tutto nella spazzatura. Di norma cerco di scegliere bottiglie senza il tappo in materiale sintetico. Un aspetto importante è che i sughereti fanno parte dell’ habitat mediterraneo e per sostenere questi insediamenti sono nate diverse iniziative d’informazione e di raccolta dei tappi di sughero.

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