Neil Young e la sua preghiera per Mother Earth

Disegno per Mother Earth di Neil Young

Non è la prima volta che alcuni musicisti dedicano una canzone al pianeta azzurro: la Terra.
Non poteva essere da meno il cantautore canadese Neil Young, ecologista ante litteram ed autore di brani dedicati al rispetto dell’ambiente.
Il suo brano Mother Earth è una sorta di preghiera profana all’uomo moderno, grande inquinatore senza scrupoli dell’ambiente dove lui stesso vive.
L’avidità umana prevale sul rispetto verso l’ecosistema. Passa il tempo e un certo tipo di capitalismo industriale non cambia il senso di poter sfruttare le risorse naturali continuamente, non curante del futuro e senza controllo. Sembra quasi una forma di disprezzo verso il pianeta.
La chiusa del brano è significativa: dobbiamo rispettare la Madre Terra per i suoi doni quali l’aria, l’acqua, la natura, per dare un ambiente naturale e sano ai prossimi abitanti della Terra.

Mother Earth (Natural Anthem)Madre Terra (inno naturale)
Oh, Mother Earth with your fields of green
Once more laid down by the hungry hand
How long can you give and not receive
And feed this world ruled by greed
And feed this world ruled by greed

Oh, ball of fire in the summer sky
Your healing light, your parade of days
Are they betrayed by the men of power
Who hold this world in their changing hands
They hold the world in their changing hands

Oh, freedom land, can you let this go
Down to the streets where the numbers grow
Respect Mother Earth and her giving ways
Or trade away our children's days
Or trade away our children's days

Respect Mother Earth and her giving ways
Or trade away our children's days
Oh, Madre Terra con i tuoi campi verdi
Posáti ancora una volta dalla mano affamata
Per quanto tempo potrai dare e non ricevere
E sfamare questo mondo governato dall'avidità?
E sfamare questo mondo governato dall'avidità?

Oh, palla di fuoco nel cielo d'estate
La tua luce miracolosa, il tuo scorrere dei giorni
Sono traditi dagli uomini di potere
Che tengono questo mondo in mani sempre diverse?
Tengono il mondo in mani sempre diverse

Oh, terra della libertà, puoi lasciare che vada così
Giù nelle strade dove i numeri crescono?
Rispetta Madre Terra e i modi in cui dona
O ci giocheremo il futuro dei nostri figli
O ci giocheremo il futuro dei nostri figli

Rispetta Madre Terra e i modi in cui dona
O ci giocheremo il futuro dei nostri figli
Riferimenti
  • La canzone Mother Earth è tratta dall’album Ragged Glory (1990) di Neil Young & Crazy Horse
  • La traduzione è tratta Neil Young Testi & Traduzioni
  • Scritto e pubblicato per Riusa: il portale dell’economia circolare
  • Il disegno di copertina è di mia figlia Anna

Marghera e l’accusa della Banda Bassotti

Porto Marghera

I Pitura Freska avevano cantato il sogno di una Marghera più sana, con un ambiente alternativo a quello inquinato. Qualche anno più tardi, si è aggiunto il collettivo musicale della Banda Bassotti che ha dedicato al petrolchimico lagunare una canzone: Marghera 2 novembre. Quest’ultima non è una data casuale: fu il giorno in cui furono assolti i 28 dirigenti della Montedison,  imputati per strage, omicidio colposo e lesioni plurime ai danni di 157 operai morti e decine di malati. Questi lavoratori furono esposti al CVM/PVC, gravemente nocivo per la salute. Non si può dimenticare che per decenni vi fu uno sversamento di tonnellate di rifiuti tossici nella laguna e nell’entroterra, provenienti dagli impianti del petrolchimico. Nel 2010 la sentenza venne ribaltata ma fu troppo tardi: di fatto erano scaduti i tempi processuali e i colpevoli godettero della prescrizione dei reati. Cadde anche in prescrizione il reato di disastro ambientale in laguna veneta.
Probabilmente è per questo che a “Marghera non si sogna più”.

Marghera 2 novembre
Quanto disagio di una generazione stanca della bugia
Ancora 160 operai morti di gas e sfruttamento
I porci tutti assolti come sempre ridendo da chi servo ubbidisce
Stato incivile regna sovrano
Falso come suo solito vive nell’impunità vera
dove si è sempre boia e mai – dico mai – condannati…
Ancora non sempre scrivo d’amore ma sogno ancora
Sogno il Fuoco, Fuoco e Fiamme…

Politici mercanti
Fingono non sapere
Suonava la sirena
E gli operai andavano a morire

Non ci basta la metà dell’aria
Non ci basta la metà del sole
La metà di questa nostra vita chiusa dentro una fossa comune
A Marghera si muore due volte
Grazie, giornalisti e magistrati
Grazie, cavalieri del lavoro
A Margherà non si sogna più

Riferimenti
  • Il brano Marghera 2 novembre fa parte dell’album L’altra faccia dell’impero (2002) inciso dalla Banda Bassotti, collettivo musicale ska punk
  • La situazione del Petrolchimico di Porto Marghera dall’Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali
  • La pagina di Wikipeadia dedicata alla Banda Bassotti
  • Scritto e pubblicato per Riusa: il portale dell’economia circolare

Neil Young e gli OGM di Monsanto

Neil Young + Promise of the Real, The Monsanto Years, 2015

All’inizio dei concerti di Neil Young del 2016 accadeva spesso di assistere ad una scenetta bizzarra: due figuri vestiti con tute di protezione per fitofarmaci, salivano sul palco irrorando la scena poi si ritiravano dietro le quinte. Successivamente apparivano due ragazze vestite da contadinelle, che spargendo semi, passeggiavano felici sul palcoscenico.

Cosa stava portando in scena il cantautore canadese? Neil Young sceglie  di raccontare in maniera fragorosa il ciclo produttivo delle sementi OGM, brevettate e usate nell’agricoltura convenzionale americana: l’agricoltore le semina sul suo campo, e poi il terreno e le falde acquifere si inquinano e lui stesso si ammala usando il Roundup (noto erbicida comunemente chiamato glifosato).

Cresce il seme che poi diverrà farina per pane e biscotti. Essi riempiranno gli scaffali dei supermercati, magari in belle confezioni, con l’immagine di un contadino ideale sorridente e rassicurante.

Con questo album il cantautore denuncia il colosso agroalimentare Monsanto.

Monsanto YearsGli anni di Monsanto
You never know what the future holds in the shallow soil
Of Monsanto, Monsanto
The moon is full and the seeds are sown while the farmer toils
For Monsanto, Monsanto
When these seeds rise they're ready for the pesticide
And Roundup comes and brings the poison tide
Of Monsanto, Monsanto

The farmer knows he's got to grow what he can sell
It's Monsanto, it's Monsanto
So he signs a deal for GMOs that makes life hell
With Monsanto, Monsanto
Every year he buys the patented seeds
Poison ready, they're what the corporation needs
Monsanto

When you shop for your daily bread and walk the aisles
Of Safeway, Safeway
Find the package to catch your eye that makes you smile
At Safeway, Safeway
Choose a picture of an old red barn on a field of green
With the farmer and his wife and children to complete the scene
At Safeway, Safeway

Dreams of the past come flooding back to the farmer's mind
His mother and father
Family seeds they used to save were gifts from God
Not Monsanto, Monsanto
Their own child grows ill near the poisoned crops
While they work on, they can't find an easy way to stop
Monsanto, Monsanto

Don't care now what the Bible said so long ago
Not Monsanto, Monsanto
Give us this day our daily bread and let us not go
With Monsanto, Monsanto
The seeds of life are not what they once were
Mother Nature and God don't own them anymore
Non saprai mai quale futuro cova nel sottile terreno
Di Monsanto, Monsanto
La luna è piena e i semi piantati mentre l'agricoltore suda
Per Monsanto, Monsanto
Quando questi semi spuntano sono pronti per i pesticidi
E arriva il Roundup [1] portando l'onda velenosa
Di Monsanto, Monsanto





L'agricoltore sa di dover coltivare ciò che potrà vendere
E' Monsanto, è Monsanto
Quindi firma per gli OGM e la sua vita diventa un inferno
Con Monsanto, Monsanto
Ogni anno compra i semi brevettati
E velenosi, che fanno comodo alla multinazionale
Monsanto




Quando vai a comprare il pane e passi tra le corsie
Di Safeway, Safeway [2]
Trova la confezione che ti salta all'occhio e ti fa sorridere
Da Safeway, Safeway
Scegli la figura di un fienile rosso su un campo verde
Con l'agricoltore, la moglie e i figli a completare la scena
Da Safeway, Safeway





Sogni del passato ritornano impetuosi alla mente dell'agricoltore
Sua madre e suo padre
I semi usati dalla famiglia un tempo erano doni di Dio
Non di Monsanto, Monsanto
Loro figlio cresce malato accanto alle colture avvelenate
Più lavorano, più è difficile trovare il modo per smettere
Monsanto, Monsanto





Ora non importa ciò che diceva la Bibbia tanto tempo fa
Non Monsanto, Monsanto
Dacci oggi il nostro pane quotidiano e non lasciarci
Con Monsanto, Monsanto
I semi della vita non sono più ciò che erano
Madre Natura e Dio non li posseggono più


---
[1] Gruppo di erbicidi prodotti da Monsanto
[2] Safeway Inc., la seconda più grande catena di supermercati in Nord America. Safeway
Riferimenti
  • La canzone MonsantoYears è tratta dall’album The Monsanto Years (2015) di Neil Young + Promise Of The Real
  • La traduzione è tratta Neil Young Testi & Traduzioni
  • Scritto e pubblicato per Riusa: il portale dell’economia circolare

Noi siamo il traffico, l'inno alla bicicletta in città dei Têtes de Bois

Ascoltando la canzone Noi siamo il traffico dei Têtes de Bois viene da chiedersi: a chi pensa ai ciclisti urbani? La canzone è un accorato e divertente inno all’uso della bicicletta nelle città. Andare su due ruote fa bene alla propria salute, facendo del sano movimento. L’ascolto del brano però solleva delle domande che le amministrazioni pubbliche dovrebbero porsi: i ciclisti cittadini hanno delle corsie preferenziali? Le strade ciclabili sono collegate fra loro? Vengono fatte in tratti in cui ce ne è bisogno? I percorsi ciclabili sono sufficientemente attrezzati e protetti? Periodicamente sono fatte le manutenzioni stradali? È lasciata la precedenza ai ciclisti dagli altri mezzi di trasporto?

Andare in bicicletta è un grande diritto e quindi:

  • reclamiamo piste ciclabili;
  • richiediamo il buon mantenimento delle ciclabili;
  • ricordare alle persone al volante delle automobili di avere rispetto dei ciclisti.

È un bel invito ad usare la bicicletta, più spesso o magari ogni giorno, per compiere spostamenti!

Noi siamo il traffico
noi siamo il traffico

Siamo il caos e ci fottiamo le macchine
tutti in gruppo sulla tangenziale
vogliamo aria e strada senza catrame
e acqua e terra
da bere e coltivare

Noi siamo il traffico
noi siamo il traffico

Passiamo la notte a benedire una bici
che dorme allacciata ad un vecchio lampione
catena leggera
preghiera ogni sera
pisciata di cane proprio sul cerchione

noi siamo il traffico
noi siamo il traffico

che ogni mattina
s’incontra per caso
e s’incammina
che non fa proclami e agisce d’istinto
che non s’iscrive all’alba
e a niente obbedisce
e gira gira e vola
che muove i piedi e vola
divide la corsia ed esce sull’aiuola

siamo il traffico
siamo il traffico

che si rompe e si ripara
che se è vecchio si trasforma
che se è scrostato si vernicia
che se è passato si riaggiorna

Riferimenti
  • Il sito ufficiale dei Têtes de Bois
  • La canzone Noi siamo il traffico fa parte dell’album Goodbike (2010) e della raccolta Mai di moda – Since 1992 (2012)
  • Scritto e pubblicato per Riusa: il portale dell’economia circolare

Marghera, la Montedison e il sogno dei Pitura Freska

Marghera senza fabbriche, pitura freska

Il gruppo musicale veneziano dei Pitura Freska ha un sogno e lo esprime con una canzone dedicata a Marghera: “il cantante Skardy e i suoi compagni desiderano una Laguna di Venezia sana, dove poter respirare aria buona, coltivare verdure, frutta e piante” … La realtà però è ben diversa: le attività’ industriali del petrolchimico di Porto Marghera sono la maggiore causa di emissione di sostanze inquinanti riscontrabili nella Laguna Veneta. Persino l’attore di teatro Marco Paolini ne Il Milione dice che “Quella che scorre nei canali a Venezia non è acqua, è un brevetto della Montedison.

Marghera è una località che occupa una superficie di circa 5.800 ettari; è situata nel territorio comunale di Venezia e a sud della città di Mestre. A partire dal 1950, essa divenne uno dei poli industriali italiani grazie a una forte concentrazione di investimenti: la Montedison S. p. A. fu una delle aziende ad avere una presenza nel territorio. Uno dei prodotti del colosso petrolchimico è il cloruro di vinile monomero, meglio noto come CVM: un componente gassoso per la produzione del PVC. Nel corso degli anni la magistratura ha appurato che l’azienda non fece nulla per salvaguardare la salute degli operai, causando 157 morti e un centinaio di persone ammalate gravemente.

Oltre ai danni all’uomo, la Montedison S. p. A. ha inquinato la Laguna Veneta “buttando” gli scarichi delle lavorazioni nell’aria, nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque lagunari.

Marghera
Ogni anno in Italia mor 30.000 persone de alcol
ogni anno in Italia mor 20.000 persone de tabacco
ogni anno mor 1.000 persone di eroina
ricordete: di marijuana non xe mai morto nissuni!

nialtri assicurem che no xe un bidon
l’erba no ga fato mai mal a nissun
a Marghera nialtri lo femo presente
che par lori la xe aria bona par niantri la xe fetente

Marghera sensa fabriche saria piu’ sana
‘na jungla de panoce pomodori e marijuana.

inquinemo sempre tuti contenti
mandemo ancora el mondo un fia’ ‘vanti
se qua sciopa tuto tanto no ti scampi
butemo xo le fabriche e coltivemo i campi

Marghera sensa fabriche saria piu’ sana
‘na jungla de panoce pomodori e marijuana.

i costruisse armi i sciopa nove bombe
intanto nialtri se femo e trombe
fuma e ciminiere intanto i ne inquina
per sopportare sta aria bevo tanta bira a spina

Marghera sensa fabriche saria piu’ sana
‘na jungla de panoce pomodori e marijuana.

niente da ridar i bidoni xe rival
boia i sa morti chi li ga mandai
stemo tenti no assarghe le strasse
papa butilia fane ‘ste grassie

i bruxa l’erba i costruisce le centrali
chissa’ che i mora tuti quanti fulminai
sara’ sempre meio poco che niente
vivaremo meio in mezo a orti, animali e piante

Marghera sensa fabriche saria piu’ sana
‘na jungla de panoce pomodori e marijuana

Riferimenti

R. E. M. - Orange Crush

Vietnam, missione di disboscamento, operazione Ranch Hand, USAF, National Museum of the U.S. Air Force, photo 071002-F-1234P-022, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3455354

Vietnam, missione di disboscamento, operazione Ranch Hand, USAF.

Ci beviamo un’aranciata fresca, all’ombra degli alberi del Vietnam?“.

Mah… forse forse non è proprio una brillante idea“.

L’aranciata che intitola la canzone dei R. E. M., si riferisce all’agente arancio: un potente defoliante prodotto per l’esercito statunitense ed utilizzato durante la guerra nel Vietnam. Era un liquido incolore,  il cui nome nasceva dalle strisce colorate presenti nei fusti usati per lo stoccaggio e il trasporto. L’uso che ne fu fatto, dal 1965 al 1971, era tramite irrorazioni aeree sugli alberi vietnamiti, per distruggere le foglie e non permettere ai soldati avversari di nascondersi. L’effetto dell’agente arancio fu devastante per l’ambiente e per l’uomo: uno dei suoi principali composti inquinanti era infatti la diossina.
Gli aerei distribuirono il defoliante su centinaia di villaggi vietnamiti (i dati ufficiali superano i tremila) lasciando danni permanenti ma anche futuri sulle popolazioni: neoplasie e malformazioni ai feti durante la gravidanza. Uno dei componenti dell’agente arancio può infatti rimanere nell’ambiente per vent’anni, e su alcuni materiali, quali il legno, può restarvi anche di più.

Questa fu la prima volta che flora fauna e esseri umani simultaneamente vennero colpiti in modo brutale e devastante da agenti chimici.

Orange CrushAranciata
Follow me, don't follow me
I've got my spine, I've got my orange crush
Collar me, don't collar me
I've got my spine, I've got my orange crush
We are agents of the free
I've had my fun and now its time to
Serve your conscience overseas (over me, not over me)
Coming in fast, over me


Follow me, don't follow me
I've got my spine, I've got my orange crush
Collar me, don't collar me
I've got my spine, I've got my orange crush
We are agents of the free
I've had my fun and now its time to
Serve your conscience overseas (over me, not over me)
Coming in fast, over me


High on the roof,
thin the blood,
Another one on the waves tonight,
comin' in, you're home

We'd circle and we'd circle and we'd circle to stop and consider and
centered on the pavement stacked up all the trucks jacked up and our wheels
in slush and orange crush in pocket and all this here county hell any county
it's just like heaven here and I was remembering and I was just in a
different county and all then this whirlybird that I headed for I had my
goggles pulled off I knew it all I knew every back road and every truck
stop.




Follow me, don't follow me
I've got my spine, I've got my orange crush
Collar me, don't collar me
I've got my spine, I've got my orange crush
We are agents of the free
I've had my fun and now its time to
Serve your conscience overseas (over me, not over me)
Coming in fast, over me.
Seguimi, non mi seguire,
ho il coraggio, ho la mia aranciata
Acchiappami, non mi acchiappare,
ho il coraggio, ho la mia aranciata
Siamo agenti della libertà
Mi sono divertito e ora è tempo
di servire oltremare la tua coscienza (oltre me, non oltre me)
sta arrivando presto, sopra di me

Seguimi, non mi seguire,
ho il coraggio, ho la mia aranciata
Acchiappami, non mi acchiappare,
ho il coraggio, ho la mia aranciata
Siamo agenti della libertà
Mi sono divertito e ora è tempo
di servire oltremare la tua coscienza (oltre me, non oltre me)
sta arrivando presto, sopra di me

Su, sopra il tetto,
diràdati il sangue,
un altro sulle onde, stasera
che sta arrivando, sei a casa

Ci muovevamo in cerchio e in cerchio e in cerchio per fermarci
a riflettere e, ammassati sul marciapiede, accatastavamo tutti i camion
dopo essere stati richiamati al dovere, le nostre ruote erano piantate
nella melma, in tasca avevamo aranciata e tutto quest’inferno di
provincia, ogni provincia è proprio come il paradiso qui, e io stavo
ricordando ed ero in una contea differente e tutto quanto allora
quell’elicottero che dirigevo strabuzzavo gli occhi sapevo tutto
conoscevo ogni strada secondaria e ogni fermata di camion.

Seguimi, non mi seguire,
ho il coraggio, ho la mia aranciata
Acchiappami, non mi acchiappare,
ho il coraggio, ho la mia aranciata
Siamo agenti della libertà
Mi sono divertito e ora è tempo
di servire oltremare la tua coscienza (oltre me, non oltre me)
sta arrivando presto, sopra di me.

Riferimenti

Adriano Celentano - Il ragazzo della via Gluck

Il ragazzo della Via Gluck Celetano

Il ragazzo di questa celebre canzone della metà degli anni ’60 del secolo scorso canta, con nostalgia, di una via circondata dall’erba, ma che ora è sommersa dal grigio cemento degli edifici.
Sono passati decenni da questa canzone di protesta eppure il suo significato resta ancora valido: si può dire che sia stata “profetica“. Ora si parla di consumo di territorio, di lottizzazioni ai limiti, oltre ogni normativa edilizia. Capita spesso che in alternativa al recupero di edifici già esistenti ma in disuso, si preferisca creare nuovi agglomerati da edificare.
La canzone rientra di fatto nelle folk songs di protesta: suonata con accompagnamento di chitarra acustica per enfatizzare il testo cantato.
La chiusa finale ha un interrogativo semplice ma diretto: perché “non lasciano l’erba?“. Fa riflettere.

 

 

Questa è la storia
di uno di noi
anche lui nato per caso in Via Gluck
in una casa fuori città
gente tranquilla che lavorava.

Là dove c’era l’erba ora c’è
una città
e quella casa
in mezzo al verde ormai
dove sarà?

Questo ragazzo della Via Gluck
si divertiva a giocare con me
ma un giorno disse
“Vado in città”
e lo diceva mentre piangeva
io gli domando, “Amico
non sei contento?
Vai finalmente a stare in città
là troverai le cose che non hai avuto qui
potrai lavarti in casa senza andar
giù nel cortile”.

“Mio caro amico”, disse
“qui sono nato,
e in questa strada
ora lascio il mio cuore.
Ma come fai a non capire
ch’è una fortuna per voi che restate
a piedi nudi a giocare nei prati
mentre là in centro respiro il cemento.
Ma verrà un giorno che ritornerò
ancora qui
e sentirò l’amico treno
che fischia così
wa wa!”.

Passano gli anni
ma otto son lunghi
però quel ragazzo ne ha fatta di strada
ma non si scorda la sua prima casa
ora coi soldi lui può comperarla.

Torna e non trova gli amici che aveva
solo case su case
catrame e cemento.
Là dove c’era l’erba ora c’è
una città
e quella casa in mezzo al verde ormai
dove sarà?

Eh ya ya ya
Eeh
non so, non so
perché continuano
a costruire le case
e non lasciano l’erba
non lasciano l’erba
non lasciano l’erba
non lasciano l’erba

Eh no
se andiamo avanti così
chissà
come si farà,
chissà…

 

Riferimenti
  • Parole di Luciano Beretta e Miki Del Prete. Musica di Adriano Celentano e Detto Mariano
  • La canzone fu presentata al festival di Sanremo del 1966, eliminata al primo turno
  • Scritto e pubblicato per Riusa: il portale dell’economia circolare

Franco Battiato - Sarcofagia

Sarcofagia da Ferro battuto di Franco Battiato

La musica dance ed elettronica di questa canzone ci porta verso il testo del filosofo greco Plutarco attualizzato ai giorni nostri: la sofferenza degli animali mangiati dall’uomo.

La musica insiste martellante con un tono apparentemente allegro, ma che progressivamente scopriamo essere in realtà un invito a riflettere sul cibarsi della carne degli animali. La canzone pone gli interrogativi: “l’uomo ha un po’ di sensibilità? Prova dei sentimenti di ribrezzo verso questo modo di alimentarsi?“.
Essa denuncia il dolore provato da questi poveri esseri viventi. Però se si riflette c’è anche l’impatto ambientale degli allevamenti moderni: per farli funzionare bene occorrono e vengono consumate enormi quantità d’acqua. Gli allevamenti producono liquami i cui scarichi inquinano le falde acquifere. Essi possono essere assimilati a catene di montaggio per allevare in modo innaturale con farmaci di vario tipo, bovini, maiali o pollame da uccidere per farne poi assaporare la carne. Ma “non ripugna il gusto, berne gli umori e il sangue?”.

Sarcofagia
Fu nefasta e temibile l’età del tempo
Di profonda e irrimediabile povertà
Quando ancora non si distingueva l’aurora dal tramonto
Quando l’aria della prima origine mischiata a torbida
E instabile umidità al fuoco ed alla furia dei venti
Celava il cielo e gli astri
Come può la vista sopportare l’uccisione di esseri
Che vengono sgozzati e fatti a pezzi
Non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue
Le carni agli spiedi crude
E c’era come un suono di vacche
Non è mostruoso desiderare di cibarsi
Di un essere che ancora emette suoni
Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.

Riferimenti
  • Sarcofagia è un testo di Manlio Sgalambro da Plutarco (scrittore e filosofo, Cheronea, 46 d.C./48 d.C. – Delfi, 125 d.C./127 d.C), musica di Franco Battiato
  • La canzone è tratta dall’album Ferro Battuto (2001)
  • Scritto e pubblicato per Riusa: il portale dell’economia circolare

Talking Heads - Niente altro che fiori

Una favola – canzone che con paradossale ironia racconta di come il protagonista, uomo moderno, vorrebbe tornare ad uno stile di vita consumistico. Una decrescita al contrario? Il protagonista agognava ad una vita più semplice, immersa nella natura, ovvero una sorta di paradiso terrestre. Bene, ci è riuscito, è circondato da ambiente lussureggiante, dove non ci sono altro che fiori, bello no?
Eppure man mano che si trova in certi luoghi, desidera ritrovare situazioni caotiche o gustare dei prodotti poco sani per la salute. Sebbene la natura abbia preso il sopravvento il nostro uomo moderno rivuole quello che non ha più, perché non vuole riconoscere la vittoria della natura, sebbene il suo desiderio originale fosse quello di un qualcosa di più vicino ad un ambiente più immerso nella natura.

(Notihng but) The FlowesOrmai non c'é altro che fiori
Here we stand
Like an Adam and an Eve
Waterfalls
The Garden of Eden
Two fools in love
So beautiful and strong
The birds in the trees
Are smiling upon them
From the age of the dinosaurs
Cars have run on gasoline
Where, where have they gone?
Now, it's nothing but flowers

There was a factory
Now there are mountains and rivers
You got it, you got it
We caught a rattlesnake
Now we got something for dinner
We got it, we got it
There was a shopping mall
Now it's all covered with flowers
You've got it, you've got it
If this is paradise
I wish I had a lawnmower
You've got it, you've got it

Years ago
I was an angry young man
And I'd pretend
That I was a billboard
Standing tall
By the side of the road
I fell in love
With a beautiful highway
This used to be real estate
Now it's only fields and trees
Where, where is the town
Now, it's nothing but flowers
The highways and cars
Were sacrificed for agriculture
I thought that we'd start over
But I guess I was wrong

Once there were parking lots
Now it's a peaceful oasis
You've got it, you've got it
This was a Pizza Hut
Now it's all covered with daisies
You got it, you got it
I miss the honky tonks,
Dairy Queens, and 7-Elevens
You got it, you got it
And as things fell apart
Nobody paid much attention
You got it, you got it

I dream of cherry pies,
Candy bars, and chocolate chip cookies
You got it, you got it
We used to microwave
Now we just eat nuts and berries
You got it, you got it
This was a discount store,
Now it's turned into a cornfield
You've got it, you've got it
Don't leave me stranded here
I can't get used to this lifestyle
Eccoci qui
Come un Adamo e un'Eva
Cascate
Il giardino dell'Eden
Due innamorati sciocchi
Così belli e forti
Gli uccelli sugli alberi
Sopra loro sorridono
Dall’età dei dinosauri
Le macchine andavano a benzina
Dove sono finite?
Ormai non c'é altro che fiori

C'era una fabbrica
Ora montagne e fiumi
PUOI DIRLO, puoi DIRLO
Catturo un serpente a sonagli
Ora abbiamo la cena
PUOI DIRLO, PUOI DIRLO
C'era un supermercato
Ora é coperto di fiori
PUOI DIRLO, PUOI DIRLO
Se questo è il paradiso
Vorrei una falciatrice
PUOI DIRLO, PUOI DIRLO

Anni fa
Ero un giovane arrabbiato
Pretendevo
D'essere un cartellone
Levato alto
A fianco della strada
M'innamorai
D'una bella autostrada
Questa era area fabbricabile
Ora è solo campo e alberi
Dov'é finita la città?
Ora non c'é altro che Fiori
Strade e automobili
Sacrificate all’ agricoltura
Pensavo dovessimo ricominciare
Temo d'essermi sbagliato

Un tempo erano parcheggi
Ora é un'oasi di pace
PUOI DIRLO, PUOI DIRLO
C'era una pizzeria
Ora é coperta di margherite
PUOI DIRLO, PUOI DIRLO
Mi mancano gli honky tonk,
Gli yogurt e le bibite
PUOI DIRLO, PUOI DIRLO
E quando tutto cadde a pezzi
Nessuno ci fece caso
PUOI DIRLO, PUOI DIRLO

Sogno torte di frutta,
Canditi e biscotti al cioccolato
PUOI DIRLO, PUOI DIRLO
Abituati al microonde
Ora mangiamo bacche e noci
PUOI DIRLO, PUOI DIRLO
Questo era un negozio occasioni,
Ora é un campo di granturco
PUOI DIRLO, PUOI DIRLO
Non lasciatemi qui
Non so abituarmi a questa vita

Riferimenti
  • La canzone (Nothing but) Flowers fa parte dell’album Naked (1988), testo di David Byrne, musica dei Talking Heads
  • La traduzione è tratta dal libro David Byrne & Talking Heads (tutti i testi 1975 – 1994), a cura di Paolo Bertrando, Arcana Editrice, 1994
  • Scritto e pubblicato per Riusa: il portale dell’economia circolare

Sepultura - Biotech is Godzilla dedicata a Cubatão

Cubatão è un polo industriale circondato dalla foresta amazzonica e vicino all’oceano Atlantico: potrebbe essere un luogo suggestivo, ma purtroppo non lo è affatto. La città nacque negli anni ’50 del secolo scorso: la vicinanza strategica al porto commerciale di Santos attirò ingenti capitali che investirono in questi luoghi per costruirvi imponenti fabbriche. Nel corso dei decenni, il sito industriale si è sviluppato senza nessun controllo sulle emissioni inquinanti delle industrie, creando un ambiente altamente tossico, sia per gli adulti che per i bambini: i neonati nascevano infatti con malformazioni e malattie dovute all’inquinamento atmosferico.

Oltre alle denunce di medici e organizzazioni ambientaliste, si è aggiunta la canzone Biotech is Godzilla del gruppo brasiliano dei Sepultura. Il brano musicalmente scorre impetuoso e potente, mentre il cantante racconta con rabbia la situazione drammatica in cui versano gli abitanti di Cubatão. Si va oltre metaforicamente: le tecnologie e “le cose” prodotte a Cubatão generano un mostro completamente fuori controllo. Il tutto senza alcun rimorso da parte delle aziende che hanno interessi in quel luogo.

Cubatão si trova nello stato di San Paolo in Brasile ed è stata soprannominata la “valle della morte“.

BioTech is GodzillaLa Biotecnologia è Godzilla
Rio Summit, ’92
Street people kidnapped
Hid from view
“To save the earth”
Our rulers met
Some had other secret plans

No… No… No… No…

Biotech
Biotech
Biotech
Say what?

Strip-mine the Amazon
Of cells of life itself
Gold rush for genes is on
Natives get nothing

Biotech
Biotech
Biotech is Godzilla

Mutations cooked in labs
Money-mad experiments
New food + medicine?
New germs + accidents!

Like Cubatao
“World’s most polluted town”
Air melts your face
Deformed children all around

Bio-technology
Ain’t what’s so bad
Like all technology
It’s in the wrong hands

Cut-throat corporations
Don’t give a damn
When lots of people die
From what they’ve made

Biotech
Biotech
Biotech is A.I.D.S.?

Stop!!!
Summit a Rio, ‘92
Genti di strada rapite
Celate da sguardi indiscreti
Per salvare la terra
I nostri governanti si sono incontrati
Alcuni avevano altri loschi piani segreti

No! No! No! No!

Biotecnologia
Biotecnologia
Biotecnologia…
Cos’hai detto?

L’Amazzonia come miniera a cielo aperto
Di cellule della sua stessa vita
Oro s’accumula per i geni che sono accettabili
Niente viene donato ai Nativi

Biotecnologia
Biotecnologia
Biotecnologia è Godzilla

Mutazioni cucinate nei laboratori
Denaro per folli esperimenti
Nuove fonti di sostentamento e farmaci?
Nuovi batteri e morbi!

Come Cubatão
la metropoli più inquinata al mondo
L’aria scioglie la vostra faccia
Tutt’intorno bambini deformati

Le biotecnologie
Non sono così male
Come ogni tecnologia
Essa è finita nelle mani sbagliate

Tagliate la gola alle corporazioni
Fate che non ve ne freghi un accidente
Quando muoiono un sacco di persone
Per ciò ch’essi hanno fatto

Biotecnologia
Biotecnologia
Biotecnologia è A.I.D.S.?

Fermi!!!

Riferimenti
  • La traduzione della canzone BioTech is Godzilla dei Sepultura è tratta da Canzoni Metal
  • La canzone BioTech is Godzilla fa parte dell’album Chaos A.D. del 1993 e ha partecipato alla composizione del testo Jello Biafra, l’ex frontman radicale dei Dead Kennedys
  • Scritto e pubblicato per Riusa: il portale dell’economia circolare