Un periodico elettronico per l’economia solidale veronese.
Alzi la mano chi è contento della Verona in cui viviamo. Una provincia terziarizzata, che non produce quasi più niente, che vive di finanza, di speculazione immobiliare, di lavori pubblici, e anche di xenofobia.
Una provincia che, se tornassero i tempi dell’autarchia, non riuscirebbe a sfamare nemmeno il 10 % dei suoi abitanti, a meno che non li si convincesse a mangiare soldi, tabacco e cemento. Una provincia governata, a tutti i livelli, da un sistema di potere a parole ribelle e secessionista, ma anche dissoluto e rapace, sicuramente distruttivo per il territorio.
Eppure, in tutto questo sistema sociale politicamente e culturalmente dominante, c’è qualcosa che si muove. È un movimento poco omogeneo, poco incline a essere etichettato dalle forze politiche, per niente strumentalizzabile, quasi inafferrabile dalle definizioni classiche.
Sostiene un’altra economia, dove il profitto è un accessorio, non la strategia, dove i valori relazionali contano più di quelli economico-finanziari, dove i progetti e le persone sono al centro delle decisioni.
FREE era una fanzine musicale nata a Firenze durante gli anni ’80.
FREE era una fanzine che sia per la qualità dei contenuti che per la “forma“, la si poteva considerare una rivista propriamente “contenitore“.
A FREE era allegato un vinile originale.
Di FREE, parlando con un amico, lui mi disse: “… la mia fanzine dopo averla letta potevi anche buttarla. FREE no. La conservavi, la rileggevi.” Uno degli ideatori di FREE è stato Paolo Cesaretti, ora architetto e designer e con lui ho avuto la fortuna e il piacere di scambiare qualche domanda sulla rivista, su quello che ci stava dietro e attorno. Ovviamente stiamo trattando della scena musicale indipendente italiana e non degli anni ’80.
Le risposte possono sembrare un po’ lunghe , quasi dei racconti – del resto come in altre interviste di questo blog – ma a noi non importa, a noi piace così.
Domanda: FREE, un nome semplice, diretto e facile da pronunciare, perché?
Risposta: Free!, libero di dire ciò che pensi ma anche gratuito. Si, certo, inizialmente è una fanzine fotocopiata, distribuita gratuitamente. Da qui il nome. Capisco che oggi la free press sia un fenomeno generalmente accreditato, ma nell’81 è ancora una cosa piuttosto bizzarra, dal sapore vagamente militante. Siamo un gruppetto di compagni di scuola che ha desiderio di condivisione. Con grande ingenuità e aspettativa autoproduciamo una fanzine, la distribuiamo in qualche negozio di dischi, la inviamo alle due-tre radio di cui ci piacciono i programmi. Ne escono cinque numeri, non credo che la tiratura abbia mai superato il centinaio di copie a numero. → Prosegui la lettura di FREE: da fanzine a rivista contenitore. Paolo Cesaretti e la Firenze all’inizio degli anni ottanta.;
“Una strana musica melanconica sposata ad una luccicante produzione… accompagnata da un basso grave e da un tempo di rullante stile slow-rock, che irrompe in un maestoso ritornello, frenetico e corale: un hit maledetto.”
Ecco come Steven Brown descrisse una canzone di Luigi Tenco, dopo averla ascoltata. Nel 1988 uscì “Brown Plays Tenco”, ora nel canale del blog ci sono dei video dedicati al mini album “Brown Plays Tenco” di Steven Brown, membro fondatore dei Tuxedomoon.
I video sono semplici e in pieno spirito “fai da te” o DIY (do it yourself), che poi vuole dire la stessa cosa, ma le Canzoni sono le vere protagoniste.
A volte mi accade una cosa singolare.
La prima volta che incontro cose o persone che mi “cambieranno” la vita, riescano a passarmi inosservate.
Le virgolette sono d’obbligo, perché, il campo del cambiamento è quello che attiene alla percezione artistica.
Ma nel caso dei Tuxedomoon, questa percezione ha avuto per me un enorme riflesso sul metodo con il quale avrei poi successivamente giudicato avvenimenti e persone, anche in ambito extra-musicale.
E’ un lungo discorso, spero che alla fine di queste mie impressioni, sarò riuscito a spiegarmi almeno parzialmente.
Dicevo del passare inosservati.
Certo, esiste l’amore a prima vista, la passione immediata, ma questi sono avvenimenti che lasciano poco spazio all’analisi razionale.
Li provi, ti sommergono e resti fermo, bloccato. → Prosegui la lettura di Tuxedomoon Holy Wars;
Il nostro amico Enrico mi segnala un fondo di Natalino Balasso sul Fatto Quotidiano, che parla dell’intervento di Benigni al festival di San Remo. L’umanità ha poco bisogno di un festival di San Remo, figuriamoci quale possa essere la necessità di un intervento di Benigni a un festival di San Remo.
Balasso ci va giù duro: “l’inno di Mameli,[...] se dovessimo cantarlo tutto intero, ci sarebbero anche strofe a dir poco imbarazzanti per chi crede nella democrazia.”
“L’orgoglio è un sentimento pericoloso,” continua Balasso, “in fondo non è da questo che nascono le guerre? Non è dagli inni nazionali? Non è dallo stringiamci a coorte? Dalle bandiere?”
“Mi preoccupa,” è la conclusione, ” una sinistra che sembra rispondere alla mancanza di moralità e all’arroganza dei governanti con un bigottismo cieco o una vacua retorica.”
Come non essere d’accordo? È più o meno quello che ho pensato io, ascoltando alla radio i primi due minuti della lectio di Benigni. A dir la verità ho pensato “che due palle!“, ma il discorso non è diverso.
Setacciando il “tubo” (come dice l’amico Paolo Cesaretti), ho trovato un po’ di video creati e dedicati ai musicisti pubblicati come allegato sonoro alla fanzine Rockgarage.
Una delle menti di Rockgarage è Marco Pandin e qui nel blog trovate un pò di materiale su di lui.
I video sono semplici e in pieno spirito “fai da te” o DIY (do it yourself), che poi vuole dire la stessa cosa. Musica underground direttamente dagli anni’80 italiani. Così mi è sembrata una buona occasione per ascoltare qualche brano da Rockgarage e allora ho preparato una playlist, eccola:
E ovviamente grazie a chi ha caricato questi video.
Ho pensato di aderire al Progetto Energia Verde ideato dal Gruppo d’acquisto solida SommaGas. Perché?
Non posso decidere da quali fonti è prodotta l’energia elettrica che alimenta la mia casa ma posso invece trovare il fornitore e spingerlo ad investire nella produzione di energia da fonti rinnovabili quali fotovoltaico, eolico, geotermico ed idroelettrico.
Si ma come?
Impegnandolo con un contratto sottoscritto ad immettere nella rete elettrica tanta energia verde quanto l’equivalente dei nostri consumi mensili!
Addirittura l’iniziativa Gas è stata fatta coincidere con l’iniziativa della nota trasmissione radiofonica Caterpillar “M’illumino di meno”. Infatti il prossimo 18 Febbraio avverrà la stipula del primo contratto e chissà che non sarà proprio il mio!
Verso la metà dello scorso Novembre sono stato in compagnia di un paio d’amici ad un mercatino dei dischi. Da tempo avevo promesso d’accompagnarli, visto che non c’erano mai stati. Arriviamo poco dopo l’apertura, però prima di entrare ci si beve un caffettino e poi giù nell’underground, nel senso letterale del termine perché la mostra mercato era proprio sotto l’edificio della fiera.
Dopo che gli amici hanno capito come è organizzata tutta la faccenda dei venditori di dischi, ci siamo separati e un po’ svogliatamente me ne sono andato a zonzo. Forse mi seccava pagare un biglietto per entrare, forse perché non mi piace vedere vinili a prezzi d’alta quota (che scoperta, eh?). Insomma continuavo a camminare e a guardare, poi fra un banco e un altro trovo un tipo che vende decine e decine di libri di musica, tutti usati e pressoché in buon stato. La maggior parte erano biografie, alcune veramente insulse e patinate. Però non demordo e proseguo la ricerca perché ho sempre in testa di trovare qualche libretto “che non si sa mai …“. → Prosegui la lettura di Jerry Garcia per 3 miseri euro;
Mentre il nostro caro, simpatico, assurdo satrapo si tiene attaccato alla poltrona con tutta la forza rimasta, la nuova destra scalpita per la successione al potere. Davvero vogliamo staccare la spina?
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Quello cui stiamo assistendo in questi giorni ha dell’incredibile, oltre a essere discretamente vergognoso. La realtà sta superando tutte le fantasie, anche le più contorte, costringendo anche la satira più impietosa a un veloce aggiornamento, come il “partito du pilu” del film Quanlunquemente di Antonio Albanese, reso obsoleto ancor prima dell’uscita nelle sale. → Prosegui la lettura di Meglio Berlusconi o Marchionne?;
Caro amico, sei messo male sei vittima di un tempo dove tutto è appiattito ciò che aveva un senso si è deteriorato. No, non fa male credere, fa molto male credere male. — Giorgio Gaber
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