The bridge a tribute to Neil Young

Conobbi questo disco una sera d’estate a casa di un mio amico, grande appassionato di Neil Young. Ricordo che tra una chiacchera e l’altra Diego mi disse: “Tu che ascolti sempre Nick Cave lo sapevi che ha fatto ‘Helpless’?” Non ne sapevo nulla e quindi Diego tirò fuori dal suo leggendario armadio, pieno di dischi, cd e box set, l’album “The bridge a tribute to Neil Young“. Da quella sera d’estate mi misi subito alla ricerca del cd, che trovai dopo un anno circa.

Neil Young fa parte della storia della musica rock, è noto come uno dei dinosauri del rock, un aspetto che però continua ad affascinare il suo pubblico di ogni generazione, è la sua capacità di mettersi in gioco, di continuare a suonare e a comporre musica con coerenza, passione senza mai fermarsi sui successi raggiunti.

Generazioni di musicisti lo citano direttamente, gli si sono ispirati e nei loro lavori si sentono le tracce della sua opera. Molti ne hanno una stima immensa. D’altronde lo stesso Young, da sempre, ha dimostrato di essere attento alle novità musicali: si è avvalso della collaborazione di musicisti alternativi come i Sonic Youth o i Pearl Jam. Non occorre ricordare che in un pezzo sentiamo citato Johnny Rotten dei Sex Pistols oppure che Young ha addirittura dedicato una canzone a Kurt Cobain dei Nirvana.

Probabilmente proprio da questa stima e fiducia duratura sono nati alcuni tributi, il primo di questi è proprio “The bridge a tribute to Neil Young“.

Il disco viene aperto dai Soul Asylum con “Barstool blues“, il brano non si distacca molto dall’originale, la interpretano nel loro stile secco con due chitarre: una acustica l’altra elettrica. Delicata e con toni drammatici la versione di “Don’t let it bring you down” di Victoria Williams & Williams Brothers. I Flaming Lips iniziano e finiscono in modo inconsueto “After the gold rush“, il pezzo è interessante perché arricchito di derive acide, tipiche della loro produzione di quel periodo. “Captain Kennedy” viene resa con suono post-punk da Nikki Sudden & the French Revolution. Invece i Loop rallentano “Cinnamon girl“, la voce del cantante sembra arrivare da un posto lontano.

Nick Cave con solo due Bad Seeds, Mick Harvey e Kid Congo Powers suonano “Helpless“, la voce è calda, profonda e confortante, accompagnata dalla chitarra acustica e dalla slide in sottofondo; uno dei pezzi più rispettosi. Strana, la versione di “Mr. Soul” dei Bongwater, resta la base rock ma con effetti elettronici.

Allegra e brillante invece “Winterlong” proposta dai Pixies, cantata a due voci, nuovo rock con un suono cristallino, bravi!

I Sonic Youth si cimentano con “Computer age” tratto da un album più discussi di Neil Young: “Trans am“; la loro versione dimostra che il pezzo è valido e lo elettrificano nel loro stile; il pezzo è cantato da Thruston Moore, bravi tutti. Proprio non mi aspettavo di trovare gli Psychic TV di Genesis P-Orridge che eseguono “Only love can break your heart” con tanto di violino.

Grandi i Dinosaur Jr. che scelgono “Lotta love“, ci fanno capire che hanno appreso in pieno la lezione elettrica di Neil Young, in questa formazione ci sono sia J. Mascis che Lou Barlow. Henry Kaiser suona con David Lindley ed esegue una medley di “The needle and the damage done” e di “Tonight’s the night“, poi sceglie “Words” dove alla voce torna Victoria Williams; buone versioni anche se simili agli originali, bella la chitarra e il pianoforte. Come penultimo brano troviamo “Out of the blue” eseguita dai B.a.l.l. una versione un pò grezza.

L’edizione in cd ha due canzoni in più rispetto al vinile e una parte dei profitti sono stati donati alla “The Bridge School“, scuola fondata dalla moglie e dallo stesso Young per aiutare i bimbi affetti da gravi malattie.

Riferimenti:
Various
“The bridge a tribute to Neil Young”
1989, Caroline Records
http://www.discogs.com/Various-The-Bridge-A-Tribute-To-Neil-Young/release/845622

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