Neil Young and the Crazy Horse, Brescia, Piazza Duomo, 09 luglio 2001

Lunga e pesante è stata l’attesa del grande ritorno di Neil Young in Italia. I suoi concerti ci mancavano. Regalano emozioni. Sono famosi per l’energia, la passione e la bravura. Se poi ci mettete che in questa tournee, l’Eurotour ’01, è accompagnato dalla sua vecchia band: i Crazy Horse e che il gruppo d’ apertura sono i Black Crowes… come si faceva a stare a casa?!? Insomma le prospettive per una serata memorabile c’erano tutte. Arriviamo a Brescia e già si sente l’atmosfera pre concerto. Il pubblico che incontriamo è variegato: fans vecchi e giovani, famiglie, molte donne. Negli occhi di ognuno di loro si intravede la curiosità di scoprire cosa ci riserverà il grande Vecchio questa sera.
…………….. se la ruggine dorme… …………..
Entriamo nella piazza. E’ lunga e stretta. Il palco è lo stesso che ospiterà la performance di Bob Dylan domani sera. Notiamo subito una grave pecca dell’organizzazione: una volta entrati nell’area concerto non si può più uscire per nessun motivo. “Il biglietto è strappato!” ripetono i ragazzi dell staff. Ok, ma perchè, allora non avete allestito un punto di ristoro? Sono quasi le 20 e noi abbiamo fame e sete. Dopo il lavoro siamo corsi qui in mezzo al traffico e non abbiamo pensato di prepararci il classico zainetto con le provviste. Proviamo ad andare verso tutte le uscite, ma non c’è speranza…….
ci salva una simpatica famigliola al di là delle transenne, che, gentilmente va in un bar e compra dei panini per i nostri stomaci.
Intanto continua ad arrivare gente e ci rendiamo conto che se il palco fosse stato un pò più alto non sarebbe stato male. Iniziano i Black Crowes, sono in cinque con due coriste nere: una grande ora di  sano rock, con venature soul e rithymes ‘n’ blues, bravi. I Black Crowes lasciano il palco ringraziando e salutando il pubblico. Salgono i roadies a smontare gli strumenti e a preparare per Neil Young.
Guardando il palco, sulla sinistra, scorgiamo la sagoma di legno di un indiano e a fianco il vecchio organo a pompa. In alto, appeso ai tralicci del palco, un’altra sagoma che rappresenta un falco nello stile delle pitture degli indiani nordamericani. A cosa servirà? Invece sulla batteria di Ralph Molina notiamo la bandiera nera dei pirati col teschio, che siano pronti a salpare su un mare di musica?
Finalmente il grande momento arriva. Eccoli, prima i Crazy Horse, poi Neil Young con un cappello bianco da cow boy, che sia per nascondere la pelata? Si intuisce subito che il concerto andrà bene: la voce è calda e l’intesa fra lui e il gruppo è palpabile. L’acustica è ottima.
L’inizio, “Don’t cry no tears” e le altre, servono a scaldare l’atmosfera, a far ballare e cantare il pubblico. Dopo arriva una robusta versione di “Piece of crap”, e finalmente Neil Young saluta in inglese: «Come va? grazie per essere venuti qui stasera… E’ un magnifico posto questa piazza!». Entrano Pegi e Astrid Young che accompagneranno con le loro voci le canzoni “Hold you in my arms” e “Don’t say you love me”; anche loro due sembrano far parte integrante dei Crazy Horse. Siamo tutti ammaliati da questa straordinaria intesa, dalla passione e dall’energia che ci trasmettono. Finalmente Neil Young ci da un pò di tregua e prende la chitarra acustica e l’armonica a bocca, donandoci “Don’t let it bring you down” e “Pocahontas”. Cala un silenzio indescrivibile, solo la sua voce, l’armonica a bocca e la chitarra acustica toccata e arpeggiata. Neil Young lascia l’acustica e si avvicina all’organo a pompa e ci fa uno scherzetto: la toccata iniziale è di “Like a hurricane” e invece ci suona una emoziante “After the gold rush”. Poi ritornano i Crazy Horse, lui riprende la fedele Gibson e la galoppata musicale continua. Quando cominciano le prime note di “Hey Hey, My My” è una festa: applaudiamo, cantiamo e danziamo. “Like a hurricane” è lunga, con le divagazioni personali di Neil Young e dei Crazy Horse. Billy Talbot che percuote il basso e dall’alto è calato il falco che nasconde una tastiera suonata da Frank Sampedro. Ci danno un pò di respiro facendo una pausa di cinque minuti. Infine rientrano tutti, comprese Pegi e Astrid, per salutarci con due belle versioni di “Rockin’ in the free world” e “Powderfinger”. Infine ci ringraziano, Pegi e Neil fianco a fianco con gli altri.
L’impressione è stata che si divertano e che suonino come se fossero una garage band. Sono pochi i musicisti che salgono su un palco e trascinano, con le loro canzoni, senza effetti o coreografie il pubblico. Neil Young e i Crazy Horse ci sono sembrati in forma straordinaria, un intesa fortissima, La sua voce è proprio come nei dischi e pensare che è nato nel 1945! Neil Young, lui e la sua musica, nient’altro sembrava esistere nella Piazza Duomo di Brescia. Un concerto indimenticabile con dei musicisti che hanno regalato una serata emozionante ad un pubblico entusiasta. I giornalisti che erano nel backstage hanno scritto che in un angolo del palco c’era uno spettatore d’eccezione: Bob Dylan. Sembra che fosse pronto ad entrare con la chitarra a suonare con l’amico Neil, ma forse, anche lui ha pensato che il concerto fosse perfetto così.

La scaletta del concerto:

  1. Don’t Cry No Tears
  2. I’ve Been Waiting For You
  3. Love And Only Love
  4. Piece Of Crap
  5. Going Home
  6. Hold You In My Arms (*)
  7. Don’t Say You Love Me (*)
  8. From Hank To Hendrix
  9. Don’t Let It Bring You Down
  10. Pocahontas
  11. After The Goldrush
  12. Only Love Can Break Your Heart
  13. Gateway Of Love
  14. Standing In The Light Of Love
  15. Hey Hey, My My
  16. Sedan Delivery
  17. Like A Hurricane
  18. — breve pausa
  19. Rockin’ In The Free World (*)
  20. Powderfinger (*)

La band era formata da:
Neil Young – voce, chitarra, piano, pump organ
Frank Sampedro – chitarra, tastiera, cori
Billy Talbot – basso, cori
Ralph Molina – batteria, cori
(*) Pegi Young e Astrid Young – cori

La scaletta del concerto è stata reperita da http://www.sugarmtn.org/

Neil Young Euro Tour 2001

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