Daniele Ciullini a Firenze negli anni ’80 produsse materiali sonori ed editoriali e fra questi occorre ricordare il progetto Domestic Exile. Si trattava di un cofanetto con un nastro audio di otto brani rappresentanti stati d’animo e paesaggi sonori, allegate al cofanetto vi erano delle cartoline in bianco nero di dettagli di case liberty a Firenze.
Daniele gestiva il tutto da sé nel 1983, in pieno stile e modus operandi DIY (do it yourself), libero da schemi o stili provenienti da piccole etichette discografiche, seguendo la propria ispirazione.
Ecco un altro esempio di autoproduzione e controllo completo sulla realizzazione dell’opera musicale, tipica degli anni ’80 e che vale la pena di ricordare.
Domanda: Ci puoi raccontare come nacque Domestic Exile?
Risposta: Dopo molte partecipazioni ad audiozines e compilations, in Italia e all’estero, ho avuto voglia di misurarmi con un lavoro interamente mio. Sempre nello stesso 1983 avevo realizzato anche una puntata della trasmissione Fonosfera di Armando Adolgiso a Radio Rai nella quale avevo presentato il mio lavoro Immagini dal disastro - 8 polaroid sonore. Inoltre avevo iniziato la collaborazione con la trasmissione radio Welcome to the Indies di Maurizio Masi su l’allora emittente radiofonica Radio 100 fiori di Firenze. Domestic Exile porta più in alto la mia voglia crescere.
D: Domestic Exile sta per Esilio Domestico, in titolo forte.
R: Si, purtroppo si. Dico purtroppo perché il lavoro è nato in un periodo della mia vita duro e difficile. Un momento segnato da una frattura col mondo. Da qui il titolo del lavoro.
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Oggi è il 25 Aprile il giorno della liberazione dell’Italia dai nazi – fascisti, per ricordare e rinnovare questa data così importante per la storia della nostra Povera Patria, ho scelto la canzone Su In Collina, tratta dall’album L’Ultima Thule di Francesco Guccini.
Ecco da dove nasce Su In Collina:
Ogni tanto capita di scrivere una canzone nuova, e ho scritto una canzone nuova. O meglio, ho trovato una poesia scritta in dialetto bolognese e l’ho tradotta in italiano. Flaco ha musicato questa poesia in modo molto emozionante; Flaco ha musicato questi bellissimi versi, ed è una poesia che parlava della guerra partigiana, con dei personaggi che si chiamavano con dei nomi di battaglia: Pedro, Cassio, il figlio del Biondo, il Brutto… siamo in un curioso periodo di revisionismo, e siamo in un periodo in cui cercano…in qui qualcuno cerca di equiparare i combattenti della repubblica di Salò ai partigiani. Io dico che, con tutti i distinguo, con tutta la retorica che c’è stata, lasciamo stare, lasciatemi stare la Resistenza. La canzone si chiama ‘Su in collina’, e parla appunto di Pedro, di Cassio, il figlio del Biondo, il Brutto […]
Francesco Guccini, presentazione dal vivo della canzone
testo tratto da Canzoni contro la guerra
Ecco la seconda puntata con i ricordi e le riflessioni di due ragazzi provenienti dagli anni ’80 e da luoghi non vicini geograficamente della penisola italica.
Luoghi diversi che forse non aiutavano a sviluppare la voglia di creare qualcosa, dove il far da soli era l’unica azione possibile, per soddisfare l’urgenza di lasciare una traccia sonora, che fosse un tape (audiocassetta) o un vinile.
Quindi vi lascio con le parole di Carlo Casale, cantante della band veneta dei Frigidaire Tango e di Daniele Ciullini fanzinaro e agitatore musicale fiorentino.
Carlo Casale, Frigidaire Tango
Ricordi e polemiche
Alla fine degli anni ’70 la distanza siderale tra musicisti e case discografiche era tanta da non prendere nemmeno in considerazione la possibilità di essere ascoltati. Ciò che le majors reclutavano erano soltanto cantanti adatti alla farsa Sanremese o prodotti creati e plasmati solo per essere venduti.
Le proposte alternative erano dunque in antitesi con il mondo discografico italiano. Agli inizi degli ’80 (comunque sempre di rimando) la cosiddetta nuova onda portò con se, oltre a un rinnovamento musicale, anche la necessità di rendersi indipendenti e trovare comunque il modo di diffondere le proprie opere.
→ Prosegui la lettura di 2 Perché dovevi registrare un vinile negli anni ’80?
Jannacci, non lo avevo capito, almeno fino a un suo concerto di tanti anni fa.
Fui convinto da Antonio, un caro amico di allora.
Mi disse: “Dai andiamo, fidati.” e come sempre mi fido degli amici.
Eravamo al Teatro Sociale e di quella serata ricordo il gruppo di musicisti, il figlio Paolo al pianoforte che assieme a Jannacci ci diedero energia, passione, ironia e non sense.
Però più di tutte quelle emozioni fui colpito dalla poesia di Vincenzina e la Fabbrica …
Grazie Jannacci.
Rileggendo le interviste ai musicisti e ai fanzinari dell’underground musicale italiano, mi chiedevo che avventura era la registrazione di qualche traccia sonora negli anni ’80.
Produrre un supporto fonografico (vinile o cassetta audio) e poi che farne?
Chissà che impressione riuscire ad entrare per la prima volta in uno studio di registrazione, mentre il più delle volte si ricorreva ad un amico con gli apparati di recording come i Teac, registrando nel garage dove si provava con il gruppo.
E come facevano a racimolare i denari per pagare le sessioni di registrazione per il vinile? Come fare per promuoverlo?
Scegliere di fare tutto da soli (do it yourself) e venderlo nei luoghi dopo aver suonato per un concerto?
Oppure trovare dei distributori indipendenti o appoggiarsi alla rete dei circuiti delle fanzine e dei centri sociali? Aiutava essere recensiti da qualche rivista musicale?
Perché tutta questa urgenza ed agitazione per registrare un vinile?
Sicuramente è più facile registrare con le tecnologie odierne, la rete internet facilita la conoscenza e la condivisione della musica prodotta, però facciamoci raccontare le storie di chi negli anni ’80 ha prodotto musica indipendente in Italia.
Ecco le parole di Tony Face dei Not Moving, di Vittore Baroni (Trax, mailart ecc.), di Paolo Cesaretti della fanzine FREE e delle Industrie Discografiche Lacerba, di Fox dei Plasticost e di Alessandro Limonta della fanzine VM.
→ Prosegui la lettura di 1 Perché dovevi registrare un vinile negli anni ’80?
Leggeremo le parole di Daniele Ciullini e di Massimo Giacon.
Daniele con i suoi sperimentalismi agiva nella Firenze anni ’80 (ricordate i Diaframma, Litfiba, Neon e Rinf ma sopratutto FREE e le Industrie Discografiche Lacerba).
Massimo Giacon iniziò a Bologna applicando il suo stile eclettico nel fumetto, nella grafica e nelle reincarnazioni musicali (Trax, Spirocheta Pergoli, I Nipoti Del Faraone).
Entrambi controllavano totalmente le espressioni artistiche prodotte, in cui “si intrecciavano musica, grafica, pensiero e stili di vita“.
→ Prosegui la lettura di Eighty Blues 5 ovvero non si esce vivi dagli anni ’80 parte 5
Molti anni fa la casa editrice Stampa Alternativa inaugurò la collana Sconcerto, dedicata ad artisti della musica Rock, privilegiando gruppi poco conosciuti o di culto come i Doors, i Grateful Dead o i Velvet Underground.
Le copertine e i vinili allegati alla Collana Sconcerto
L’idea di fondo della collana era giusta per il tempo, perché negli anni ’80 non era facile avere informazioni complete su un gruppo o trovare i testi e le traduzioni. Infatti capitava spesso che le lyrics non erano incluse nell’album.
Assieme alle traduzioni vi erano le schede discografiche, la biografia della band o brani d’ interviste tradotti da magazine stranieri. Mi vengono in mente, ad esempio, le dichiarazioni ad effetto di Morrissey degli Smiths sulla società, il sesso o il cibo vegetariano.
Insomma era davvero un bel compendio per approfondire il proprio artista preferito. I libri erano bilingue, perché oltre ai testi tradotti tutto il contenuto era sia in italiano che in inglese. La caratteristica quindi era l’agilità della lettura di una vera e propria monografia.
Incluso al libretto era allegato un supporto sonoro in vinile con brani rari o cover di gruppi italiani dedicati alla band. Successivamente, nelle seconde edizioni e nei nuovi titoli della collana, il vinile 7″ venne sostituito dai CD in formato 3″.
Caso unico nella collana Sconcerto, i libretti sugli Smiths contenevano delle cartoline con le copertine dei dischi del gruppo.
→ Prosegui la lettura di La collana Sconcerto di Stampa Alternativa
Antonio Bacciocchi alias Tony Face è stato il batterista e membro fondatore dei Not Moving, un gruppo italiano degli anni ’80, piuttosto originale per il panorama underground italiano di allora.
Avevano un forte impatto dal vivo grazie ad una miscela di post punk, suoni acidi ’60 e rock and roll.
Sul suo blog Tony Face ripercorre la carriera del gruppo, una sorta di biografia personale e quindi ecco l’occasione di rivolgergli qualche domandina.
Domanda: Perché hai sentito l’esigenza di scrivere la biografia dei Not Moving? Risposta: Perchè se ne parla relativamente spesso su internet e mi arrivano frequenti domande sui Not Moving. Una volta per tutte ho pensato che sarebbe stato utile dettagliare una storia che reputo comunque interessante anche per chi non ha conosciuto o semplicemente apprezzato il gruppo. D: Come sarà strutturato, diciamo così, il piano di pubblicazione ? R: Ogni domenica un capitolo a partire dagli albori del 1981 fino alla fine del mio rapporto con la band. D: Qualche anno fa hai scritto un libro sugli anni ’80 legato alla tua esperienza di vita musicale, hai preso qualche spunto? R: Cercherò di non ripetere quello che ho scritto in Uscito vivo dagli anni 80 ma un po’ di spunti ed episodi ci saranno senz’altro. D: Ci saranno materiali inediti?
R: Ci sarà qualche storia inedita ma credo che un po’ tutto sia poco conosciuto dei Not Moving.
Qualche giorno stavo rimettendo a posto un po’ di cose e mi sono capitate fra le mani delle vecchie foto su pellicola.
Erano di un concerto del 2003 all’Interzona di Verona. Il musicista era Howe Gelb, il leader e fondatore dei Giant Sand.
Howe Gelb suonò da solo, alternandosi alla chitarra, al pianoforte e utilizzando un lettore CD per degli intermezzi di canzoni di suo gusto.
La voce calda e profonda di Howe Gelb ha accompagnato la serata, quasi fossimo in un saloon sperduto nel deserto dell’Arizona. I pezzi erano scarni ma interpretati con passione.
Curiosa fu anche l’esecuzione di alcuni passaggi al pianoforte suonato con la scarpa, mentre arpeggiava alla chitarra.
→ Prosegui la lettura di Howe Gelb dei Giant Sand 28 03 2003 Verona
The Black Heart Procession hanno suonato a Ferrara lunedì 16 luglio 2001 nell’ambito della manifestazione Ferrara sotto le stelle. Il concerto si è svolto nel cortile del Castello Estense, una cornice molto suggestiva.
Il prezzo del biglietto era di Lire 25.000 interi e Lire 20.000 ridotti.
Il concerto è iniziato con Pall subito alle prese con l’archetto e la sega, tutti siamo rimasti rapiti dal suono melodioso e nostalgico, la voce calda e suadente. Colpisce l’intesa che c’è fra Pall, Toby e il resto del gruppo. Il pubblico era attentissimo. Toby suonava in maniera splendida il pianoforte elettrico: dolcemente o pieno d’energia. Le ultime canzoni sono state eseguite a luci spente, richiesto espressamente da Pall, solo con uno spot blu alle spalle del gruppo che retroilluminava i musicisti e si vedeva solo il cuore rosso lampeggiante di Pall….
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